Violenza di genere

Violenza domestica e Coronavirus: la combo letale per chi vive con il proprio aguzzino

A cura di Ilaria Prazzoli

I numeri parlano chiaro: sembrerebbe che l’epidemia da Coronavirus abbia determinato anche un risvolto positivo. Secondo il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, la reclusione imposta ad ognuno di noi in questi giorni ha provocato una rilevante diminuzione delle violenze sessuali ‘’all’aperto’’ (- 69%). Purtroppo, però, lo stesso non si può dire della violenza domestica. Il dramma di chi il proprio aguzzino ce l’ha tra le mura di casa non si attenua, ma, anzi, ora è inevitabilmente intensificato.

È vero che, recentemente, il numero delle denunce da parte di donne è drasticamente calato (-55%): ma siamo certi che si tratti di un dato positivo? Di un traguardo tanto agognato e finalmente raggiunto? Sarebbe bello crederlo, illudersi che gli uomini abbiano finalmente smesso di fare del male alle donne. Ma, purtroppo, per ora questa resta soltanto una lontana utopia. Perché quello che giunge oggi dalle case è un silenzio inquietante. Un silenzio fin troppo sospetto.

“Non tutti sanno che in Italia ogni tre giorni viene uccisa una donna. In questo periodo dobbiamo stare a casa, rispettando le regole necessarie per gestire l’emergenza del Coronavirus. Rispettare le regole: questo è un modo per prendersi cura di se stessi e degli altri. Ma sappiamo bene che per molte donne la casa non è il luogo della sicurezza. Dal 2000 a oggi, i femminicidi sono stati 3230, di cui 1564 per mano dei propri partner o ex partner.                                                                                                                                                                                                                         

Hai la possibilità di dire NO a tutto questo. Anche in questi giorni di emergenza, non sei sola: i rifugi e i centri antiviolenza sono aperti, per proteggerti e non farti perdere la speranza. Bisogna stare a casa, certo. Ma se la casa, per voi e per i vostri figli, è soltanto un luogo di violenza e paura, potete chiedere aiuto. Alza il telefono e chiama il 1522, oppure scarica l’app per chattare con un’operatrice: noi ci siamo. La porta per uscire dalla violenza si può sempre aprire: «Libera, puoi».”               

«Libera, puoi». Questo è il nome della nuova campagna social a sostegno delle donne vittime di maltrattamenti famigliari, durante l’emergenza Coronavirus. Il testo sopracitato riporta le parole di nove celebri artisti che, in questi giorni, hanno voluto contribuire alla diffusione della campagna, realizzando, ciascuno da casa propria, alcuni brevi spezzoni di video. Questi sono stati poi montati insieme, per formare lo spot che è subito diventato virale su ogni social network. Tra i tanti volti noti che vi compaiono, spiccano, ad esempio, quello di Giuliano Sangiorgi, di Emma Marrone e di Paola Cortellesi.

L’obiettivo dell’iniziativa, sostenuta dal Dipartimento per le Pari Opportunità, è quello di promuovere il numero 1522 (Numero antiviolenza e stalking) e l’omonima applicazione, disponibile su IOS e Android: quest’ultima, in particolare, consente alle donne in difficoltà di chattare con apposite operatrici e chiedere loro aiuto in sicurezza, senza correre il rischio di essere udite dai propri aguzzini.

Perché in questi giorni di convivenza forzata, il problema è proprio questo: condividere con mariti o compagni violenti gli stessi ristretti spazi, ventiquattr’ore su ventiquattro. Non per tutti, infatti, casa è sinonimo di sicurezza; per alcuni, si tratta di una realtà terribile. Ci sono donne (e bambini!) per cui trascorrere così tanto tempo a fianco del proprio marito – o del padre – senza ‘’vie di fuga’’, significa vivere nel costante terrore di una possibile aggressione, che è sempre dietro l’angolo. Una situazione del genere rende praticamente impossibile poter chiedere aiuto e denunciare apertamente, perché lui è sempre a pochi metri di distanza da noi, se non a fianco, nello stesso letto.

Se oggi l’umanità intera è impegnata a lottare contro un mostro chiamato Coronavirus, queste donne devono affrontarne due, di mostri. Mai come ora, dunque, è fondamentale far sapere loro che non sono sole a combattere questa battaglia. Una porta per la salvezza, seppure in questo momento sembri un po’ difettosa, è sempre aperta. Ed è fornita dal numero 1522 e da tutti quei centri antiviolenza che, nonostante le restrizioni imposte dal governo, si stanno mobilitando per trovare delle soluzioni aternative.

È il caso, ad esempio, del centro antiviolenza ‘’Progetti Donna’’ di Padova, il quale, consapevole della difficoltà di molte donne a contattare liberamente le apposite strutture, ha saputo muoversi in modo astuto. Le vittime, infatti, solitamente tentano di chiamare o mandare messaggi chiudendosi in bagno e lasciando scorrere l’acqua del lavandino; oppure attendono che il marito esca per comprare le sigarette o fare la spesa (momenti sempre più rari, in questi giorni). Non tutte, però, sono così coraggiose, soprattutto quando il partner ne tiene monitorato anche il più piccolo spostamento (cellulare compreso). Per aggirare questi ostacoli, il centro padovano ha creato un modulo online, da compilare anonimamente, che consente di specificare l’orario preferito in cui essere ricontattate dalle operatrici.

Ma, al giorno d’oggi, i centri antiviolenza e i rifugi devono fronteggiare anche un altro problema: quello dell’ospitalità di tutte le donne (ed eventualmente dei figli) che non vogliano più vivere sotto lo stesso tetto del loro aggressore. Le norme di sicurezza sanitaria oggi in vigore hanno imposto la sospensione di tutti gli ingressi anche a tali strutture. ‘’Progetti Donna’’, allora, ha pensato ad un’alternativa davvero geniale: affittare delle ‘’case vacanza’’ su Booking, dove madri e figli possano vivere isolati, in piena sicurezza e meritata serenità. Ovviamente gli incontri tra operatori e ospiti si sono ridotti al minimo, e la comunicazione tra di loro avviene principalmente via Skype. Ma anche in tempo di pandemia, la distanza non è mai insormontabile.

Queste sono soltanto alcune delle numerose iniziative a tutela delle donne vittime di violenza, che proprio in questi giorni stanno assumendo fisionomia concreta: e il loro flusso non sembra arrestarsi. “You pol”, ad esempio, l’applicazione della Polizia di Stato contro bullismo e spaccio di droga, da oggi prevede nuovi servizi. Ora, infatti, è possibile segnalare in tempo reale – in forma anonima o non – anche casi di violenza domestica, inviando messaggi ed eventualmente allegando foto o video. Tutte le segnalazioni vengono automaticamente geo-localizzate e ricevute dalla Sala Operativa della Questura competente sul territorio. L’app, inoltre, consente di contattare immediatamente anche il 112, il Numero unico di emergenza.

In questi giorni l’umanità si stringe, impotente, di fronte a un tragico dramma. Ma l’abbraccio più caloroso è rivolto a tutte quelle persone che di drammi ne stanno vivendo più d’uno. Essere legate ad un uomo da un vincolo matrimoniale, non è una ragione valida per incassare, colpo dopo colpo, tutta la sua cattiveria e la sua frustrazione. Nessuna ragione lo è, perché nessuna ragione legittima mai la violenza. E continuare a sopportare non rende più forti: porta soltanto ad una lenta asfissia. Denunciare è un modo per tornare a respirare. Per se stessi e per i propri figli.

La casa è un luogo di sicurezza e serenità, non di terrore e abuso. Lo deve essere per tutti.

 FONTI

https://tg24.sky.it

https://www.repubblica.it

CREDITS

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