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“Vi auguro di essere disubbidienti” Tra giusto e legale da Antigone a Mimmo Lucano

di Chiara Palumbo

L’individuo che infrange la legge perché la sua coscienza la ritiene ingiusta
ed è disposto ad accettare la pena del carcere per risvegliare la coscienza
della comunità circa la sua ingiustizia, manifesta in realtà il massimo rispetto per la legge”.

Martin Luther King

 

“Rituale pietà e gesto religioso.  Ma il potere! Chi fa suo il potere non ammette varchi”. Così il coro dell’Antigone di Sofocle commenta il gesto della giovane che, trasgredendo alla legge, seppellisce, in un atto di pietas ed amore fraterno, il fratello Polinice, nonostante Creonte, re di Tebe, lo avesse vietato.

È sorprendente, rileggendo la tragedia, quanti echi del presente risuonino, a decine di secoli di distanza.

Come consigliare ciò che è morale e ciò che è legale?
Un tema riaperto con urgenza in questi giorni, quando Domenico Lucano, Mimmo per gli amici, ormai sempre più numerosi, si è visto arrestare sulla scorta di una inchiesta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (secondo i dettami della legge Bossi-Fini) iniziata quando al ministero dell’interno c’era Marco Minniti e compiuta sotto l’egida di Salvini, mentre il ministro Di Maio commentava: “è preoccupande che Lucano sia un modello”.

Eppure, il cosiddetto Modello Riace è premiato in tutto il mondo, la rivista Fortune ha inserito questo semplice uomo di Calabria tra i 50 più influenti al mondo. Il suo merito? Aver creato le basi dello SPRAR, cioè il sistema di accoglienza dei migranti e richiedenti asilo nelle case. Dal 2004, vale a dire da quando è sindaco del paese dei bronzi, Lucano assegna ai migranti le case vuote di un paese in cui l’emigrazione è storicamente endemica e un lavoro in cooperative: vasellame, tessuti, raccolta differenziata organizzata tramite  muli, perchè i mezzi meccanici, nelle stradine del borgo, non ci passano. Così, in pochi anni, ha ripopolato un paese in abbandono.

La sua colpa, secondo lo Stato italiano? Aver affidato la gestione della cooperativa che gestisce i muli senza gara d’appalto, e aver officiato un matrimonio fra un italiano e una migrante così che beneficiasse del permesso di soggiorno per motivi coniugali. “Due persone che si conoscevano bene, e hanno fatto le pubblicazioni come tutti”, si difende Lucano. L’ordinanza stessa del Gip che gli è valsa il carcere attesta che Lucano non si è arricchito, non ha sfruttato quello che sempre più forte una certa parte politica chiama “business dell’immigrazione”. Ha agito, chiarisce il sindaco, nel rispetto della più importante delle leggi: la Costituzione. É legale? È moralmente giusto?

“Quest’ordine non l’ha gridato Zeus, a me; né fu Diritto, che divide con gli dèi l’abisso, ordinatore di norme come quelle, per il mondo. Ero convinta: gli ordini che tu gridi non hanno tanto nerbo da far violare a chi ha morte in sé regole sovrumane, non mai scritte, senza cedimenti. Regole non d’un’ora, non d’un giorno fa. Hanno vita misteriosamente eterna. Nessuno sa radice della loro luce. E in nome d’esse non volevo colpe, io, nel tribunale degli dèi, intimidita da ragioni umane”, risponde Antigone al re che la condanna.

Lungo la storia, ciò che era legale è stato sempre moralmente giusto? Lucano da parte sua se lo è chiesto in più occasioni, richiamando alla memoria le – perfettamente legali – leggi nazifasciste.

“il più nobile valore è la capacità di riflessione, sempre viva, innata” risponde Emone, figlio di Creonte, davanti alla irremovibilità del padre che esige la morte di Antigone (e che per questo, perderà tutto).

Una riflessione che chiama in causa la propria coscienza. Quella a cui fa appello Lucano nella lettera inviata a chi ha voluto manifestargli solidarietà per le strade di Riace, prima che gli arresti domiciliari gli venissero revocati e sostituiti dall’obbligo di dimora fuori da Riace. E per le strade del borgo che il ministro Salvini ha promesso di spopolare (correggendo dopo poco il tiro, parlando di valutazione delle irregolarità) di Mimmo Lucano restano le parole, le esortazioni a chi ha voluto dimostrargli vicinanza ma non lui. Libero ma scacciato dalla sua città, nemico della Patria, come Antigone.

 

È inutile dirvi che avrei voluto essere presente in mezzo a voi non solo per i saluti formali ma per qualcosa di più, per parlare senza necessità e obblighi di dover scrivere, per avvertire quella sensazione di spontaneità, per sentire l’emozione che le parole producono dall’anima, infine per ringraziarvi uno a uno, a tutti, per un abbraccio collettivo forte, con tutto l’affetto di cui gli esseri umani sono capaci.

A voi tutti che siete un popolo in viaggio verso un sogno di umanità, verso un immaginario luogo di giustizia, mettendo da parte ognuno i propri impegni quotidiani e sfidare anche l’inclemenza del tempo. Vi dico grazie.

Il cielo attraversato da tante nuvole scure, gli stessi colori, la stessa onda nera che attraversa i cieli d’Europa, che non fanno più intravedere gli orizzonti indescrivibili di vette e di abissi, di terre, di dolori e di croci, di crudeltà di nuove barbarie fasciste.

Qui, in quell’orizzonte, i popoli ci sono. E con le loro sofferenze, lotte e conquiste. Tra le piccole grandi cose del quotidiano, i fatti si intersecano con gli avvenimenti politici, i cruciali problemi di sempre alle rinnovate minacce di espulsione, agli attentati, alla morte e alla repressione.

Oggi, in questo luogo di frontiera, in questo piccolo paese del Sud italiano, terra di sofferenza, speranza e resistenza, vivremo un giorno che sarà destinato a passare alla storia.

La storia siamo noi. Con le nostre scelte, le nostre convinzioni, i nostri errori, i nostri ideali, le nostre speranze di giustizia che nessuno potrà mai sopprimere.

Verrà un giorno in cui ci sarà più rispetto dei diritti umani, più pace che guerre, più uguaglianza, più libertà che barbarie. Dove non ci saranno più persone che viaggiano in business class ed altre ammassate come merci umane provenienti da porti coloniali con le mani aggrappate alle onde nei mari dell’odio.

Sulla mia situazione personale e sulle mie vicende giudiziarie non ho tanto da aggiungere rispetto a ciò che è stato ampiamente raccontato. Non ho rancori né rivendicazioni contro nessuno.

Vorrei però a dire a tutto il mondo che non ho niente di cui vergognarmi, niente da nascondere. Rifarei sempre le stesse cose, che hanno dato un senso alla mia vita. Non dimenticherò questo travolgente fiume di solidarietà.

Vi porterò per tanto tempo nel cuore. Non dobbiamo tirarci indietro, se siamo uniti e restiamo umani, potremo accarezzare il sogno dell’utopia sociale.

“Vi auguro di avere il coraggio di restare soli e l’ardimento di restare insieme, sotto gli stessi ideali.

Di poter essere disubbidienti ogni qual volta si ricevono ordini che umiliano la nostra coscienza.

Di meritare che ci chiamino ribelli, come quelli che si rifiutano di dimenticare nei tempi delle amnesie obbligatorie.

Di essere così ostinati da continuare a credere, anche contro ogni evidenza, che vale la pena di essere uomini e donne.

Di continuare a camminare nonostante le cadute, i tradimenti e le sconfitte, perché la storia continua, anche dopo di noi, e quando lei dice addio, sta dicendo un arrivederci”.

Ci dobbiamo augurare di mantenere viva la certezza che è possibile essere contemporanei di tutti coloro che vivono animati dalla volontà di giustizia e di bellezza, ovunque siamo e ovunque viviamo, perché le cartine dell’anima e del tempo non hanno frontiere.

Hasta siempre.

 

* Le frasi tra virgolette sono una citazione da Eduardo Galeano

 

Fonte lettera: contropiano.org
Fonti immagine: Inquietonotizie.it

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