Salute e Libertà di scelta

Vaccini: si fa bottega sul pubblico spavento?

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Di Alessia Sorgato.

11 settembre – 31 ottobre 2017:  tra queste due date si chiude il cerchio mediatico, politico e di piazza che ha infiammato molti animi, movimentato persone non avvezze ai cortei ed ospitato illustri camici bianchi su testate ed in trasmissione.

Una mobilitazione giustamente trasversale, almeno dapprincipio, perché dedicata ad una delle fasce più deboli della società civile: i bambini ed i ragazzi sino ai 16 anni. Tutti sottoposti ad un obbligo, anche i minori stranieri non accompagnati. Ma solo loro, gli studenti, non i loro insegnanti né gli operatori sanitari.

Quelle due date rappresentano la prima e seconda deadline per dimostrare agli istituti scolastici che il proprio figlio, iscritto rispettivamente a nidi e materne o dalle elementari ai primi due anni delle superiori, ha assolto all’obbligo vaccinale.

Anzi, ai dieci obblighi vaccinali, tanti quanti i comandamenti e, infatti, precettati da una legge ( la n. 119 del 2017) che non si è limitata a re-imporre quelle profilassi ma ha previsto sanzioni in caso di inosservanza.

Una vera controtendenza rispetto all’atteggiamento che aveva dominato la sanità pubblica negli ultimi 15 anni. Paradigmatico che pochi oggi citino, quindi, il decreto legge del  1994 dell’allora ministro della sanità Maria Pia Garavaglia, che lasciava ai medici specialisti la decisione sulle vaccinazioni.

I genitori si sono così ritrovati, secondo molti senza alcuna preparazione, di fronte al diktat del Ministro Lorenzin che dà loro tre sole alternative: adempiere per tempo, presentare una autodichiarazione che provi quanto meno l’avventura richiesta alla Asl, opporre documenti firmati da un medico che attestino l’avvenuta immunizzazione naturale o la necessità di omettere (per controindicazioni) o differire (per stato attuale di malattia) l’inoculo.

Altrimenti?

Beh, a Milano, Roma e in provincia di Udine sono scattate misure prudenziali estreme, i bambini non sono stati ammessi in classe (o fatti entrare con riserva) ed i genitori hanno chiamato le Forze dell’Ordine.

Casi eccezionali, certo, ma anche la regola non è innocua: chi si oppone rischia una multa salata (da 100 a 500 euro complessive, non per ciascun vaccino omesso) e vi è pure chi paventa l’apertura di procedimenti al Tribunale dei Minori per sospensione dalla responsabilità genitoriale.

Quest’ultimo sembra un rischio infondato, frutto di eccessivo allarmismo, ma è sintomatico, visto che un provvedimento del genere poggerebbe sull’assunto che quella mamma e quel papà agiscono contro l’interesse del figlio, che deve prevalere. O comunque non lo tutelano.

Ed il punto nevralgico della questione è esattamente questo. Chi garantisce meglio il bambino, il genitore no-vax, che si oppone a vaccinarlo, o quello pro-vax che tale però è per distrazione e non ha alcuna coscienza di rischi e controindicazioni?

È davvero necessario immunizzarli a tutte le malattie infettive coperte dal decalogo? ([1])

Sono girate anche le bufale (oggi più note come fake news) come quella per cui certi vaccini provocano il cancro, come ad esempio una antipolio contaminata da un virus denominato SV40 – che è fuori commercio fa oltre 60 anni ([2]) o che contengano timerosal, un conservante a base di mercurio – eliminato già dal 1999 – ([3]) o peggio ancora che provochino autismo ([4]). Il ministro stesso è incappata in qualche scivolone di non poco conto.

vaccini1Vero è non esistono test pre-vaccinali che stabiliscano se il bambino potrà sopportare le vaccinazioni, anzi, si legge persino che chi li consiglia stia commettendo una vera e propria truffa ( PierLuigi Lopalco, docente di Igiene e medicina preventiva  all’Universita di Pisa, intervistato sovente sul tema. Qui in particolare in file:///qualche – mito-da -sfatare, reperibile sul sito della Fondazione Veronesi)

E vi e un secondo livello di tensione, che rischierebbe il punto di rottura se non fosse che, su questo, si registra un consenso più diffuso e spalmato indifferentemente tra chi milita pro e chi protesta contro i vaccini.

E’ sbagliato imporre un obbligo. La strategia corretta non passa attraverso la cogenza. E’ paradossale sottoporre le famiglie ad una imposizione e poi attenderle in ambulatorio con modulo di consenso informato da firmare. Non ha alcun senso pretendere che i genitori italiani acconsentano a qualcosa a cui vengono costretti.

Su questo sono davvero molti coloro che avrebbero preferito una strategia politica sociale diversa, che non allineasse l’Italia ai Paesi dell’ex blocco sovietico, più avvezzi a procedure imposte ([5]), ma al centro e nord Europa, dove invece che a vaccinare i pupi  i genitori sono obbligati ad informarsi in tema. Ci si potrebbe chiedere allora ma chi vive in Italia è in grado di gestirsi responsabilmente e compiere qualcosa, fors’anche un dovere di approfondimento, se manca ogni forma di punizione se non vi si adegua? Siamo culturalmente pronti, tutti indiscriminatamente, ad essere liberi di fare anche soltanto un salto in ambulatorio a parlare con un medico (come succede in Germania)?

Tornando ai vaccini, c’è chi ha addirittura perso la possibilità di esercitare la professione medica grazie alla sua campagna no-vax ([6]) e c’è chi combatte la sua battaglia con armi legali, come ha fatto la Regione Veneto, che ha ricorso al salvo poi sospendere la moratoria di due anni per le scuole.

In sede giudiziaria (perché la dietrologia politica qui a noi non interessa) quello di Zaia è un ricorso in punta di fioretto, avendo eccepito un errore abbastanza importante nell’impostazione delle premesse della legge che ha imposto le vaccinazioni.

Il calo di soglia di copertura vaccinale della popolazione (forse più nota come immunizzazione di gregge) registrato negli ultimi anni al di sotto di un certo limite non sarebbe così allarmante  perchè Lorenzin ed i suoi, infatti, hanno fissato l’assicella sul 95% dei residenti quando invece, secondo i legali della Regione Veneto, l’Organizzazione Mondiale della Sanità porrebbe quella cifra come soglia ottimale, non come livello minimo.

Sul punto, peraltro, ho sentito una voce interessante che riporto testualmente: “Il concetto di immunità di gregge è stato sviluppato partendo da osservazioni di immunità naturale, non artificiale mediante vaccinazione. Gli statistici quindi hanno dichiarato protette le popolazione quando un certo numero di individui ha contratto la malattia, acquisendo così l’immunità a vita. La replica della risposta immunitaria, se indotta con un vaccino, non è uguale tant’è vero che sono necessari i richiami” ([7]).

Come dobbiamo leggere allora dati come quello sulla copertura da morbillo e rosolia, che dal 2013 al 2015 sarebbe sceso dal 90,4% all’85,3%, quando ascoltiamo voci di persone che non possono vaccinarsi e che ci richiamano ad una manifestazione di solidarietà nei loro confronti ([8])? Quando ai diretti interessati fanno eco gli scienziati del calibro dell’immunologo Alberto Mantovani il quale, oltre a ribadire in ogni intervista che i benefici dei vaccini sono assai maggiori dei rischi, ribadisce: “Vaccinarsi è un gesto di solidarietà. Non parliamo di immunità di gregge ma di comunità solidale”.

Non sta a me giudicare questa legge. Non ho figli. Ho però una nipote, ormai adulta, a cui una trivalente ha comportato gravi lesioni al nervo acustico che, all’epoca, nessuno specialista si sentì di ricollegare al vaccino. Era lunga la strada degli indennizzi che, infatti, ad oggi in Italia sono solo 637, come ricorda Presidente dell’Associazione Condav, Nadia Gatti.

Appuntamento allora al 10 marzo 2018, vero time limit per vaccinare il minore, pena la sua esclusione dai servizi educativi e dalla scuola per l’infanzia.

[1] Antipoliomielitica, antidifterica, antitetanica, antiepatite B, antipertosse, antimorbillo, antiparotite, antirosolia, antivaricella e anti Haemophilus influenzale di tipo B. Ai nati a partire dal 2017 devono essere somministrate tutte, mentre per quelli nati tra il 2001 ed il 2016 vi è esonero da quello contro la varicella.

[2] SV 40 sta per Simian vacuolating virus 40 ed è un poliomavirus scoperto nel 1960 da un microbiologo statunitense che lavorava presso la Merck, una delle aziende produttrici del vaccino. Potrebbe provocare sarcomi, ossia tumori dei tessuti molli e dell’ependima, l’epitelio che ricopre i ventricoli cerebrali. Pare acceleri anche gli effetti cancerogeni di alcune sostanze, come l’amianto, che provocano mesotelioma.

[3] Il time/dime-rosal è stato utilizzato per decenni nei vaccini esavalenti. È stato precauzionalmente eliminato da tutti i vaccini prodotti dopo il 1999. Per una disamina più diffusa ed approfondita delle fake diffuse contro i vaccini, si rinvia a al sito dell’Associazione italiana ricerca contro il cancro, in particolare http://www.airc.it/cancro/disinformazione/vaccini-possono-provocare-cancro/?ets_cmmk=3583&utm_source==newsletter&utm_medium=email&utm

[4] Il 28 febbraio 1998, sulla rivista Lancet del Royal Free Jospital di Londra il dott. Andrew Wakefield, gastroenterologo, ipotizzava un nesso tra siero anti Mpr ed autismo. Nel 2004 il Sunday Times lo accusa di aver ricevuto tangenti dai legali delle famiglie che mirano ai megarisarcimenti per presunti danni da vaccino. Nel 2010 l’articolo viene “retracted “, ritrattato dalla stessa rivista e Wakefield radiato.

[5] Nella Ue, o comunque nel territorio attenzionato dall’Agenzia European Centre for Disease Prevention and Control, 20 Paesi non prevedono alcuna vaccinazione obbligatoria e 11 ne contano solo una. La Francia ne ha 3. La Grecia 4. Noi ci allineiamo a Polonia, Bulgaria, Ungheria, Rep. Ceca, Slovacchia, Slovenia e Croazia. La Lettonia ci batte con 14.

[6] Da noi, sui vaccini non è ammessa obiezione, e la Federazione degli Ordini dei Medici si è allineata a questa impostazione del Ministero. Radiazione quindi, come quella di Roberto Gava, cardiologo, farmacologo e tossicologo padovano, che ha criticato la pratica della somministrazione di massa. O quella di Dario Miedico, fondatore di Medicina democratica, medico legale, free vax che a distanza di tre mesi non ha ancora letto le motivazioni della sua radiazione

[7] Stefano Manera, medico chirurgo, specialista in anestesia e rianimazione, esperto ed appassionato di omeopatia, nutrizione e medicina non convenzionale, intervistato personalmente dall’autrice.

[8] Sul numero di settembre di Fq Millennium, dedicato in buona parte al tema, è pubblicata la testimonianza anonima di un trapiantato di midollo che chiede a tutti di vaccinarsi. Solo così sarà protetto anche lui. Già perché per alcuni il vaccino stesso rappresenta un pericolo, ad esempio chi ha manifestato gravi reazioni allergiche alla dose precedente.

Credits Immagini: ansa.it; interris.it

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