Attualità

Uno solo contro i diritti di molti. Le nuove politiche statunitensi e le loro conseguenze psicologiche.

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Di Roberta Cacioppo.

Amnesty International è un’organizzazione internazionale che da quasi 60 anni si occupa di difendere, tutelare e promuovere i diritti sanciti dalla Dichiarazione universale dei Diritti Umani e da altri atti internazionali sulla protezione dei diritti umani.

A fine aprile, il movimento è uscito con un documento in cui vengono analizzati i primi 100 giorni di governo Trump, attraverso l’elenco di decine di provvedimenti che, messi in campo dalla nuova amministrazione statunitense, di fatto minacciano i diritti umani negli USA,  e in alcuni casi anche nel resto del mondo.

trump2Ci troviamo di fronte a una vera e propria generale regressione nell’ambito della protezione dei diritti umani fondamentali: chiusura nei confronti dei rifugiati, crimini basati sull’odio, espansione de conflitti internazionali, taglio di fondi, ostilità nei confronti dei diritti delle persone LBGT+, tentativi di demolizione dei diritti delle donne e delle libertà in tema di riproduzione, attacco alla libertà di parola.

Alcuni dei provvedimenti presi da Trump sono assolutamente in linea con quanto egli stesso aveva promosso durante la campagna elettorale, altri se ne discostano, altri ancora sono completamente inediti. Certo è che non sia possibile ritenere che una politica restrittiva, rigida e conservatrice non abbia effetti sul benessere psicologico delle persone, e quindi sull’intera comunità. Eccone alcuni indicati dal documento di Amnesty:

  • Abrogazione delle protezioni per gli studenti transgender nelle scuole
  • L’amministrazione ha inviato un gruppo anti-LGBT alla conferenza ONU sulle donne
  • Designazione di un responsabile dell’Ufficio per i diritti civili apertamente anti-LGBT
  • Revoca delle protezioni di lavoro per le donne (garanzia della parità di retribuzione, protezione dei diritti dei genitori, vigilanza sul tema delle molestie sessuali)
  • Re-introduzione del Global Gag: qualsiasi organizzazione estera che riceva aiuti economici dagli Stati Uniti non deve avere nulla a che fare con l’aborto (Paesi come il Nepal, il Kenia, lo Zambia o il Messico hanno perso finanziamenti anche per la prevenzione e i contraccettivi, vedendo di fatto un aumento delle gravidanze indesiderate).
  • Introduzione di un disegno di legge che consente agli Stati di trattenere denaro federale da organizzazioni che forniscono servizi di aborto: in questo modo migliaia di persone, in particolare donne a basso reddito e ragazze non potranno accedere alle cure sanitarie di base, incluse la prevenzione del cancro, la salute in gravidanza, il controllo delle nascite e i servizi per un aborto sicuro.
  • Una politica continuamente ostile e oppressiva nei confronti di coloro che – nel pieno diritto della libertà di espressione – esprimono il proprio dissenso all’attuale governo: in alcuni casi arrivando fino al far letteralmente tacere giornalisti che avevano espresso posizioni diverse.
  • Abbandono delle politiche di tutela ecologica mondiale: il cambiamento climatico e  i suoi effetti sull’uomo a livello nazionale e internazionale sono fortemente svalutati.
  • Abrogazione di alcune norme intese a combattere la corruzione.
  • Abolizione del piano sanitario cosiddetto “Obama Care”: ha impattato regressivamente sulla possibilità delle persone di accedere ai servizi sanitari a  tariffe accessibili,  con interventi tempestivi e di qualità.
  • Provvedimenti sull’immigrazione e previsioni  di bilancio che mettono le basi per un aumento esponenziale della detenzione dei migranti.

Qui è possibile visionare il documento originale: , e in calce riportiamo alcuni dei provvedimenti messi in opera dall’attuale amministrazione statunitense.

Gli effetti psicologici della discriminazione sono indagati da decenni: a partire da studi americani sul razzismo, fino ad arrivare alla discriminazione legata al genere, passando per qualsiasi caratteristica umana che possa contribuire alla percezione di un gruppo cosiddetto “minoritario” (per etnia, religione, genere, età, orientamento sessuale, disabilità, cultura di appartenenza, convinzioni personali, etc.).

Gli studi sulle cosiddette “micro-aggressioni” (forme di discriminazione solitamente involontarie contro altre persone per i più svariati motivi), offrono ulteriori importanti suggestioni su quanto certi fenomeni siano diffusi, e sulla misura della loro pericolosità. Esempi di micro-aggressioni sono frasi del tipo: “Dalla voce che hai, non sembri una persona di colore/di 60 anni ” [etnia/età], “Chi è l’uomo e chi è la donna?” [orientamento sessuale], “Non sembri zoppo”  [disabilità], “Smettila di prendere tutto negativamente, è solo X”  [disconferma generica], “Se non ti ricordi tu [donna] di andare a fare la spesa, la casa va a rotoli!” [identità e ruolo di genere].

La persona che subisce la discriminazione, qualsiasi ne sia l’obiettivo, viene sistematicamente appiattita in una situazione di svantaggio, e questo ha delle innegabili conseguenze sul suo benessere psicofisico e relazionale.

trump1A livello psicologico, ogni tipo di discriminazione (diretta o indiretta, esplicita o implicita, sistemica, istituzionale) produce delle conseguenze che impattano innanzitutto sul singolo individuo. Così, la persona subisce la pressione di sentirsi umiliata – risentendo dell’abbattimento della propria autostima -, si scopre ulteriormente frustrata per l’impossibilità di accedere a diversi ambiti di vita (salute, lavoro, formazione, etc.), e spesso si trova segregata all’interno di un gruppo sociale più per difendersi che non per reale desiderio di appartenenza. Nella maggior parte delle situazioni, infatti, la persona che subisce discriminazioni, diventa inevitabilmente più fragile, manifestando una minore tensione all’espressione di sé, e rischiando quindi di assumere atteggiamenti aggressivi di difesa, a livello individuale, ma anche di gruppo.

Margaret Huang – amministratore delegato di Amnesty International USA – si è recentemente così espressa: “Questi primi 100 giorni mostrano quanto sia pericolosa l’agenda di Trump, ma rappresentano anche una tabella di marcia per come fermarla, e proteggere così i diritti umani negli Stati Uniti e in tutto il mondo”.

Da un lato, la leva attraverso la quale modificare questo stato di cose e promuovere l’equità è costituita dalle pari opportunità. Da un altro lato, sono necessarie leggi di Stato specifiche contro la discriminazione, di ogni tipologia.

Questo significa agire contemporaneamente su due fronti: quello della prevenzione (che passa attraverso l’acquisizione di competenze specifiche) e quello del contrasto (che prevede innanzitutto il riconoscimento del fenomeno). Il tutto dovrebbe collocarsi in un territorio fondato sulla diffusione e sulla consapevolezza dei diritti, sulla fiducia nelle istituzioni preposte alla tutela, sul riconoscimento del problema.

Prosegue la Huang: “Quello che è incredibile non è solo il modo in cui l’amministrazione Trump ha cercato di negare la libertà, la giustizia e l’uguaglianza, ma tutti i modi in cui la gente ha rifiutato di accettare che ciò accadesse, protestando contro quei provvedimenti, e ostacolandoli.

La discriminazione esiste solo nel momento in cui viene messa in atto da qualcuno e viene riconosciuta da qualcun altro.

Per questo la prevenzione è fondamentale: permette che sia la vittima, sia gli eventuali spettatori abbiano gli strumenti per rendersi conto della esistenza e della pervasività del fenomeno.

Credits Immagini: washingtong  post, repubblica.it, corriere.it

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