LGBT

Transgender Day of Remembrance: a che punto è la consapevolezza?

Di Milo Serraglia

 

Novembre è il mese durante il quale viene celebrata la Transgender Awareness Week, la settimana della consapevolezza transgender, che culmina con la veglia in ricordo delle vittime di transfobia denominata TdoR, Transgender Day of Remembrance. Questa ricorrenza fu istituita nel 1999 dall’attivista trans Gwendolyn Ann Smith in ricordo di un’altra donna T, Rita Hester, assassinata in Massachusetts il 28 novembre 1998. Dal 1 ottobre al 30 settembre 2018 sono state uccise 369 persone trans e gender variant in tutto il mondo, con un aumento spaventoso rispetto ai due anni precedenti; ben 5 sono state le persone trans massacrate in Italia – che detiene così il macabro record europeo – e nello specifico addirittura 3 solamente a Roma, che ormai da decenni si trascina il triste primato di Capitale dei crimini a sfondo omofobico e transfobico.

 

In questo clima avvilente e avvelenato è stato dunque naturale che quest’anno ci siano state iniziative in tutto il Paese per ricordare tutte le vittime di questa mattanza. Ne abbiamo scelte 3 perché diverse ma uguali nelle motivazioni e nelle parole d’ordine (Clicca per vedere la gallery completa).

A Torino, in concomitanza con il congresso di Arcigay, si è svolta una marcia orgogliosamente trans e non poteva essere altrimenti, visto che quest’anno – nonostante i risultati delle votazioni – sono state proprio le istanze T quelle al centro dell’attenzione di tutte e tutti i/le partecipanti. “Non ci saranno più corpi sacrificabili o spendibili. Non è più il tempo del non siamo pronti, ma neppure quello di includere parole per poi metterle da parte” ha detto l’attivista Ethan Bonali nel suo discorso e gli ha fatto eco Daniela Lourdes Falanga, che in  seguito a gravissime parole di discriminazione contro persone LGBT e con disabilità, ha richiamato tutta l’assemblea all’onestà intellettuale: “O siamo non una di meno tutti e prendiamo una posizione onesta, o siamo tutti e tutte non una di meno, o siamo tutti e tutte contro la violenza sulle donne, o siamo tutti e tutte donne trans e uomini trans, o siamo tutti e tutte con disabilità o io me ne posso anche andare a casa!” facendo così emergere una volta per tutte senza ipocrisie che anche all’interno della collettività arcobaleno ci sono ancora persone che credono di essere i colori primari.


A Padova le/gli studenti del Collettivo Kosmos hanno animato una settimana di eventi che spaziavano dal cineforum ai dibattiti, come quello intitolato “Sui Generis – La rivoluzione sociale delle persone trans e non binary” durante il quale si è discusso di contrasto alle discriminazioni a partire proprio dall’istruzione. L’ateneo padovano infatti è tra quelli che si sono dotati del doppio libretto o della cosiddetta “carriera alias” che permette alle persone che non si identificano nel genere assegnato alla nascita di partecipare alla didattica con il nome e il genere di elezione, anche in assenza di nuovi documenti di identità. Una legge ormai obsoleta e priva di regolamento di applicazione (sic!) vincolerebbe infatti le persone T alla riassegnazione del genere tramite interventi demolitivi, ricostruttivi e assunzione di ormoni/inibitori, ma grazie al lavoro pro bono e senza sosta delle associazioni che offrono assistenza legale alle persone LGBTQIA+ si susseguano ormai da anni sentenze di riassegnazione del nome e del genere anche in assenza della medicalizzazione, come la storica decisione della Corte Costituzionale la quale con sentenza n°180/Luglio 2017 ha stabilito che “la prevalenza della tutela della salute dell’individuo sulla corrispondenza tra sesso anatomico e sesso anagrafico porta a ritenere il trattamento chirurgico non quale prerequisito per accedere al procedimento di rettificazione ma come possibile mezzo, funzionale al conseguimento di un pieno benessere psicofisico”. Durante il dibattito ospitato dall’Università degli Studi di Padova, si è rilevato come le persone T, ribellandosi per propria stessa natura al sistema patriarcale e binario che impone stereotipi basati sul concetto di “famiglia naturale” e/o di “contro natura”, stanno scardinando i pregiudizi uno alla volta. I relatori hanno concluso invitando le ragazze e i ragazzi presenti a lasciare un po’ di spazio nei loro cuori per l’inimmaginabile perché qualche anno fa la carriera alias, il patrocino dell’ateneo per la TAW, la trans-flag esposta dal Comune erano appunto inimmaginabili.

Molto sentita anche la veglia romana alla stazione Termini, luogo prescelto per la commemorazione perché proprio nei pressi dello snodo ferroviario della Capitale fu pestata a morte Andrea Quintero, una giovane trans colombiana il cui cadavere fu ritrovato a fine luglio 2013 nascosto in cantiere al binario 10. Nessuno ne reclamò il corpo e solamente a metà dicembre dello stesso anno, grazie a una catena di solidarietà civile, fu possibile celebrare i suoi funerali durante i quali fu ricordata finalmente al femminile dopo che per mesi la stampa italiana – come sempre – le aveva dedicato titoli e articoli sempre solo al maschile: Andrea, IL trans di Termini. Cristina Leo dell’associazione Co.L.T. che ha organizzato la fiaccolata insieme al Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, ha chiuso il suo toccante intervento con delle “istruzioni per l’uso delle persone trans” che sono devastanti nella loro semplicità e con le quali vi diamo appuntamento all’anno prossimo sperando che la conta delle nostre sorelle uccise e dei nostri fratelli caduti sia più breve anche grazie a quei piccoli gesti di solidarietà che ogni giorno possiamo compiere nel nostro piccolo: “Tutti possiamo fare qualcosa per rendere il mondo un posto migliore. Allora se oggi o domani incontrerete una persona trans non chiedetevi se è maschio o femmina, se ha genitali maschili o femminili, chiedetevi piuttosto se ha bisogno di aiuto, se ha bisogno di una casa, se ha bisogno di un lavoro. Chiedetevi cosa potete fare per aiutarla. L’indifferenza fa probabilmente più vittime della violenza stessa. Se oggi o domani incontrerete una persona trans, siate gentili”.

 

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