AttualitàLGBT

Tra fine vita e gay, possiamo desiderare un Papa progressista?

Di Marco Sassaro.

Il Papa è progressista. Anche sul fine vita.

Stando a sentire la stragrande maggioranza dei media, infatti, le dichiarazioni di Francesco in occasione del meeting della World Medical Association (lo scorso 16 novembre)  rappresenterebbero un’”apertura”, un “passo avanti” o un’”evoluzione” della Chiesa Cattolica rispetto a queste tematiche.

Certo è che la dichiarazione abbia lasciato perplesse alcune delle aree più conservatrici della Santa e Romana, mentre le ali più liberal l’abbiano invece accolta la decisamente di buon grado.

A pochi sovviene, però, che la “novità” è maggiorenne, patentata e lavora già da un paio d’anni. Il Catechismo della Chiesa Cattolica contiene, infatti, già dal 1992 il medesimo giudizio riguardo le cure dovute alle persone giunte ormai al proprio tramonto.

Certo, considerato che si tratta di temi particolarmente rilevanti in questo periodo politico, non è troppo speranzoso pensare che la chiesa stia cercando, sebbene senza cambiare la propria dottrina, un’immagine più accomodante; dopotutto non si possono pretendere delle prese di posizione più nette in un contesto del genere: il papa è pur sempre cattolico e la papalina non conferisce certo il superpotere di scavalcare impunemente le istituzioni ecclesiastiche.

Allo stesso tempo, però, stupisce l’attenzione mediatica che la voce della Santa Sede può riscuotere anche quando non aggiunge nulla di nuovo alla posizione cattolica tradizionale.

Non è la prima volta che accade.

Ricordate quello scandaloso “chi sono io per giudicare?”.

Allora si parlava delle persone gay e la dichiarazione di Francesco fu subito presa come una sorprendente apertura della chiesa alle persone LGBT. Peccato che anche in quel caso il papa non disse nulla di più di ciò che il caro vecchio catechismo già sosteneva. Il riferimento, infatti, era un “gay che ha buona volontà e cerca Dio”, non certo l’omosessualità in quanto tale. Per farla breve, se sei gay ma non fai sesso e vivi casto e celibe per tutta la vita, chiedendo eventualmente scusa per ogni mancanza dettata dalla tua “condizione” (che è detta “disordinata” dal testo) allora il Papa non si sente personalmente di imputarti alcuna colpa. E grazie tante.

Siamo sicuri che si tratti di dichiarazioni così progressiste? Inoltre, siamo sicuri che delle dichiarazioni siano sufficienti? Forse abbiamo abbassato l’asticella a tal punto che ormai ci accontentiamo delle briciole quando si tratta della moralità della dottrina cattolica.

Certo, Papa Francesco pare effettivamente avere posizioni personali più difendibili per una mentalità laica, ma tutto ciò rischia di rimanere mera facciata, mero “marketing”, se i giudizi “infallibili” che la Chiesa ha sulla vita e la morte – sulla nostra vita e la nostra morte – rimangono intoccabili.

C’è forse qualcosa di malato in questo bisogno di sentire il papa dalla propria parte. Sicuramente Francesco stesso si presta a questa dinamica; tra chi si tiene stretti gli antichi principi che rappresenta e chi dà il benvenuto alla sua freschezza ideologica, le sue sottane sono strattonate un po’da ogni direzione

Tutti vogliono un po’del candore di quella tunica.

Forse, invece, bisognerebbe semplicemente andare al nocciolo della questione, oltre le parole e le diatribe mediatiche, e accettare serenamente di essere o non essere d’accordo con la posizione ufficiale della chiesa, che è in effetti ad un click di distanza.

Dopotutto, verba volant, scripta manent.

 

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