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Testamento biologico: cos’è?

Pubblicato il Pubblicato in Salute e Libertà di scelta

Di Alessia Sorgato.

Qualcuno sa esattamente cosa si intenda per “testamento biologico”?

A Milano, presso la Casa dei diritti di via de Amicis 10, sono attivi vari sportelli di orientamento (e quest’anno verranno riorganizzati per offrire ai cittadini informazioni ed assistenza sempre più qualificate e sollecite).

testamento1Apriamo con questo pezzo la stagione degli articoli che questo blog vuole dedicare – tra le altre attività della Casa – ai servizi gratuiti di cui i milanesi possono usufruire per acquisire notizie sui temi sociali che più ci interessano e fanno dibattere in questi ultimi anni, ma che non sempre conosciamo se non per cultura personale o infarinatura di stampa.

Tra le materie certamente più interessanti, e tutto sommato ecumeniche perché riguardano davvero la totalità della popolazione adulta, si possono annoverare le <attestazioni anticipate di volontà>, di cui il Comune di Milano ha istituito un vero e proprio Registro (email: dichiarazionevolonta@comune.milano.it ; tel. 0288448151).

Vediamo di cosa si tratta.

Si definiscono con l’acronimo D.A. T. – ma sono più note sotto il titolo di <testamento biologico> – le dichiarazioni anticipate in materia di prelievi e trapianti di organi e tessuti, cremazione e dispersione delle ceneri nonché più semplicemente sui trattamenti sanitari.

Il testamento biologico è stato concepito dall’esperienza giuridica statunitense e comprende sia le direttive anticipate, che un soggetto può rilasciare fintanto che sia ancora capace di intendere e volere e disporre, sia (e soprattutto, diremmo, alla luce di cosa è accaduto da noi con la legge sulle unioni civili di maggio dello scorso anno) la designazione di un rappresentante che ne garantisca l’esecuzione quando l’interessato non possa più provvedervi per incapacità sopravvenuta.

Su di esse, ad oggi, il nostro Paese non dispone di una legge organica, chiara e indicativa nonostante il tema sia estremamente delicato e a intervalli regolari si infiammi la cronaca a proposito di casi concreti dove, se è vero che spesso si intreccia il tema – collegato ma diverso – dell’eutanasia, le opinioni si dividono e gli opinionisti si sprecano.

Testamento-biologicoL’Italia – a dire il vero – si pone in un limbo giuridico molto particolare (il cui approfondimento porterebbe probabilmente allo scivoloso approdo della polemica politica) perché ha ratificato la Convenzione di Oviedo sui diritti dell’uomo e la biomedicina, firmata nel lontano aprile 1997, e l’ha fatto nel non recente 2001 (legge n. 145 del 28 marzo) ma non ha ancora depositato lo strumento di ratifica e ciò nonostante si dati al febbraio 2012 l’approvazione da parte del Comitato nazionale di bioetica, in seduta plenaria, della mozione per il completamento dell’iter legislativo.

Cosa prevede questa Convenzione? All’articolo 5 stabilisce che “un trattamento sanitario può essere praticato solo se la persona interessata abbia prestato il proprio consenso libero ed informato” ed all’articolo 6, comma 3, aggiunge che allorquando, secondo la legge, un maggiorenne – a causa di un handicap mentale, di una malattia o per un motivo similare – non ha la capacità di dare consenso ad un intervento, quanto non può essere effettuato senza l’autorizzazione del suo rappresentante, di un’autorità o di una persona o di un organo designato dalla legge” e infine, all’articolo 9, dispone che i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà, saranno tenuti in considerazione.

Da queste tre norme si può agevolmente dedurre che la Convenzione ha inteso rendere obbligatorio il testamento biologico, sia sulle direttive anticipate che sulla nomina di un fiduciario, peccato che – come si diceva poc’anzi – non sia stata ratificata il che non la rende certo del tutto inoperante nel nostro sistema giuridico, ma la squalifica ad una funzione ausiliaria sul piano interpretativo, ossia può essere richiamata laddove serva a interpretare norme italiane, invece in vigore, e dar loro una lettura conforme.

Altrettanto dicasi per il Codice di Deontologia medica del 2014 che, sempre a proposito di Dichiarazioni Anticipate di Trattamento, stabilisce che il medico tenga conto di quelle espresse in forma scritta, sottoscritta e datata da parte di una persona capace e successive a un’informazione medica di cui resta traccia documentale (…) il medico verifica la loro congruenza logica e clinica con la condizione in atto e ispira la sua condotta al rispetto della dignità e qualità di vita del paziente (…) il medico coopera col rappresentante legale perseguendo il miglior interesse del paziente e, in caso di contrasto, procede comunque tempestivamente alle cure ritenute indispensabili e indifferibili.

Anche questa è solo una norma programmatica, funge da indirizzo per la condotta del sanitario, ma non è cogente per altri.

A dirla tutta avremmo persino un testo di legge, approvato sin dal 2009 in Senato, di cui si è un po’ persa traccia: è il d.d.l. Calabrò, che viene spesso citato nelle decisioni dei Tribunali, e questo articolato dava alle DAT la funzione di garantire al malato l’esercizio della libertà di decidere su quei trattamenti sanitari su cui avesse “diritto di scelta”, quindi non su alimentazione e idratazione, in quanto “atti eticamente e deontologicamente dovuti perché forme di sostegno vitale, necessari e fisiologicamente indirizzati ad alleviare le sofferenze del soggetto in stato terminale, la cui sospensione configurerebbe eutanasia passiva” (Tribunale di Modena, 14 maggio 2009, che comunque si discosta dalla norma appena ricordata, e conferisce al rappresentante il potere/dovere di pretendere dai sanitari persino la sospensione di qualsiasi mezzo di supporto vitale, come la somministrazione di antibiotici, di dialisi, di ventilazione assistita e trasfusioni di sangue. Su quest’ultimo punto vedi sempre Tribunale di Modena, sezione II^, 27 luglio 2012, che consente di rifiutarle in nome e per conto del beneficiario Testimone di Geova).

A cosa stiamo ricorrendo quindi, in Italia, in mancanza di una normativa organica, o quanto meno indicativa in tema di trattamenti sanitari a chi non sia più in grado di esprimere da sé il consenso? Facciamo ricorso alla figura dell’Amministratore di sostegno, che oggi è l’istituto più appropriato ma ultimamente, “per via di un malinteso, il nostro ordinamento si è felicemente arricchito del testamento biologico, grazie alla legge su unioni civili e convivenze” (E. Calò in Notariato, n. 6/2016, pag. 596). Equivocando sui poteri del coniuge e ritenendo che vi sia compresa, ha stabilito al comma 40, che ciascun convivente di fatto possa designare l’altro quale suo rappresentante con poteri, pieni o limitati, a) in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere per le decisioni in materia di salute; b) in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, modalità di trattamento del corpo e celebrazioni funerarie. Serve la forma scritta e autografa (senza necessità di autentica) , oppure, nel caso di impossibilità di redigerla, alla presenza di un testimone.

Al di là dell’ingresso, forse attraverso il buco della serratura, di una disposizione che finalmente regola il testamento biologico, non si può tacere che attribuisca al convivente poteri che non ha (neppure) chi è coniugato oppure in unione civile, basandosi sul presupposto discutibile che nel coniugio (e quindi nell’unione civile) questi poteri vi siano (F. G. Pizzetti, Disegno di legge Cirinnà e testamento biologico, in www.federalismi.it, 9, 4 maggio 2016,7).

Vedremo come verrà applicata ed interpretata.

Credits Immagini: improntalaquila.org; targatocn.it

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