spezzafemori2

Spezzafemori e linciaggi collettivi, l’ombra rimossa della medicina.

Pubblicato il Pubblicato in Attualità

Di Laura Porta.

Lo scorso 24 marzo ha fatto clamore lo scandalo di un medico milanese, luminare di ortopedia e primario del Gaetano Pini, denominato dai media «spezzafemori». Giornali e televisioni hanno citato nei titoli in prima pagina una frase, presumibilmente sua: «Ho spaccato il femore a una vecchietta per allenarmi».

Pochissimi giornalisti hanno sollevato il dubbio che questo professore, Norberto Confalonieri, non abbia deliberatamente danneggiato i malati per un proprio personale capriccio e che vi sia una complessità di fatti da approfondire.

spezzafemori2Il Gip – giudice delle indagini preliminari –  ha concesso gli arresti domiciliari a Confalonieri perché sospettato di aver favorito alcune aziende che producono protesi ortopediche. L’ipotesi di lesioni personali ai pazienti è da verificare e da provare, per questo non è stata presa la misura cautelare del carcere. Il presidente dell’Ordine dei Medici, pur esprimendo il suo sdegno, ha formulato una riserva sulla veridicità dei fatti. Solo quando i magistrati avranno fornito gli atti sarà possibile formulare un giudizio.

Com’è possibile, allora, che i giornali abbiano giudicato e condannato una persona ancor prima che la legge abbia fatto il suo corso e le sue verifiche? Pare che, insieme alla notizia dell’arresto del professor Confalonieri, siano state fornite ai giornalisti le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche, in cui il medico parla del suo lavoro con un linguaggio non professionale. Per esempio, anziché dire: «Ieri ho operato un’anziana signora», Confalonieri avrebbe detto: «Ieri ho fatto una vecchietta». In un’intercettazione sembra emergere che Confalonieri abbia sbagliato un intervento chirurgico e che dovrà rifarlo: egli è molto preoccupato, non scherza né si vanta. Per un medico che esegue circa 400 interventi all’anno è statisticamente certo che almeno una o due operazioni possano avere un decorso sfavorevole. E se i giornalisti avessero fatto un’opera di montaggio tra l’intercettazione sulla vecchietta e quella sull’intervento sbagliato ed avessero costruito la frase: «Le ho rotto un femore per allenarmi»?

Non è nostro compito giudicare sulla colpevolezza o sull’innocenza di Confalonieri. L’ipotesi più fondata, viste le misure prese dal Gip, è che prendesse delle tangenti per favorire alcune imprese di fornitura di protesi ortopediche. I magistrati stanno indagando, hanno interrogato il professore – che si dichiara innocente – e stanno svolgendo accertamenti più approfonditi. Poi, eventualmente, ci sarà un processo ed un confronto con la difesa. Infine un tribunale deciderà.

Ciò che a me appare veramente scandaloso è che una pubblica accusa tutt’altro che competente in giurisprudenza abbia già deciso che il professor Confalonieri sia un mostro, che prendeva tangenti e spaccava le ossa ai suoi pazienti per guadagnare qualche soldo in più. Un’accusa proveniente dalla quasi totalità dei giornali e delle Tv che, con rarissime eccezioni, hanno decretato che il professore è un mostro e lo hanno – come si fa con i mostri – sbattuto in prima pagina.

Si tratta di un giornalismo scandalistico che preferisce individuare un solo colpevole che faccia da capro espiatorio e metterlo alla gogna, piuttosto che analizzare l’entità, la gravità e l’eventuale diffusione dei problemi. E se le questioni evocate dalle intercettazioni di Confalonieri riguardassero altri medici e altri ospedali?

spezzafemori1Che dire delle cicliche notizie su appalti truccati e corruzione nell’acquisto delle forniture che spesso vedono coinvolti gli ospedali italiani? Un problema probabilmente sommerso e diffuso, visto che di tanto in tanto affiora la punta di un iceberg. Truffe che vedono interessate di volta in volta partite di protesi scadenti o addirittura riciclate da cadaveri, valvole cardiache difettose, aghi per la dialisi fuori misura …quant’è lungo l’elenco dei misfatti italiani nel campo sanitario? Nessun giornalista ha avuto la pazienza e la voglia di farne una ricostruzione storica e cronologica, così, per passione degli eterni ritorni della corruzione italiana, nella speranza di mettere un freno alla ripetizione. Probabilmente una simile ricostruzione sarebbe molto più sconvolgente di un unico, isolato, pericolosissimo mostro.

Emergerebbe probabilmente un quadro di corruzione e tangenti, in una lotta al ribasso dei prezzi per la vincita degli appalti, con il guadagno e l’assenso di silenziosi furbetti ben inseriti nel meccanismo ospedaliero, ai danni di migliaia di ignari pazienti. Non è forse questo il vero scandalo che bisognerebbe raccontare? Paolo Cornaglia-Ferraris, con lo pseudonimo Medicus Medicorum, pubblicò negli anni ’90 il libro “Camici e pigiami, le colpe dei medici nel disastro della sanità”, denunciando innumerevoli scandali avvenuti negli ospedali pubblici italiani, semplicemente raggruppando in un unico libro notizie di cronaca che facevano luce sulle nefandezze accadute negli ultimi dieci anni. Ne uscì un libro tristemente corposo e ricco. Lui venne sospeso dall’Ordine dei Medici…

Altro capitolo è il linguaggio dei medici, che lascia trasparire il loro stile relazionale e di pensiero. Un’altra frase del primario che è stata intercettata sarebbe: “Invece dei punti gli ho messo una cerniera, così la apro più facile”. “MA COME PARLA???”, esclamerebbe qui Nanni Moretti, come nella memorabile scena del film “Palombella Rossa”. Allora diciamocelo, sono veramente molti i medici che parlano e pensano così. Parlano alle persone come ad oggetti inanimati, traggono dai cadaveri il loro insegnamento, come scrive Clavreul: “Dopo aver combattuto all’avanguardia delle forze che lottano contro il Male, a fianco del moralista e del teologo, il medico è divenuto lo scienziato che contempla il cadavere, luogo del suo fallimento, ricavandone il sapere che gli permetterà di trasformare tale fallimento in vittoria”[1]. È una questione che va ben oltre Confalonieri e il suo linguaggio confidenziale intercettato. È un problema di analfabetismo psicologico del medico nella relazione medico paziente. Per far fronte a questa grave rimozione urgerebbe il clamore delle testate giornalistiche, sarebbero necessari insegnamenti e corsi nelle facoltà di Medicina, affinché i medici possano metabolizzare l’abc della psicologia, affinché possano integrare un’anima in un corpo. Ciò che accade, invece, è che i medici non tengono conto del disagio psicologico dei malati: “in quanto il discorso medico non si fonda che sulla propria obiettività, la propria scientificità, che costituisce il suo imperativo metodologico (…). La psicoanalisi ha mostrato che si soffre anche di ciò che non può essere detto. La censura esercitata dal discorso medico deriva dal fatto che esso non lascia alcuno spazio a ciò che non entra nella coerenza che gli è propria. Quando il medico conclude che ‘Non è nulla’, o che è ‘psichico’ (…) appare forse temporaneamente rassicurante, ma in realtà non propone che una vuota panacea”[2].

In psicoanalisi sappiamo bene come il linguaggio tradisca l’inconscio. Un uso così cruento del linguaggio, anche se in un ambito privato e confidenziale, fa emergere la verità più ampia su cui occorrerebbe aprire discussioni e confronti di come i medici si relazionano ai pazienti: come ad oggetti privi di emozioni, pensieri, sentimenti. Spesso i medici dimenticano l’importanza del transfert, di quella fondamentale base di relazione di fiducia che si instaura tra medico e paziente, decisiva per la cura e la guarigione. Il linguaggio di Confalonieri è, a mio parere, solo uno fra i tanti esempi di una rimozione massiccia del discorso medico, che abolisce la dimensione psicologica. In questo senso fa emergere un’ombra rimossa della medicina. Ciò non significa che non esistano medici dotati di una raffinata competenza psicologica e di una sensibilità umana.

A queste e ad altre complessità del problema i mass media hanno preferito i piccoli privati (e ancora incerti) segreti di Confalonieri, ergendolo come padre totemico dell’orda, da sacrificare in nome della civiltà. I giornalisti hanno preso alla lettera il linguaggio confidenziale di Confalonieri per definirlo colpevole. A nessuno è venuto in mente che questo è il linguaggio normalmente in uso, in ambito privato, di molti chirurghi e che esso è piuttosto il segno di una profonda ed inconscia rimozione del dolore, meccanismo psichico che i medici tendono a mettere in atto sistematicamente. Così, il sacrificio di spezzafemori acquieta le nostre coscienze addormentate, fino all’avvento del prossimo “mostro”.

[1] J. Clavreul, Il rovescio delle psicoanalisi. Discorso psicoanalitico e discorso medico. Ed. Dedalo libri, Bari, 1981, p. 8.

[2] Ibidem, p. 19.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *