Attualità

(Ri)apre lo sportello giuridico in Casa dei Diritti

sportello-legale

Di Alessia Sorgato.

Via de Amicis 10. Un indirizzo che per i milanesi è già un punto fermo e che, nei prossimi mesi, proporrà una serie di nuove interessantissime iniziative per i cittadini, in aggiunta ai servizi che già da tempo fornisce. Tra questi, ma notevolmente potenziato, si ripropone lo sportello giuridico, che è stato ripresentato a Palazzo Marino lo scorso 12 settembre.

Telefonando allo 028841641 oppure scrivendo a pps.casadeidiritti@comune.milano.it oppure a Palermo.maria@comune.milano.it, dalle 9 alle 19, è possibile prendere appuntamento con un avvocato volontario dello sportello gratuito  “Diritto e Diritti. Per meglio orientarsi”.

Lo sportello lavora da lunedì a venerdì, dalle 14,30 alle 17,30 presso la Casa dei diritti di Milano. Ogni pomeriggio è dedicato ad una materia differente, secondo un ordine fisso: lunedì diritto del lavoro, martedì famiglia, mercoledì penale, giovedì locazione e condominio e venerdì, infine, diritto dell’immigrazione.

A ricevere i cittadini che avranno preso appuntamento ci sarà un avvocato volontario aderente alla Associazione Avvocati Amici della Casa dei Diritti, presieduta dal Collega Mario Fezzi. Il legale di turno ascolterà la loro storia, ne decodificherà le necessità e, avendone la competenza, valuterà se vi siano gli estremi per procedere e come.

Grazie ad una recente convenzione trilaterale con l’Ordine Avvocati, poi, la funzionaria comunale, presente in Casa dei diritti, potrà fornire al cittadino il nominativo di un secondo avvocato, parimenti specializzato nell’area del diritto ove ricade la problematica dell’utente.
Ai volontari che procedono al colloquio in Cdd è infatti vietato assumere l’incarico per ragioni deontologiche.

Ma la qualità del servizio è garantita dal Regolamento 8 giugno 2017, che l’Ordine Avvocati ha predisposto secondo le indicazioni della legge professionale forense: all’albo da cui verranno tratti i nominativi forniti all’utenza, infatti, ci si potrà iscrivere solo in presenza di specifici requisiti di preparazione, correttezza, esperienza e regolarità negli obblighi formativi. E’ infatti necessario essere iscritti all’Albo da almeno cinque anni, essere in regola con gli obblighi formativi (in particolare nelle materie per cui ci si mette a disposizione) e coi pagamenti dei contributi di iscrizione e Cassa Previdenza,  nonché essere privi di procedimenti in corso e sanzioni disciplinari esecutive.

Il servizio ha già registrato numeri rilevanti: pur mancando dati aggiornati, si parla di circa 4/500 persone che hanno chiesto una consulenza nel biennio passato, in particolare per problemi di diritto di famiglia.

E’stato già previsto anche il collegamento con l’elenco gratuito patrocinio, anche logistico visto che l’impiegato sta nel medesimo ufficio. Questo è molto importante perché si presume che la maggior parte dell’utenza non possa permettersi le parcelle dei legali: si ricorda a tutti, con l’occasione, che per redditi inferiori a circa 11650 euro annui è previsto questo beneficio, ottenuto il quale sarà lo Stato ad occuparsi di rifondere le spese e gli onorari.

Nel corso della conferenza stampa del 12 settembre, l’Avv. Fezzi ha spiegato come l’idea di uno sportello giuridico sia nata per un duplice scopo: in un paese come il nostro di endemica litigiosità intanto va evitato  di infilarsi in “beghe” legali inutili, che, se prive di potenzialità giuridiche, non troverebbero alcun ascolto presso la magistratura. Sul fronte opposto, bisogna capire se il cittadino sia portatore di una esigenza che merita una risposta, magari sollecita, da parte della Giustizia, e quindi indirizzarlo correttamente.
Grazie alla Convenzione tra Cdd, Comune, Ordine e Associazione avvocati amici della Casa dei diritti, oggi è possibile fornire al cittadino anzitutto un parere, che lo dissuada o al contrario caldeggi il suo rivolgersi al Tribunale e poi immediatamente anche il nome di un collega, ragionevolmente esperto nella materia, in grado di ascoltare ed intervenire se necessario.

Ha infine amato ricordare il caso della famiglia del Bangladesh, a cui per ragioni di discriminazione etnica negato il rilascio della casa ottenuta in locazione, e quello della dipendente reintegrata dopo un licenziamento motivato dai suoi rifiuti alle molestie del superiore.

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