AttualitàDiritti e discriminazioni

Rapporti stretti a distanza

Pubblicato il

di Roberta Cacioppo.

Una giovane donna si sveglia sola al mattino in un letto matrimoniale: accanto a sé un laptop aperto, in primo piano la schermata di Skype e la videocamera accesa. Dall’altra parte dello schermo il suo compagno, che vive a qualche ora di aereo da lì.

famiglia_distanza01Stiamo sempre più assistendo a un fenomeno che ha a che fare con la “liquidità” della famiglia ipermoderna. Sul piano personale la vita degli individui è più variegata e complessa rispetto al passato; sul quello familiare emergono nuovi equilibri, che si affiancano alle categorie tradizionali. I confini della famiglia sono quanto mai aperti e flessibili: un segno culturale e sociologico di forte impatto, ma soprattutto una vera e propria rivoluzione dei punti di riferimento psicologici, che come tale coinvolge il mondo interno e relazionale dell’individuo.

In questa condizione di mutevolezza, un numero sempre crescente di persone vive nella condizione cosiddetta “living apart together”: un fenomeno multidimensionale che ha ricadute importanti sulla vita quotidiana di moltissimi individui. Si tratta di nuclei familiari che per ragioni più o meno stringenti scelgono di vivere a distanza, per esempio per motivi di formazione o di lavoro.

Viene così a configurarsi un nuovo modello di intimità, in cui conta più la vicinanza affettiva rispetto a quella fisica o sociale.

Questo significa confrontarsi con distanze inconsuete: nello spazio, e a volte anche nel tempo.

Un papà che vive a 9 ore di aereo e 5 di fuso orario dalla sua bimba di appena 18 mesi: si incontrano tutti i giorni via internet con una webcam. La piccola piano piano si sta abituando: riesce a stare qualche minuto di fronte allo schermo, e non va più a cercare il papà dietro al computer quando il collegamento si chiude.

Si tratta di una sfida sui generis, in quanto la moderna tecnologia permette a tutto ciò che è quotidiano e routinario di avere una posizione più che rispettabile all’interno di un rapporto a distanza. Mentre un tempo esistevano i pen pals con cui ci si scambiavano lunghe missive da una parte all’altra del mondo, oggi ci si può ritrovare a girare su se stessi nel propri salotto, per inquadrare il locale a favore di telecamera, e farlo vedere a chi sta dall’altra parte. Un modo molto diverso di condividere la propria intimità! Le distanze fisiche aumentano, ma lo sviluppo di nuove risorse tecnologiche sempre più all’avanguardia permette, di fatto, una gestione completamente nuova del rapporto con l’altro.

Nicola, quindicenne alle prese con una difficile versione di latino: sul tavolo fogli, un dizionario e un computer; dall’altra parte della connessione internet, sua nonna (ex insegnante di lettere) che lo aiuta con la traduzione.

La distanza e lo sviluppo tecnologico stanno progressivamente cambiando anche il nostro modo di avere fiducia nell’altro. In alcuni casi questa viene completamente abrogata:

  • la scuola superiore manda un sms ai genitori se una mattina il ragazzo non si presenta all’appello;

  • esistono modi perché un figlio, o un marito, sia geo-localizzato attraverso il cellulare quando è fuori casa;

  • un partner geloso può seguire esattamente sul proprio tablet tutto ciò che la moglie sta facendo al computer mentre siede nella stanza accanto -.

Annullando la distanza, la tecnologia rischia tuttavia di rendere le persone sempre più dipendenti dall’oggetto, da ciò che concretamente permette di rimanere in costante contatto con una porzione di mondo vastissima. Ormai in molti locali, oltre alle prese elettriche, sono disponibili cavi usb con ogni tipo di uscita, per caricare tutti i cellulari possibili, ed evitare di vedere persone in vera e propria crisi di astinenza da batteria scarica.

La nostra visione di tempo e spazio sta cambiando molto velocemente, forse, in fondo, più di quanto siamo realmente preparati o in grado di adattare noi stessi e le nostre relazioni.

famiglia_distanza03Il tempo subisce una contrazione sempre più netta. Le distanze sono fatte anche di attese, momenti che si riempiono di emozioni e pensieri, che mettono la persona in contatto con se stessa. La durata di ogni esperienza è per definizione soggettiva, e si lega alle variazioni di maggior e minore dispiacere che essa comporta: attendere di ricevere un regalo è diverso da aspettare di sostenere un esame. Ora, però, i momenti di sospensione- sia belli, sia difficili – sono drasticamente diminuiti, così come la nostra capacità di tollerare le posizioni di incertezza: le chat ci consentono di sapere esattamente a che ora un nostro messaggio è stato letto; il cellulare ci permette di sentire quasi in tempo reale chiunque, a volte anche in piena notte o in luoghi improbabili.

Dal punto di vista psicologico stiamo assistendo a una sempre minore capacità di tollerare la frustrazione, che ha ricadute importanti sulla strutturazione delle relazioni interpersonali.

Anna – 16 anni – manda un sms a Francesco – un suo corteggiatore – per lasciargli intendere che le piacerebbe essere invitata a uscire, ma lui dopo 2 ore non le ha ancora risposto. Anna non sa perché questo accada, ma in modo per lei inevitabile attribuisce questa latenza al fatto che Francesco non sia interessato. L’interazione comunicativa si sposta allora completamente su un altro piano, e la ragazza diventa improvvisamente aggressiva e scostante con l’amico, che pur le interessa: si è sentita offesa, non considerata.

Giovanni ha appena terminato un colloquio di lavoro di cui è soddisfatto, e vuole raccontarlo alla sua ragazza, ma Alessia ha il cellulare spento per tutto il pomeriggio, quindi quando lui prova a chiamarla trova solo la segreteria. Quando finalmente riescono a sentirsi, Giovanni ha perso l’entusiasmo iniziale, ed è, anzi, molto innervosito dai continui tentativi andati a vuoto, mostrandosi perciò distante e freddo. Era solo una batteria scarica.

La relazione con l’altro, quindi, si complica ulteriormente: in modo quasi paradossale, l’utilizzo di strumenti semplificati la impoverisce, allontana il fulcro dal contenuto comunicativo, creando spesso incomprensioni tanto violente, quanto evitabili.

  • Questo succede quando si verificano degli ostacoli, e la frustrazione prende il sopravvento, dando origine a fisiologiche reazioni di rabbia, di apatia, oppure di ansia. Alle quali poi può essere difficile trovare modalità riparatorie efficaci.

  • Se, al contrario, non ci sono intoppi, quello a cui andiamo incontro è l’abitudine ad avvertire una costante presenza dell’altro, che in ogni momento appare raggiungibile e a disposizione.

Anche lo spazio, infatti, subisce una netta contrazione: chat e videochiamate possono dare l’illusione che la distanza non esista, aiutando ad affrontare la separazione, o forse semplicemente – e pericolosamente – offrendoci una rapida via di fuga per non affrontare le conseguenze emotive della lontananza, cui non siamo più molto abituati.

Laura ha 21 anni e sta frequentando un semestre universitario oltreoceano: a ogni ora del giorno è connessa con la famiglia in Europa attraverso una chat di gruppo, in cui passano messaggi, fotografie e vignette.

In questo modo, la quotidianità può essere parzialmente conservata, con le sue abitudini, la condivisione di contenuti che diventano importanti proprio per la loro banale semplicità, ad alimentare relazioni e a far percepire solo parzialmente lontananza e mancanza. Attraverso le video-chiamate, inoltre, è possibile vedersi direttamente in volto da un capo del mondo mentre ci si parla: un’opportunità unica per chi deve stare lontano per tanto tempo, e può così conservare una parte dell’intimità del rapporto con l’altro.

famiglia_distanza02Questo fenomeno sta diventando talmente importante che un noto servizio di videocall ha lanciato una campagna intitolata proprio “The impossible family portrait”: persone che si fotografano accanto alla proiezione sul muro dei propri parenti che vivono lontani.

Insomma: siamo di fronte a una rapidissima evoluzione della gestione delle distanze tra le persone, che coinvolge diverse componenti dell’essere umano e delle relazioni che egli intesse con le persone care. Aumentano esponenzialmente le opzioni, ma è necessario mantenere la consapevolezza dei rischi legati all’abuso di certe tecnologie, che espongono a una vera e propria illusione: quella del controllo pressoché totale della vita dell’altro e delle relazioni affettive. Si tratta di un equilibrio complesso da creare, perché implica la gestione in prima persona dei propri limiti, quando invece gli strumenti che si hanno a disposizione hanno la magica proprietà di annullare spazio e tempo.

Il rischio, infatti, è quello di assurgere il mezzo allo status di obiettivo: così, il cellulare o il computer non rimangono tecnologie capaci di migliorare il nostro stile di vita, ma diventano una droga irrinunciabile, e l’obiettivo stesso dello scorrere del nostro tempo.

Chi si ricorda com’era emozionante ricevere una cartolina? Raffigurava un luogo distante, il timbro sul retro mostrava la data di un mese prima e il messaggio era scritto a mano da qualcuno che aveva anche dovuto organizzarsi (ricordarsi o trascrivere l’indirizzo, comprare la cartolina, scriverla, mettere il bollo, spedirla). Spazi e tempi lontanissimi, ma un’intensa carica affettiva, e un’area transizionale per sognare.

Credits Immagini: www.femaleworld.it; www.pinterest.com

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