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Ragazzini autonomi o minori abbandonati? Non sono solo punti di vista.

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Di Roberta Cacioppo.

E’ il 2003. Un bambino (anni?) esce da scuola. Da solo. Attraversa la strada, forse la fretta, forse chissà, qualche distrazione ed è la tragedia. Lo scuolabus, che passa in quel momento, lo travolge, uccidendolo.

Oggi la sentenza della Corte di Cassazione di Firenze ha condannato preside e insegnante dell’ultima ora per non aver affidato il loro alunno a un adulto.

La legge, ce l’ha ricordato anche la ministra Fedeli, è chiara: i minori di 14 anni non possono essere lasciati senza custodia; si configurerebbe infatti in questo caso un reato di pericolo, perché l’incolumità del bambino o ragazzino verrebbe messa a repentaglio.

Forse, però, questa legge è anacronistica. Se ci fosse stato un adulto con lui, il ragazzino non sarebbe morto? Non possiamo saperlo, ma sappiamo che in situazioni come quella realmente accaduta, il dolore dei genitori e il bisogno di dare un senso a un evento così impensabile possono essere così intensi, da portare all’urgenza di individuare un capro espiatorio con cui potersela prendere, e che possa attirare su di sé il magma di emozioni negative.

medie_uscita02Riguardo al riferimento di legge nel merito,

  • se da un lato è evidente che si tratti di un obbligo legato al principio di solidarietà richiesta a chi viva all’interno di una società civile organizzata,
  • dall’altro, in alcune sue applicazioni molto letterali, sembra di fatto tutelare più l’eventuale adulto accusato, piuttosto che il minore stesso.

Attraverso una lettera destinata al Parlamento e una petizione online indirizzata al presidente del Consiglio Gentiloni, diversi dirigenti scolastici hanno chiesto una modifica sostanziosa alla normativa esistente, che si sottragga ai fraintendimenti interpretativi a cui facilmente si presta.  Siamo, infatti, di fronte a un vero e proprio vuoto legislativo, come spesso accade, tutto all’italiana: nel resto dell’Europa, infatti, il 90% degli studenti torna a casa da solo da una certa età in poi.

L’intrico normativo di oggi, infatti, prevede in Italia che una liberatoria firmata dai genitori per autorizzare i figli ad uscire da scuola da soli non costituisca alcuna tutela nel caso succedesse qualcosa di grave al minore. Eppure, in molti istituti milanesi i bambini escono da scuola soli già dalle elementari, così come molte scuole secondarie di primo grado (le cosiddette “medie”), hanno addirittura stipulato convenzioni con ristoranti della zona per accogliere a pranzo ragazzini in un giorno prefissato della settimana. Evidentemente si tratta di situazioni in cui un dirigente scolastico illuminato ha deciso di andare incontro alle esigenze fisiologiche non solo delle famiglie che devono gestire la propria logicistica, ma anche dei suoi alunni, che hanno bisogno di modi e spazi per imparare a gestirsi e a godersi la propria autonomia. Ma ad oggi, dirigenti che fanno scelte simili rischiano molto agli occhi della legge.

È quindi evidentemente arrivato il momento di cambiare lo stato delle cose. La vigilanza che un adulto può e deve esercitare nei confronti di un minore deve tenere conto di una serie di variabili come l’età del minore in questione, la condizioni ambientali esterne al contesto scolastico, la maturazione psichica raggiunta dal singolo ragazzino. Viceversa, l’assenza di un riferimento di legge preciso rischia di colludere con le difficoltà di separazione che sempre più spesso hanno i nuovi genitori, incrementando i timori che nascono dall’infanzia e dall’adolescenza interminabile nelle nuove famiglie affettive – ipermoderne.

Ormai, proprio in funzione di favorire il cosiddetto principio di autodeterminazione del minore – possibilità, cioè, di esprimere responsabilmente il proprio pensiero in determinati frangenti -, i giudici possono ascoltare il parere di 12nni riguardo alla condizioni di separazione dei propri genitori… e poi vorremmo considerarli non in grado di tornare a casa da soli? Quanti divieti di accesso, vigili e quanti volontari “nonni vigilantes” vogliamo aggiungere fuori dalle nostre scuole?

Credits Immagini: phototoday.it; change.org

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