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Quei 15mila bambini soli

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Di Alessia Sorgato.

Un numero quasi impressionante quello dei così detti minori non accompagnati, ragazzini stranieri che arrivano in Italia senza un parente adulto, che diventa ancor più inquietante se solo si calcola che – di questi – ben seimila risultano irreperibili, ossia di loro non si sa più nulla. Ma secondo le stime di Save the Children la cifra dei minori censiti – ossia coloro che dopo lo sbarco sono stati identificati – rappresenterebbero solo una punta di iceberg, visto che – nel suo rapporto annuale – questa organizzazione umanitaria parla di 25.220 minori approdati via mare nel nostro Paese.

minoriDov’è questo foltissimo gruppo di giovanissimi disperati? Cosa stanno facendo adesso, come vivono? Sono al sicuro?

Sembra proprio di no, visto che l’Unicef (dipartimenti di Francia e Regno Unito) ha intitolato il focus, come ogni anno pubblicato in occasione della Giornata internazionale del Migrante – che ricorre il 18 dicembre – “Neither Safe nor Sound” che significa, per l’appunto, né sani né salvi.

Vero è che la situazione lì, a Calais, è assolutamente disperata perché sulla Costa della Manica si vive oramai in quella che tutti conoscono come “la Giungla”: campi dove i bambini – che lì attendono di raggiungere i propri parenti in Inghilterra – sono allo sbando, preda di forme di sfruttamento di ogni tipo, anche di prostituzione forzata e riduzione in schiavitù. E mentre le voci dei responsabili delle Onlus operative in zona invocavano azioni immediate da parte del governo britannico, quanto meno per  spostarli da quell’inferno dove ormai sembra siano arrivati a oltre 2000 unità, lo scorso 9 dicembre il ministro dell’immigrazione ha dato risposta comunicando che 750 di loro sono stati trasferiti nel Regno Unito.

E da noi?

Forse qualche passo avanti si è fatto, se non altro nel lungo, lunghissimo percorso legislativo che vede un solo progetto normativo (il c.d. decreto Zampa, dal nome del promotore) più o meno arenato a far tempo dal 2013.

A fine ottobre 2016, infatti, la Camera ha approvato quella proposta di legge che modificherà (se, come  e quando il Senato la licenzierà) la normativa vigente sui minori stranieri non accompagnati presenti in Italia. Contestualmente, si applica la direttiva europea in materia di accoglienza dei rifugiati e richiedenti protezione internazionale, attuato con il decreto legislativo n. 142 del 2015, che contiene anche qualche norma sul tema.

Le direttive sovranazionali sono di ispirazione, evidentemente, anche per le proposte di legge nostrane: per esempio viene fornita una definizione di “minori non accompagnati” già presente nella D. 2001/55/CE: “cittadini di paesi terzi, o apolidi, di età inferiore di diciotto anni, che:

  • entrano nel territorio degli Stati membri senza essere accompagnati da una persona adulta responsabile per essi, in base alla legge o agli usi, finchè non ne assuma effettivamente la custodia una persona per essi responsabile, oppure
  • minori lasciati senza accompagnamento una volta entrati nel territorio degli Stati membri

minori2Da noi si dice, in breve, che è privo di assistenza e rappresentanza legale e, nella proposta appena approvata, si dettano novità importanti in tema di accoglienza e rafforzamento dei diritti e delle tutele in favore dei minori introducendo, per esempio, un divieto assoluto di respingimento alla frontiera nonché alcune modifiche in tema di divieto di espulsione, che a sua volta può essere derogato solo per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato e sempre che non comporti il rischio di danni gravi per il minore. Anche il rimpatrio dovrà essere preceduto da indagini famigliari che verifichino se esso sia opportuno nell’interesse del minore.

Per contro, il termine massimo di trattenimento in strutture di prima accoglienza viene ridotto da 60 a 30 giorni – peraltro con introduzione di un principio generale per cui dovranno essere mandati in luoghi riservati a minori – mentre scende ad un massimo di 10 giorni il tempo necessario per le operazione di identificazione. Dovrà essere istituito un sistema informativo nazionale, presso il Ministero del lavoro e le politiche sociali, ove convergeranno le cartelle sociali dei minori non accompagnati, contenenti tutti gli elementi utili alla determinazione di una soluzione di lungo periodo. Sarà infine esteso l’accesso ai servizi del così detto SPRAR – ossia del Sistema di protezione per richiedenti asilo e  rifugiati. E non finisce qui.

Il punto forse più interessante concerne la valorizzazione degli affidamenti famigliari, in luogo delle strutture di accoglienza, per cui si stanno studiando forme di incentivazione come, ad esempio, la compilazione di elenchi di volontari disposti ad assumere la tutela di un minore non accompagnato, a cura del Tribunale dei minori. E poi iscrizione al servizio sanitario nazionale (anche nell’attesa del rilascio di permesso di soggiorno), specifiche misure nelle istituzioni scolastiche e formative e varie garanzie processuali per i minori sottoposti a indagine o procedimento (dalla nomina del legale di fiducia alla concessione del gratuito patrocinio).

Tante e buone norme che tradurranno – si spera – tante e non sempre buone prassi, visto che la violazione dei diritti umani dei migranti è oggetto, nel nostro Paese, di continue segnalazioni e denunce. La verità è che, negli anni, è cambiato il profilo delle persone che sopraggiungono sul nostro territorio: mentre un tempo si trattava soprattutto di uomini giovani, ora il 50% di loro è rappresentato da donne e minori non accompagnati, che esigono un rivisitazione profonda delle procedure di accoglienza ed identificazione, anche perché ben pochi di questi intendono fermarsi in Italia (per esempio, a Ventimiglia, solo il 7% ha fatto domanda di protezione internazionale da noi, tutti gli altri ambiscono al Nord Europa e alla Germania, in particolare).

L’ultimo rapporto di We World lamenta, a sua volta, la scarsa disponibilità che riceviamo da parte degli altri stati europei, poco inclini a condividere responsabilità e più disposti a controllare i flussi dei migranti già all’estero.

La Croce rossa italiana continua a definire i campi di Como e Ventimiglia “insufficienti ed inadeguati” perché poco accoglienti, sovraffollati e con scarsità di servizi igienici, tant’è che molti migranti stazionano in altri luoghi delle due città, non certo più salubri e sicuri.

Ovunque il rischio che si ripetano le violenze già patite nei Paesi da cui sono scappati e/o quelle subìte durante il viaggio, se è vero che è altissima la percentuale degli stupri e dei soprusi commessi in Libia, in Grecia, Ungheria e anche in Italia.

Per cui vediamo di approvarla questa legge, di considerarla tra le nostre emergenze, non un problema altrui a cui mettere avanti la soluzione di altre questioni: queste persone scappano e continueranno a farlo, lo dice la storia e lo conferma la cronaca, per tacer dei report della Direzione generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione, per i quali a ottobre 2016 si trovavano 15.883 minori presenti e censiti, il 93,3% dei quali sono maschi e di loro il 54,9% hanno 17 anni, ma ci sono anche 1062 femmine e 38 minori di 6 anni, tra loro. Egiziani, gambiani, albanesi e nigeriani, per lo più, ma anche eritrei, guinei, ivoriani, somali, ed tante altre etnie, soprattutto africani. E mancano (ancora) i siriani…

Credits Immagini: palermo.blogsicilia.it; programmaintegra.it

 

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