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Quando è morto Stefano Cucchi…

di Milo Serraglia

Quando è morto Stefano Cucchi è iniziata una storia che ci ha riguardato tutti e tutte, da subito. Una storia che ci ha investiti come una scarica di botte dopo un fermo che poteva capitare a moltissime persone, le quali a loro volta avrebbero potuto avere padri, madri, fratelli. Oppure una sorella come Ilaria Cucchi.

Quando è morto Stefano Cucchi è iniziata la storia di una donna che non ha avuto paura di esporsi, pur sapendo che la vita di suo fratello, dei suoi genitori e soprattutto la sua sarebbero state passate al setaccio e messe nella centrifuga mediatica. La macchina del fango, infatti si è messa in moto da subito.
Quando è morto Stefano Cucchi è iniziata la storia del delinquente con precedenti, dello spacciatore, del tossicodipendente, del reietto abbandonato anche dalla famiglia. Lavorava e andava in palestra, aveva dei precedenti ma non per droga anche se dalla droga dipendeva. Viveva in una casa acquistata dai genitori, dai quali andava regolarmente. Ilaria invece no, la vedeva pochissimo e i suoi nipoti erano off limits.
Quando è morto Stefano Cucchi è iniziata la storia di una donna che non si è pentita di aver preso decisioni in passato ma ha agito nel presente con dignità e prontezza, affidandosi al proprio avvocato per prendere quella che sarebbe stata invece fatidica e salvifica come decisione: fare le foto a Stefano sul tavolo del medico legale durante l’autopsia.
Quando è morto Stefano Cucchi è iniziata una storia giudiziaria che è apparsa da subito un triste grande classico all’italiana. Vedendo quelle foto del suo corpo straziato abbiamo detto “È stato morto un ragazzo”, come per Federico Aldrovandi. Ilaria ha spazzato via ogni incertezza: ma quali scale, ma quale denutrizione, ma quale epilessia. “Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte mi cercarono l’anima a forza di botte”.
Quando è morto Stefano Cucchi è iniziata la storia di sua sorella che lo schifava e invece ora approfittava della sua morte, che lo aveva allontanato dai suoi figli e invece ora lo sfruttava per fare carriera politica, che voleva solo apparire perchè le ospitate sono fonte di guadagno. Chi non vorrebbe che suo fratello fosse ammazzato di botte per poi far carriera politica o finire nei talk show? Come se oltretutto quei soldi non servissero altro che a pagare le spese processuali, che dal 2009 vanno avanti. L’ha ben detto Ilaria qualche sera fa, ospite su LA7 a PropagandaLive: “Certi processi non sono per tutti” e di sicuro non lo sono per una famiglia di geometri di Tor Pignattara.

Quando è morto Stefano Cucchi è iniziata la storia di una donna che a fine 2017 è stata nominata da un noto settimanale femminile “Donna dell’anno”. Sono d’accordo, perché Ilaria Cucchi è stata e sarà un esempio di determinazione nel chiedere e ottenere giustizia da quello stesso Stato che ha provato a coprire sé stesso. Rappresenta l’anelito insopprimibile che rende alcuni esseri umani in grado di sfidare l’impossibile, di lasciare un po’ di posto nel cuore per l’inimmaginabile.

Quando è morto Stefano Cucchi è iniziata una storia della quale pensavamo di conoscere già il finale e invece è stato ribaltato, tutto è stato confermato: Stefano non era un santo, aveva rapporti difficili con la sua famiglia, sua sorella lo teneva a distanza di sicurezza. Poi è stato arrestato con della droga addosso ed è stato ammazzato di botte. Ora sappiamo anche da chi e continuiamo a scoprire chi è stato e che catena di omertà si era creata. Il muro è crollato, ha scritto Ilaria quando la confessione del carabiniere è diventata di dominio pubblico.
Quando è morto Stefano Cucchi è iniziata la storia di Ilaria Cucchi. Pensavamo non ce la facesse, come tanti altri parenti in cerca di colpevoli prima di lei. Nonostante credessimo alla sua versione non credevamo potesse venirne a capo, uscire da quella palude infinita di bugie. Eppure, eccola lì,  con questa vittoria che è per tutti e tutte noi, che magari nella nostra vita siamo stati Stefano o sua sorella o i suoi genitori, o che di famiglie Cucchi ne abbiamo conosciute. E non le abbiamo giudicate, come non abbiamo giudicato i familiari di Stefano e soprattutto abbiamo sostenuto Ilaria.

Quando Stefano è morto, è iniziata una storia che è arrivata quasi alla fine. Ora che il compito di Ilaria è quasi del tutto finito, e che deve pensare a difendersi dalle minacce che si sono aggiunte agli insulti che da sempre riceve, può iniziare davvero la storia di Stefano e di tutte le altre vittime, perché abbiamo finito “di racconta’ sta cosa delle scale”. E le scale hanno smesso di menarci.

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