LGBTTestimonianze

Perchè vai al Pride?

di Margherita Serraglia

Era il 1994 e che fossi lesbica non lo sapeva quasi nessuno. Conoscevo personalmente pochissimi di quelli e quelle che ai tempi erano chiamati con disprezzo froci, maschi mancati e travestiti (gay, lesbiche e transgender). Poi c’erano tutti personaggi famosi dell’epoca, dei quali quasi a nessuno importava che fossero in un certo modo. “The show must go on”, insomma, e lo cantava proprio “uno di quelli lì”.

A spingerci a partecipare al Pride furono quel pizzico di impegno femminista già sperimentato a scuola, la curiosità, la voglia di vedere altra gente “come noi”, le ragazze bellissime che sicuramente avremmo visto e infine anche il desiderio di trasgredire alle regole. Trovammo tutto quello che ci aspettavamo e molto di più: scoprimmo che eravamo in tanti a essere “invertiti” e io trovai il coraggio per fare coming out in famiglia qualche mese dopo, perché finalmente non ero più sola nel mio essere “diversa”.

A distanza di anni il Pride è cambiato: si è moltiplicato, facendosi Onda e andando a lambire sempre più città. Quest’anno per esempio, dopo i primi due eventi Rainbow già celebrati ad Avellino e a Bergamo, saranno altre 26 le città che vedranno sfilare l’orgoglio LGBTQ+.

Possiamo solo gioire di tanta abbondanza, dicono in molti. Lo dico anche io, che ne ho visti di Pride che voi umani e non solo a Roma. La genesi di tutte queste parate non fu però all’insegna del “più siamo meglio stiamo”, ma delle solite ed eterne diatribe interne alla fantomatica lobby gay, e così, oggi abbiamo ben 28 Pride in tutta Italia, il che porta benefici in termini di visibilità, ma anche qualche problema: il calendario per esempio è affollato in alcune date rispetto ad altre, costringendo a scelte non facili. Sembra quasi che si stia riproponendo su scala nazionale la vecchia questione territoriale e che ognuno punti a fare “IL” Pride che possa primeggiare sugli altri. D’altra parte va detto che il territorio risponde e che se le macchine organizzative vanno avanti – tra mille colpi bassi delle amministrazioni locali, tra patrocini negati e minacce – è perché la partecipazione ai Pride è in costante aumento, perché sempre più persone scendono in piazza in quelle giornate per…

Ecco, per che cosa scendono in piazza? Non parlo solo di chi manifesta per i diritti, delle motivazioni di chi è attivista, di chi ci crede davvero, di chi “si sbatte” ma delle altre persone che scelgono di scendere in piazza proprio quel giorno lì. Perché è favoloso che siano lì proprio nei giorni più importanti dal punto di vista della visibilità per chi ogni giorno prova a restituire civiltà a questo Paese. Ma perché sono lì? Non per moda, mi risulta sempre difficile credere che sia di moda essere LGBTQ+ in Italia e ogni giorno dichiarazioni del politico di turno ce lo ricordano. Magari qualcuno anche per moda e qualcuno storcerà il naso perché finiti i Pride ci si ritrova con i soliti a dibattere nelle solite sedi politiche, ma sarebbe poi così negativo se qualcosa di così abietto per una parte di società stesse diventando invece cool? Non sarebbe una sconfitta comunque per quella parte di società che non vede di buon occhio i Pride e chi ci va, se andarci non fosse vissuto da tante persone come un qualsiasi street festival musicale al mondo? E se dal semplice “andare a una festa” qualcuno passasse in qualche sede e iniziasse un percorso umano o politico? Non voglio negare il valore del Pride e delle sue rivendicazioni politiche, ma riconosco la funzione aggregativa di queste manifestazioni: insinuano il dubbio, invitano all’azione.

Quest’anno ho già salutato Bergamo, e scrivo a due giorni dalla parata di Roma che ovviamente mi vedrà sfilare orgogliosamente come non mai. Sarò anche in altre città fino a Settembre, quando ci sarà l’ultimo Pride a Palermo. Un tour meraviglioso che continuerò a fare finché mi andrà, e spero di averne sempre voglia e che sempre più persone salgano sui nostri carrozzoni. Così tante che tornare ad avere un Pride nazionale, ogni anno itinerante, non sia un problema per nessuno perché la riuscita dell’evento principale è un bene per tutti gli altri. Ci vorrà il tempo necessario oppure non ci sarà mai più un Pride nazionale, ma forse avremo un calendario più ragionato e continueremo onda su onda a portare ovunque l’arcobaleno… intanto ci vediamo in giro quest’estate, così mi raccontate perché siete al Pride!

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