Casa dei diritti

Perché la generazione Y può aiutarci ad affrontare il Covid-19

A cura di Silvia Crespi

 

Con lo scoppio dell’emergenza Covid-19, uno degli argomenti e delle preoccupazioni principali è stato quello dell’igiene. Sul web e in televisione si sono diffusi tutorial su come creare disinfettanti casalinghi, su come lavarsi le mani e sanificare i nostri ambienti efficacemente. Infatti, l’igiene personale e ambientale è una irrinunciabile misura di prevenzione. Sappiamo tutti però che un ambiente pulito e delle mani disinfettate non possono risolvere il caos che in un momento così delicato può esserci  dentro di noi, ed ecco che emerge la necessità di curarsi di un’altra igiene, quella mentale. Nello specifico, l’igiene mentale, o mental hygiene, è un concetto coniato nei primi anni del XX secolo e si riferisce all’insieme di pratiche socialmente utili da attuare per prevenire o curare le malattie mentali. Questa idea proveniente dagli USA è stata usata come modello in Italia nel 1924, quando sono stati istituiti comitati per l’igiene mentale ed è stata fondata la rivista omonima. Questo movimento, che rivoluzionava il concetto di malattia mentale, ha portato alla legge n.180 del 13 maggio 1978, con la quale si chiusero tutti gli ospedali psichiatrici e si aprirono servizi psichiatrici negli ospedali civili.

È importante occuparci della nostra igiene mentale.  In un momento come questo, in cui l’incertezza regna, ogni giorno cambiano le disposizioni su quello che è consentito o non consentito fare e siamo forzatamente lontani dai nostri affetti più cari, finire intrappolati in un circolo vizioso di solitudine e  di ansia è molto più facile del previsto. Ma chi può tenderci una mano in un momento in cui si impone il distanziamento sociale? I volontari dell’Help Center Covid-19. Il progetto dell’Help Center nasce inizialmente come sportello multimediale dell’Associazione milanese degli Amici della Casa dei Diritti per offrire ascolto, ma soprattutto aiuti concreti e specializzati alle vittime di discriminazione. Con l’arrivo dell’emergenza Covid, lo sportello ha cambiato momentaneamente la sua natura, mettendosi a disposizione di tutti coloro che, in questo momento così difficile, hanno bisogno di assistenza psicologica e legale. Nello specifico, i volontari sono disponibili a chiarire qualsiasi dubbio sui decreti vigenti, su come proteggersi e proteggere i propri cari, su come accedere a servizi quali la spesa a domicilio, ma soprattutto sono pronti ad ascoltare chiunque abbia bisogno di parlare e di sfogarsi. Il consulto psicologico o legale, è attivo ogni mattina dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13, e un volontario aiuterà a risolvere i problemi.

L’aspetto straordinario di questo progetto è che è quasi interamente gestito da giovani volontari appartenenti alla generazione Y. Nello specifico, i volontari che rispondono alle  mail, chiamate e messaggi in chat, hanno tutti tra i 20 e i 30 anni. Spesso pensare di affidarsi ai più giovani può creare un certo sentimento di diffidenza, ma come spiega il direttore dell’Associazione Lo Sbuffo, partner del progetto incaricato di coordinare i volontari che rispondo i cittadini, Andrea:

“I Millennials sono persone abituate a studiare, quindi il fatto di prendere in mano dei decreti per loro non è un problema. Aggiungici il fatto che in generale hanno più tempo rispetto ai lavoratori ed inoltre il fatto che i Millennials hanno una grande propensione a fare volontariato. (…) I Millennials sono molto reattivi, la rapidità della loro risposta è notevole, perché hanno un senso civico altissimo, molto più alto di altre generazioni”.

Se questo non dovesse bastare è utile rimarcare che lo Sportello dell’Help Center Coronavirus ha un doppio filtro.  Se il contatto del cittadino si può risolvere nel corso della chiamata con il volontario, l’aiuto si basa sulle comprovata competenza e disponibilità dell’operatore. Tuttavia, se la persona che contatta ha bisogno di un sostegno psicologico più profondo o di assistenza legale, il contatto viene rinviato a professionisti abilitati a dare una soluzione concreta alle problematiche esposte.

La reattività, il volontarismo e la voglia di mettersi in gioco sono infatti tratti comuni alla generazione Y anche perché i Millennials sono nati e cresciuti tra le sfide e i vantaggi della globalizzazione che, nel male o nel bene, li ha costretti a essere pronti ai cambiamenti. Inoltre, come dice Sara, 26 anni, volontaria dell’Help Center:

“I giovani hanno il vantaggio di avere la confidenza con la tecnologia che permette accesso veloce alle notizie, e possibilità di smart working a cui altre generazioni possono avere difficoltà di accesso”.

In questa sfida per riuscire a fornire un servizio utile, efficiente e soprattutto erogabile in tempi rapidi, i giovani stanno avendo un ruolo fondamentale. Infatti, oltre ai volontari che si occupano di rispondere ai contatti dei cittadini, altre importanti giovani figure gestiscono il coordinamento e la comunicazione con i volontari. Per esempio, Marialuisa, 23 anni, coordinatrice dei volontari:

“Io personalmente ho mantenuto il ruolo che avevo quando lo Sportello Covid era lo Sportello anti discriminazione, quindi quello di fornire assistenza ai volontari, mandando loro il materiale aggiornato, in modo che potessero essere attrezzati, quindi con un vademecum aggiornato con tutte le informazioni tratte dai nuovi decreti, in modo tale che potessero svolgere il loro servizio al meglio; e sostenere telefonicamente le persone, i volontari, che mi hanno chiamato per chiedere consigli e rassicurazioni. Quindi il mio ruolo è stato non solo di sorveglianza, ma anche di vero e proprio supporto nei confronti dei volontari”.

Durante questa quarantena, il nostro tempo sembra aver cambiato la sua dimensione, sembra scandirsi in tempi diversi, che non è facile gestire. Stare a casa può portare dei vantaggi, certo, ma, sul lungo periodo, per alcuni può risultare complicato mantenere la serenità e la motivazione necessarie per andare avanti, per continuare a costruirsi. È importante  non lasciarsi andare alla disperazione, ma utilizzare questi momenti per riflettere con noi stessi, rivalutare i nostri progetti e darci nuove prospettive per vivere costruttivamente anche un momento così difficile. Tuttavia, non è semplice porsi degli obiettivi concreti in un momento di incertezza così grande. È normale non farcela. È normale chiedere aiuto e riceverne. Come ha spiegato il Professor Massimo Recalcati, questo isolamento forzato può insegnarci il valore della solidarietà, facendoci capire che nessuno può salvarsi da solo. Per questo motivo, nessuno meglio dei giovani saprebbe rispondere a questa necessità di reinventarsi, affrontare il futuro con intraprendenza e coraggio. Infatti, ai giovani viene ripetuto da sempre di arrendersi all’idea di un futuro maligno, eppure loro continuano a voler mettersi in gioco e a voler dimostrare di potercela fare.

Ognuno dei volontari si è avvicinato al progetto per ragioni distinte, ma c’è un aspetto comune a tutti loro, ovvero quello di voler fare la loro parte in un momento in cui ogni aiuto ha un valore raro e un forte sapore di umanità. Come ha detto Elena, 20 anni, volontaria dello Sportello:

“Ho scelto di partecipare a questo progetto perché mi è sembrato un bel modo per mettermi in gioco e fare qualcosa per gli altri; in questi giorni di quarantena, infatti, è facile perdere di vista “l’altro”, perché viviamo solo per noi stessi (…) Speravo che questo progetto mi aiutasse a sentirmi utile e ad esserlo per davvero per qualcuno”.

È vero, mettersi a disposizione degli altri non è sempre facile, ma i giovani sono oggi più che mai pronti e determinati a mettere in campo la propria determinazione per  aiutarci ad affrontare l’emergenza Covid-19.

 

FONTI

Intervista

CREDITS

Copertina by Amici della Casa dei Diritti

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