Perché gli Intrusi

“Gli Intrusi” nasce da una metafora che Massimo Recalcati ha portato al primo compleanno della Casa dei Diritti riprendendo il filosofo Jean Luc Nancy, reduce da un trapianto cardiaco che gli ha permesso di vivere grazie al cuore di una giovane donna.

L’Intruso è il cuore giovane che restituisce la vita all’anziano filosofo. Forse di straniera, forse di apolide, di certo di una sconosciuta, quell’organo estraneo gli permette la vita.Che non è mai un essere-da-soli, ma una vita in contatto con lo straniero, una co-esistenza.

Un processo non facile, mai neutrale, segnato dall’esigenza di sospendere le difese immunitarie del corpo per accettare la diversità dell’altro, quand’anche sia donazione di vita.

Si tratta di reprimere la tentazione del rifiuto come reazione immediata, atavica, capricciosa, infantile e infine mortifera.

Si tratta di respingere la tentazione di vedere l’altro come nemico, di respingere ogni diversità, ogni fragilità, di tenere “l’intruso” fuori da sé.

La Torre di Babele è costruita da un popolo che parla la stessa lingua e che si ritrova per questo a coltivare l’ambizione, che è anche illusione di essere perfetti così, autosufficienti, di non avere bisogno dell’altro. Di essere Dio.

Gli Intrusi sono per noi, nelle nostre città gli stranieri, i fragili, i discriminati. Di cui ogni città è disseminata, antidoto vivente alla tentazione di un’autosufficienza arrogante e solipsistica, di credersi onnipotenti, di respingere la vita.

Di questo si parlerà qui, a loro e alle fragilità di tutti noi è dedicata questa pubblicazione.

Mauro Grimoldi

Coordinatore Scientifico Casa dei Diritti