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Papa Francesco: conosce i suoi polli o coltiva la sua immagine di icona progressista?

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Di Roberta Cacioppo.

La scorsa settimana, una dichiarazione di papa Francesco ha risuonato come fosse un sovvertimento dell’ordine costituito: “Gli interventi sul corpo umano diventano sempre più efficaci, ma non sempre sono risolutivi: possono sostenere funzioni biologiche divenute insufficienti, o addirittura sostituirle, ma questo non equivale a promuovere la salute. Occorre quindi un supplemento di saggezza, perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona“.

Dopo un’iniziale reazione di clamoroso stupore, scopriamo che in realtà non ci troviamo di fronte a nulla di nuovo: le parole del papa non aprono sul tema dell’eutanasia – come molti hanno inizialmente sperato di leggere -, ma si limitano a sottolineare come la dignità dell’essere umano abbia il diritto di essere sostenuta, eventualmente evitando l’accanimento terapeutico.  Peraltro, questa posizione è già chiara da decenni all’interno del Catechismo, dove viene marcata la possibilità di accompagnare una persona alla morte, di fatto accettando di non poterla impedire: per la Chiesa una posizione etica molto diversa da quella del suicidio assistito (leggi qui cosa abbiamo già scritto sul tema: http://www.amicidellacasadeidiritti.it/diritto-di-vita-decorosa-diritto-di-morte-dignitosa/)  o dell’eutanasia.

Ancora una volta, quindi, un effetto “all’italiana”: nessuna innovazione nelle parole di Bergoglio, ma una sovrabbondanza di riverbero mediatico proprio nei giorni in cui la proposta di legge sul testamento biologico viene nuovamente discussa in Senato, dove è ferma da mesi. Ferma perché all’interno delle Camere ci sono forze proibizioniste che fanno di tutto per affossare una legge in nome di principi religiosi che in realtà sostengono già altro – ma chissà se loro lo sanno? –.  Ferma perché il nostro è un Paese in cui per chi governa ciò che è scritto in qualche documento ecclesiastico o dichiarato dal prelato di turno vale più di quanto sancito nella Costituzione.

In Italia, nel 2017, “la ricostruzione del quadro normativo di riferimento si realizza a partire dai principi di autodeterminazione, tutela del consenso e diritto al rifiuto dei trattamenti sanitari” (biodiritto.org). Infatti, oggi non abbiamo una legge sul testamento biologico.

Non abbiamo ratificato la Convenzione di Oviedo sui diritti umani e sulla biomedicina, firmata nel 2001 (16 anni fa!), e con regolarissima autorizzazione al Presidente della Repubblica alla sua ratifica… che però non c’è perché non sono stati emanati i decreti legislativi previsti per l’adattamento dell’ordinamento italiano.

bergoglio_accanimento2Il diritto all’interruzione delle terapie, comprese nutrizione e idratazione artificiale, è stato ottenuto per via giurisprudenziale – cioè grazie alle sentenze dei tribunali – da malati divenuti tristemente celebri, come Piergiorgio Welby ed Eluana Englaro, che avevano ottenuto l’interruzione dei trattamenti, ma solo dopo lunghissimi procedimenti legali.

Nel 2017, quindi, l’articolo 32 della Costituzione è il nostro unico riferimento giuridico su biotestamento e dichiarazione anticipata di trattamento.

E in attesa di una legge che regoli la materia, molti comuni italiani si stanno occupando della raccolta della dichiarazione anticipata di trattamento dei cittadini: un’azione ritenuta da molti necessaria per non ricostruire, a posteriori, le volontà dell’interessato.

Forse a volte il fine giustifica i mezzi, e mi piace pensare che se la dichiarazione di Bergoglio della scorsa settimana può essere servita a intiepidire la statuarietà di certi tradizionalisti, allora benvenga. Non sarà stata una rivoluzione morale, ma almeno avrà spinto qualcuno a prendersi qualche responsabilità, di quelle che si avrebbe già dovuto essersi accollato nel momento in cui si  seduto in uno dei nostri organi rappresentativi.

Perché anche morire è un diritto, profondamente umano.

Credits Immagini: ilmattino.it; associzionelucacoscioni.it

 

 

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