la-paura-ferma-tutto-anche-la-legge-foto-2

Omofobia dalla parola al fenomeno

Pubblicato il Pubblicato in LGBT

 

Di Jessica Vaccari.

Omofobia, un termine attuale ed un fenomeno discusso. Questa parola si legge spesso saltando da una testata giornalistica all’altra discrepandosi anche fra i vari programmi televisivi italiani, molte persone però ignorano il significato ed il fenomeno che ci sta dietro.

O-mo-fo-bì-a, coniata per la prima volta dallo psicologo clinico George Weinberg nel libro Society an the Healthly Homosexual è una parola greca composta dal suffisso Omos la cui traduzione è stesso o medesimo e Fobos ovvero paura, letteralmente tradotta come “paura dello stesso”. In questa definizione, viene tralasciato ogni nesso alla sessualità ma, con il passare del tempo il termine Omos è stato accostato alla parola omosessuale composta dal prefisso Omos (stesso, medesimo) e il sostantivo latino Sexus (sesso) “un solo sesso”.

La parola omofobia è stata inserita nei dizionari italiani solo recentemente, ancora nel 2013 non era semplice trovarla nei vocabolari, come racconta Alex Corlazzoli, giornalista ed insegnate, che in quell’anno ha condotto un esperimento con l’ausilio dei suoi studenti; esso prevedeva la ricerca della parola nei dizionari italiani, ma solo all’undicesimo tentativo i ragazzi hanno trovato il significato nel Garzanti 2013.

la-paura-ferma-tutto-anche-la-legge-foto-1La parola da il nome a una fobia, ovvero una paura ossessiva, clinicamente parlando, la paura dell’omosessualità o paura di essere o sembrare omosessuali. Come ogni altra fobia e paura irrazionale, anche l’omofobia richiede una cura questo però riguarda una realtà clinica ristretta, infatti, l’effettività delinea l’omofobia come un fenomeno sociale prossimo alla discriminazione e ad un odio simile al razzismo. Un problema culturale, una ricezione acritica di modelli tradizionali che condannano l’omosessualità e la persona omosessuale, l’avversione per ciò che è diverso da sé e molto spesso, questa anamnesi può sfociare in violenza. Ci sono diverse sfumature terminologiche che differenziano l’omofobia: l’accezione pregiudiziale, discriminatoria e psicopatologica. L’accezione pregiudiziale considera omofobia tutte quelle manifestazioni, convinzioni personali e sociali contrarie all’omosessualità, per esempio credere che l’omosessualità sia patologica, immorale, contro natura, socialmente pericolosa ed invalidante. L’accezione discriminatoria racchiude e definisce omofobia quei comportamenti riconducibili al sessismo, discriminazioni sul posto di lavoro, nella cultura, atti di violenza fisica e psicologica, possiamo definire questa sfaccettatura come l’acting out del sentimento discriminatorio. L’accezione psicopatologica include l’omofobia all’interno della categoria dei disturbi clinici come l’ansia e le fobie specifiche. Esiste anche un’ultima sfumatura, l’omofobia interiorizzata cioè, quell’insieme di sentimenti negativi (ansia, disprezzo, avversione) che gli omosessuali provano nei confronti dell’omosessualità propria o altrui. Essa è il frutto dell’accettazione passiva da parte delle persone omosessuali di pregiudizi, comportamenti e opinioni discriminatorie tipici della cultura omofoba.

Siamo a conoscenza che già a partire dai percorsi educativi, in senso scolastico, degli ultimi 50 anni, non c’è mai stato un approccio neutrale all’omosessualità. Mai qualcuno, a scuola, ha spiegato con naturalezza che alcune persone sono omosessuali. Al contrario, quando non è stata esplicitamente condannata, l’omosessualità è sempre stata rimossa, nascosta, negata in Italia. Il problema dell’omofobia è che influisce negativamente nella vita delle persone omosessuali che sono vittime indirette poiché non vivono la fobia ma la subiscono, come è possibile riscontrare in molteplici casi di cronaca, e, come racconta questa analisi statistica riportata dal Corriere della Sera in cui è emerso che il 25% dei suicidi fra i ragazzi europei dai 16 ai 25 anni è dovuto all’omofobia.

Credits Immagini: istitutobeck.com; pinterest.com

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *