AttualitàViolenza di genere

Molestie e abusi: dove eravamo rimasti?

di Alessia Sorgato

Quest’anno il premio Nobel per la letteratura non verrà assegnato: non capitava dal 1943 ed ora -a differenza di allora – non siamo in guerra … o sì?

L’Accademia ha annunciato questo clamoroso rinvio al prossimo anno in quanto scossa dall’annuncio che non una, ma diciotto donne, avrebbero accusato di molestie sessuali il fotografo marito di una poetessa che figura tra i membri. Tra le vittime, niente meno che la principessa Vittoria, la cui famiglia ha diffuso un comunicato a sostegno del movimento MeToo.

La notizia in sé lascia perplessi: perché proprio il premio per la letteratura e non altri? E’ indagato il marito, la poetessa cosa c’entra?! Non è abbastanza penalizzata già dall’accaduto? E ancora, perché gli altri premi sì, vengono assegnati, e questo no? Forse che oggi il solo accenno a molestie sessuali paralizza?

Forse allora le cose cominciano a funzionare?!

Un recente viaggio a New York, e la possibilità di leggere in loco la stampa locale, mi ha dato modo di accedere a diversi punti di vista.

Dal mega scandalo a Hollywood, infatti, sono successe alcune cose. Primo: Ronan Farrow, il giornalista che l’ha fatto scoppiare, ha vinto il Pulitzer.

Secondo: trovandosi a moderare il nono summit annuale Women in the World, ospitato a fine aprile dal Lincoln’s Center di New York, Ronan ha invitato sul palco tre donne italiane: Asia Argento, Laura Boldrini e Ambra Battilana Gutierrez

Ne dà un resoconto al vetriolo la rivista L’Italo Americano (seguitissima dai nostri connazionali trapiantati in USA) che lo scorso 3 maggio ha pubblicato un pezzo, dal titolo “Italy’s New Revolution?”.

Dopo aver definito quello di MeToo come il movimento che, in tutto il XXI secolo, maggiormente ha galvanizzato le folle, attirato consensi e raggruppato accoliti, l’articolo dubita apertamente che nel nostro Paese si sia pronti per una rivoluzione come quella iniziata in America.

L’Italia viene definita come un Paese “non noto per attivismo femminista, in raffronto con la Francia, l’Inghilterra e le regioni scandinave” dove parlare della “cultura passiva del tollerare le molestie sessuali” parrebbe quasi una sfida ed il nostro atteggiamento, proprio a proposito di MeToo, è definito <ambivalente>, ad esempio perché chi vi avrebbe aderito (come le tre donne sul palco) da noi è stata bollata come “vittima” ma anche come “opportunista”, persino da molte altre donne.

Il pezzo è firmato e, come tutti gli esempi di stampa, non va esente dal dubbio che chi lo ha scritto abbia espresso proprie opinioni personali più che passare in rassegna fatti di cronaca.

Ma evidenzia un dato di fatto ossia che, negli Usa, i nostri connazionali arrivino a domandarsi se in Italia siamo pronti davvero per movimenti come MeToo. Dimostriamo loro, ma soprattutto a noi stessi, che non soltanto siamo pronti, ma siamo andati avanti, molto avanti. Che non solo i movimenti ed i proclami, ma anche il mondo politico, anche a livello locale, si dimostra recettivo ed impegnato.

In fondo, è negli Stati Uniti, e non qui, che si sta organizzando una trasmissione televisiva scritta, condotta ed animata dai protagonisti dello scandalo: gente di cinema, televisione, anchormen ecc travolti dai casi giudiziari e pronti a recuperare, con lo stesso mezzo (the show) la credibilità persa.

Scommettiamo che li riabiliteranno?! (fonte, The New York Times, 29 aprile 2018, What do we do with these men? Di Katie J.M. Baker)

Credits immagine: italoamericano.org

 

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