AttualitàLGBT

Minori di serie B

di Roberta Cacioppo.

Cirinnà02Giovedì 25 febbraio 2016, dopo la sudata approvazione del decreto legge sulle unioni civili in Senato, Monica Cirinnà ha dichiarato: “È un primo passo, una vittoria con un buco nel cuore”. Ma, si sa, per un buco nel cuore si può pure morire.

La legge che è appena stata licenziata dal Senato sancisce, per la prima volta in Italia, che l’unione tra persone dello stesso sesso è riconosciuta come “specifica formazione sociale”. Più o meno il minimo dopo la sanzione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo all’Italia del Luglio scorso. Per lo meno però ci ritroviamo in una condizione di maggiore coerenza con la nostra Costituzione agli artt. 2 e 3: l’uomo ha dei diritti inviolabili e tutti i cittadini hanno uguale dignità sociale, senza distinzione di sesso. Per come è stata approvata la legge sembra però che non proprio tutti saranno messi nelle condizioni auspicate. Lo stralcio del discusso art. 51 genera infatti uno status del tutto peculiare per circa 100.000 bambini italiani, oggi divenuti di “serie B” in forza della stessa legge. Questa è, infatti, la stima del numero di minori che vivono nel nostro paese con genitori omosessuali: alcuni nati da un’unione eterosessuale terminata con un divorzio, altri (sempre di più) cresciuti sin dal principio con due mamma o due papà2.

A questi bambini chi deve pensare? Ad oggi la nuova legge lascia alle coppie gay una sorta di paracadute sulle adozioni: in base all’art. 3 (che fa riferimento esplicito alle norme vigenti, in particolare art. 44 della legge sull’adozione del 4 maggio 1983) i giudici hanno la libertà e l’autorità per decidere di emettere sentenze che consentano l’adozione del figlio del partner. Sappiamo che è già avvenuto: qualche giudice illuminato c’è stato, ma il passaggio dal sistema giudiziario è ben diverso dal sancire un principio generale di uguaglianza.

La stepchild adoption avrebbe consentito il consolidamento dei legami familiari di una famiglia ricostituita, ma soprattutto, la tutela dell’interesse del minore, che avrebbe avuto la garanzia di un rapporto giuridico riconosciuto analogo a quello genitoriale, pur senza un legame biologico con quella persona, che nelle intenzioni e nei fatti assume nei suoi confronti un ruolo genitoriale.

Riteniamo ancora che quanto approvato giovedì sia sufficiente?

Tutelare un minore, infatti, è diverso rispetto a tutelare una coppia e anche le ideologie di gruppi, di maggioranze e minoranze: si tratta di un soggetto più fragile, che non può prendere decisioni autonome, e che dipende sempre dagli adulti che di lui si occupano (affettivamente all’interno della famiglia e giuridicamente nell’istituzione).

L’evoluzione delle leggi segue quella dei costumi e a sua volta fa da sfondo all’esercizio della giustizia. Basti pensare all’evoluzione del concetto, oggi in disuso, di “patria potestà”: fino agli anni ’70, i figli erano una sorta di “proprietà” del padre, mentre ora si parla invece di “responsabilità genitoriale”, il che ha avuto implicazioni sulla diffusione di una cultura familiare più aperta e garantista.

Se invece i riferimenti di legge rimangono ancorati a un modello di famiglia rigido e dogmatico, mentre la società e la cultura si muovono in un’altra direzione, il risultato potrà soltanto essere quello della discriminazione.

Foto Vincenzo Livieri - LaPresse 02-02-2016 - Roma - Italia Cronaca Manifestazione in supporto delle unioni civili e del ddl Cirinnà Photo Vincenzo Livieri - LaPresse 02-02-2016 - Rome - Italy Demonstrtion for the same sex and civil relationships

Un’occasione mancata. Tutto il dibattito pretestuoso sulla maternità surrogata è stato funzionale ad occultare una verità che la ricerca ha messo in luce: i bambini cresciuti in coppie omosessuali non sono né più tristi o arrabbiati, o ansiosi, o meno capaci a scuola degli altri. E nemmeno crescono più omosessuali degli altri. Che l’orientamento sessuale non abbia nulla a che fare con le capacità genitoriali è stato detto molte volte in queste settimane, al di là dell’opinione personale del politico di turno. L’Ordine degli Psicologi del Lazio si è anche assunto la responsabilità di mandare un vademecum3 sulla letteratura scientifica sulla stepchild adoption ai parlamentari che discutevano sulla legge.

Ma si sa, dove si fa politica le logiche sono diverse. Nella realtà i modelli “tradizionali” semplicemente non esistono. Esistono invece delle persone che stabiliscono legami affettivi e li declinano in vario modo: genitori sono coloro che si assumono responsabilità chiare, consapevoli della propria scelta. E ove non lo siano a sufficienza, o insorgano difficoltà, ci dovrebbero essere leggi e persone che li aiutino, altrimenti non funzionerà, che si tratti di un figlio naturale, adottato, o nato con la fecondazione assistita: la genitorialità non è soltanto una questione di biologia.

1 Citazione art. 5 DdL Cirinnà: “l’affidamento personale del minore alla parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso quando lo stesso è figlio, anche adottivo, dell’altra parte dell’unione civile e il genitore biologico estraneo all’unione civile sia sconosciuto, deceduto o decaduto dalla responsabilità genitoriale

2 Secondo la ricerca Modi.di, condotta nel 2005 da Arcigay con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità, il 17,7% dei gay e il 20,5% delle lesbiche con più di 40 anni ha prole. Se si considerano tutte le fasce d’età sono genitori un gay o una lesbica ogni 20.

3 http://www.ordinepsicologilazio.it/professioni-istituzioni/stepchild-adoption/

Credits Immagini: www.ilfattoquotidiano.it; blog.lamiaombra.it

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