Salute e Libertà di scelta

Ma io piangevo tutto il tempo. Rappresentazioni psichiche del trapianto d’organo

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Di Laura Porta.

Il trapianto è un’esperienza che si colloca ai limiti della possibilità di rappresentazione. Se infatti il corpo medicalizzato si presta ad essere non solo rappresentato, ma anche oggettivabile e misurabile, il corpo vissuto, il corpo inconscio, non è mai così precisamente esplorabile, esso sfugge allo sguardo dell’osservatore ma sfugge anche a chi vi risiede, chi vi abita. I soggetti che si sono sottoposti ad un intervento di trapianto percepiscono questo scarto in maniera netta: lo scarto incolmabile tra corpo vissuto e corpo medicalizzato, corpo percepito e corpo oggettivato. Un esempio clinico molto frequente è quello dei pazienti che dicono di percepire il proprio nuovo organo. Secondo la medicina questo è impossibile, perché esso non è innervato e la capsula connettivale che lo circonda è rimasta su quello vecchio. Eppure esistono diversi forum di pazienti trapiantati che affermano di avere questa percezione, contraria ad ogni logica medica. Non è possibile concepire nessuna esplorazione del corpo vissuto, neppure nel caso ‘puro’ delle mani di un individuo che si toccano fra loro.

porta1Così Mina, che non ha mai avuto figli, dice che il suo nuovo rene lo ‘porta in grembo come il suo bambino’, un maschio per la precisione, come il sesso dell’anonimo donatore, di cui è riuscita a carpire l’identità dai discorsi dei medici in corsia.

Luna porta al gruppo un romanzo che l’aveva sostenuta durante l’intervento di trapianto e ce ne legge un passaggio: “Il seme nuovo è fiducioso, si radica nel profondo. Occorre fargli posto”. Lei, nel periodo dell’intervento, pensava a far posto al nuovo organo che avrebbe ricevuto. Oggi rileggendo questo passaggio si rende conto che si trattava di una fantasia di fecondazione.

Anche Francesco dice che durante il primo periodo si sentiva ‘incinto’, percepiva l’organo ricevuto come una ‘piccola sfera’ che gli ricordava l’immagine del cuore di suo figlio che batteva ancora nel ventre di sua madre, era tinto di un dolore lieve, assolutamente presente.

Questi sono esempi e casi di trapianti ben riusciti, ben metabolizzati psichicamente. Quando le cose vanno male, invece, gli organi trapiantati prendono forme e vite proprie, assumono tratti inquietanti e persecutori, si perpetuano come corpi estranei.

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