lettera ad uno stupratore

Lettera ad uno stupratore (anzi a tutti)

Pubblicato il Pubblicato in Violenza di genere

di Alessia Sorgato.

Che tu sia italiano o straniero e lo abbia fatto per sfogo, per vendetta, per sfregio o per solitudine, beh ecco, se sei uno stupratore devi sapere che cosa si intende per violenza sessuale e cosa ti succede adesso, qui da noi, se ti troviamo.

Commette violenza sessuale chi mette in azione un comportamento violento, minaccioso o abusante, che invade la sfera sessuale altrui, contro il volere dell’altro, mette in pericolo la altrui libertà di scegliere a favore o contro un certo atto sessuale e lo fa a fine erotico. Il concetto di violenza sessuale comprende una categoria vastissima di comportamenti, che vanno dalla carezza al bacio, dagli abbracci ai toccamenti, fino al rapporto sessuale vero e proprio, purché “gli atti sessuali siano indirizzati verso zone erogene ed idonei a compromettere la libera determinazione della sessualità del soggetto passivo”, cioè provochino sgomento, disgusto, opposizione, rifiuto in capo alla vittima che non vuole e non gradisce quell’intrusione o quel contatto (Cassazione penale, sezione terza, 5 giugno 1998).

lettera ad uno stupratoreIn realtà trovarti non è difficile, visto che secondo l’ultimo rapporto Istat, uscito a giugno di quest’anno, il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente, per cui basta che ce lo dica la tua vittima, chi sei, e noi le diamo tutto il tempo che le serve, sei mesi, invece dei soliti tre. Magari poi le hai lasciato addosso, o sul posto, qualche traccia biologica, e con i metodi che usano adesso la percentuale di esattezza è molto alta.

Forse non lo sai, ma anche in Italia ora esistono ospedali dove istituita un’unità operativa apposita per i casi di violenza sessuale, o comunque adottati alcuni accorgimenti per la raccolta di prove. Li chiamano Codice Rosa, che corrisponde al triage rosso delle ambulanze, che comporta la corsia preferenziale in pronto soccorso, o Stanza Rosa, dove si avvicenderanno medici, infermieri e psicologhe, lasciando lei tranquilla e non costretta a spostarsi da un reparto all’altro.

Pensa, esiste un kit in cui si trovano tamponi, buste, speculi, da utilizzare per raschiarle le unghie – ad esempio – ed esistono due pettini, nuovi, con cui raccogliere eventuali tracce tricologiche (capelli e peli) che tu hai lasciato. Chiederanno a lei di usarli, per riprendere confidenza con quel suo corpo che tu hai violato, e questo sarà solo il primo dei gesti gentili che le rivolgeremo.

Per noi infatti la tua vittima necessita di interventi mirati, veloci, professionali e soprattutto molto rispettosi, su tre fronti diversi: fisico, emotivo e legale. Le forniremo medici, supporto psicologico ed una immediata presa in carico da parte di un avvocato/a specializzata che – a differenza di te che dovrai dimostrare di avere un reddito inferiore ad un certo limite per accedervi – lei non dovrà pagare perché lo Stato le offrirà il gratuito patrocinio.

Le persone offese di una serie di reati, tra cui stalking, maltrattamenti endofamigliari e violenza sessuale, possono essere ammesse al patrocinio a spese dello Stato anche quando il loro reddito superi il limite di legge, oggi fissato in € 11.369,24.= annui.

Non la costringeremo a ripeterci mille volte cosa le hai fatto: la ascolteranno una volta (magari in audizione protetta, con il conforto di una psicologa), al massimo due (e non dovrà rivederti in faccia, perché in incidente probatorio la condurranno in una stanza appositamente attrezzata con un vetro divisorio a specchio).

L’incidente probatorio (art. 392 codice procedura penale) è una anticipata formazione della prova in fase di indagini e/o di udienza preliminare. Prevede vari tipi di prove, tra cui la testimonianza – in questo caso della persona offesa – ossia la vittima, che può addirittura richiederla espressamente. Ha il vantaggio di evitare che la testimone sia (ri)esaminata in aula secondo le regole usuali di esame e controesame.

Non sarà sotto il fuoco di fila delle domande del tuo legale, nel suo patetico tentativo di darle qualche responsabilità: sarà invece il giudice a filtrare le questioni e, se riterrà che quanto vogliate domandarle sia davvero rilevante, porrà la domanda e a modo suo. Altrimenti vi tenete la curiosità e lei non dovrà rispondervi.

Ti assicuro che ai nostri Tribunali ora non interessa minimamente se lei era o no vergine, vestita sconciamente o peggio ancora ubriaca, drogata o addirittura una prostituta.

Integra l’aggravante comune dell’approfittamento dello stato di incapacità altrui – o minorata difesa – aver usato violenza contro una donna che ha abusato di alcool o sostanze stupefacente “perché in tal caso si realizza una situazione di menomazione della vittima che può essere strumentalizzata per il soddisfacimento degli impulsi sessuali dell’agente (Cassazione penale, sezione terza, 11 luglio 2013, n. 38059). La pena prevista per lo stupro viene aumentata, secondo l’art. 61 codice penale.

Neppure il fatto che fosse tua moglie o la tua compagna di sarà di aiuto per mitigare la tua posizione.

Risale a oltre 25 anni fa una delle prime sentenze che decretarono il tramonto del c.d. debito coniugale: ciascuno dei componenti della coppia, infatti, mantiene il suo pieno diritto al rifiuto di un atto sessuale, di una modalità, di un frangente (Trib. Latina, 13 marzo 1989; più di recente, Corte appello Napoli, 7 febbraio 2013).

Noi abbiamo imparato il concetto di vittimizzazione secondaria, ossia di quella gogna a cui, in passato, la vittima era sottoposta da parte della macchina giudiziaria, ed ora sappiamo come evitarle quella inutile sofferenza. Non le chiederanno perché non si sia difesa, perché l’abbia fatto solo all’inizio, non riemergerà mai più quello stupro concettuale che veniva riassunto col brocardo “Vis grata puellae”, alla fanciulla piace (o fa comodo) la violenza.

Nel reato di violenza sessuale non ha valore scriminante il fatto che la donna non si opponga palesemente ai rapporti sessuali e li subisca, quando è provato che l’autore, per le violenze e le minacce ripetutamente poste in essere nei confronti della vittima, abbia la consapevolezza del rifiuto implicito ai congiungimenti carnali. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto sussistente il reato per avere l’imputato, legato da una relazione sentimentale con la vittima, fatto uso di violenza fisica più volte in precedenza e anche nei momenti immediatamente antecedenti il rapporto sessuale, rendendo, di conseguenza, irrilevante l’atteggiamento passivo di non opposizione della donna al momento del congiungimento carnale) (Cassazione penale, sezione terza, 23 maggio 2013, n. 29725).

Per noi basterebbe la sua parola, se si dimostra attendibile.

Posto che l’accertamento dei reati sessuali passa, nella maggior parte dei casi, attraverso la necessaria valutazione del contrasto tra le opposte versioni di imputato e persona offesa, soli protagonisti dei fatti, le dichiarazioni rese dalla persona offesa vengono assunte come vera e propria fonte di prova, da sola fondante la responsabilità dell’imputato, purché la relativa valutazione sia adeguatamente motivata e, dunque, la vittima sia ritenuta intrinsecamente attendibile” (Cassazione penale, sezione terza, 5 giugno 2013, n. 40610. Giurisprudenza assolutamente uniforme: vedi anche Cassazione penale, sezione terza, 13 dicembre 2006, L.F.; 23 novembre 2004, M.; 13 novembre 2003, P.; 27 marzo 2003, A.; 27 aprile 1999, G.).

E tu lo sai cosa stai rischiando?

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