AttualitàLGBT

Le rappresentazioni della cultura di genere nelle letture per bambini

Di Roberta Cacioppo.

I cambiamenti culturali cominciano dalle piccole cose quotidiane. Così, tra le tante attività che facciamo insieme ai bambini che ci stanno attorno – figli, nipoti, figli di amici -, leggiamo loro delle storie.

Tra due estremi, e oltre.

Il classico letterario di Luise May Alcott, “Piccole donne”, è un intramontabile. Una bambina nata nel XXI secolo ne è ancora molto attratta, anche se alla lettura le interruzioni possono essere parecchie, perché leggere della vita di 4  (pre)adolescenti americane vissute 150 anni fa pone curiosità e limiti non indifferenti.

gender scarry2Poi c’è “Good Night Stories for Rebel Girls”, che è un libro di favole molto attuali: racconta alle bambine (spero anche ai bambini!) di donne realmente esistite o esistenti, che hanno compiuto imprese importanti, o che hanno dovuto superare prove difficili… nel passato o nel presente, provenienti da tutto il mondo, con i più svariati colori di pelle. Tutte hanno in comune l’aver fatto qualcosa di importante nel loro campo, qualcosa che è passato alla storia. L’idea è di una startup tutta italiana ma ospitata negli USA, con l’idea di proporre il tema del superamento degli stereotipi di genere già in tenera età, giacché avvicinarsi “quanto prima a una narrazione diversa della femminilità è fondamentale” (Elena Favilli, amministratore delegato di Timbuktu Labs).

In Italia esiste anche la casa editrice Lo stampatello, nata per colmare un vuoto molto specifico nell’editoria infantile: quello rappresentato dalle famiglie in cui i genitori sono due donne o due uomini che si amano.

Nell’epoca della fluidità della famiglia (come ci dice il sociologo Zygmunt  Bauman) esiste anche questo.

E certamente gli esempi di letteratura “progressista” per bambini possono essere tanti altri, che affrontano i temi più vari riguardanti a vario titolo la questione del “genere”.

Succede anche che fumetti classici come quelli di Richard Scarry, senza essere così riformisti, manifestino una significativa messa al passo con i tempi, ammodernando progressivamente alcune illustrazioni per mostrare un atteggiamento più attuale verso ruoli di genere e razza. Un tempo, nei disegni di Scarry, le mamme indossavano abiti, e gli operai erano sempre uomini; poi negli anni ’70 sono cominciati i primi cambiamenti culturali importanti, e anche le strisce si sono evolute. In un fumetto umoristico e ironico, pensato per insegnare ai bambini vocaboli, principi matematici e funzionamenti di oggetti, i protagonisti si sono emancipati al passo con i tempi. L’ultimo aggiornamento risale al 1991 (l’autore è scomparso nel 1994), e ora le donne sono orsi che possono svolgere lavori in passato tradizionalmente riservati agli uomini, e gli uomini possono indossare nastri nei capelli; così come un “padre” può essere mostrato intento a cucinare, e la “graziosa hostess” diventa un “assistente di volo”.

gender scarry1Chi è quotidianamente a contatto con i bambini sa bene quanto gli stereotipi di genere siano ancora predominanti, nonostante i numerosi cambiamenti culturali degli ultimi 40 anni. Il risultato è, per ora, che la maggior parte delle preadolescenti ha un’immagine ideale di sé da adulta che somiglia a una donna con dei superpoteri, non a una donna reale: accanto al desiderio di realizzarsi nel lavoro, rimane quello di diventare una buona madre, ma con modalità ancora troppo simili a modelli ormai superabili. La conseguenza: un’aspettativa irrealistica e di fatto controproducente, perché spaventosa, nel momento in cui la futura donna si senta investita di assumere su di sé tutti i ruoli contemporaneamente. (Per maggiori dettagli si può consultare il progetto sul tema dell’autostima realizzato nel 2014 presso numerose scuole primarie di secondo grado a Milano e Roma).

In un momento in cui i temi dell’identità di genere sono così importanti, la cultura ha una funzione fondamentale nel costruire l’immaginario di cosa sia (o possa essere) un uomo o una donna. Nulla può essere dato per scontato nel rapporto tra le persone; miti e pregiudizi vanno continuamente analizzati e contestualizzati. Perché il nostro patrimonio culturale non diventi un pesante fardello, ma anzi uno stimolo per pensare alla donna in modo nuovo, in relazione a un’immagine maschile anch’essa in evoluzione. Difficile, certo, ma non intrinsecamente negativo come molti sembrano voler dipingere.

In fondo, anche Jo di Piccole Donne nella seconda metà dell’800 a modo suo rompeva certi schemi culturali: sarà questo il motivo per cui da sempre risulta uno dei personaggi preferiti del romanzo, uno di quelli con cui sia da sempre più facile identificarsi?

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