Attualità

Le parole della politica, della società e dei media: cos’hanno in testa gli italiani?

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di Roberta Cacioppo.

Ogni 7 anni Demos-Coop si occupa di condurre un sondaggio (su un campione statisticamente rappresentativo della popolazione italiana) per comprendere che posto occupino alcune parole giudicate rappresentative all’interno della vita delle persone. Sono state quindi scelti 40 termini, riferiti a differenti soggetti, eventi, valori, tutti accomunati dall’essere molto presenti nel nostro tempo. Il focus è stato in particolare sul contesto politico, sociale e mediatico, in senso ampio.

E’ stata così ottenuta una mappa che ha permesso di collocare ogni parola secondo due dimensioni: il gradimento di ogni singolo termine e l’attribuzione di quel termine a una prospettiva passata oppure futura. Gli ideatori del sondaggio hanno cercato di combinare tra loro il tempo e la percezione emotiva degli spunti proposti. Ciò che emerge, quindi, ci mostra la tensione tra ciò che piace e ciò che non piace, e la tensione tra ciò che viene ritenuto appartenente al passato e ciò che apre verso il futuro.

 

La mappa concettuale che è stata così ottenuta, sembra indicare in modo molto netto l’esistenza di 3 aree di significato, ciascuna veicolante messaggi piuttosto precisi; e agli estremi ci sono due contesti tra loro decisamente alternativi.

Interessantissimo questo tentativo di mostrare, attraverso le parole che riempiono i nostri discorsi, come l’Italia si rappresenta la sua realtà presente, cioè quale significato attribuisce alle esperienze di cui è spettatrice e partecipe, e quindi, in fondo, anche quali emozioni profonde sono collegate agli eventi cui fanno riferimento. Perché il linguaggio, attraverso la scelta di specifiche parole, non solo è in grado di rappresentare la realtà, ma anche contribuisce a costruirla: una peculiarità del nostro essere pensanti.

Si collocano qui alcuni valori, alcuni più astratti e generali, altri più legati alla dimensione quotidiana.

 

Il “lavoro” ha un ruolo centrale, nella duplice accezione di bisogno materiale e di principio: accanto a questa parola ci sono, infatti, la “ripresa” e la “meritocrazia”.

Popolo”, “democrazia”, “Paese Italia” sono vicini, come a esprimere il bisogno delle persone di sentirsi titolari del proprio diritto di governare, cioè padroni e responsabili di ciò che accade al Paese.

Come una sorta di traino, o di punto di riferimento, c’è un altro agglomerato di parole: “Papa Francesco”, “volontariato”, “cuore”, “speranza”. Vi è qui – in una prospettiva dinamica e propulsiva, positiva - l’unica persona tra quelle citate (gli altri sono tutti politici, e compaiono in tutt’altra zona del grafico) che risulti oggi in grado di muovere passione, in positivo. Accanto a questa raffigurazione, parole che certamente aprono verso una prospettiva positiva, stimolante ed emotivamente connotata.

 

Il campo di battaglia

In quest’area - soprannominata in modo così evocativo proprio da chi ha analizzato i dati di cui stiamo scrivendo - ci sono temi vari, differenti tra loro.

C’è una grande presenza dei media (in particolare di internet con i suoi molteplici strumenti).; ma anche tv e giornali hanno ancora un ruolo di rilievo, forse inaspettato, nella costruzione di un consenso e/o nella condivisione di informazioni.

Il tema dell’immigrazione muove molto gli animi: “ius soli”, “accanto a “O.NG”. (Organizzazioni Non governative)” e a “respingere gli immigrati”, mostrandosi come un tema indubbiamente complesso, e rispetto al quale le decisioni percorribili non sembrano essere così lineari. Insomma: un crinale difficile da attraversare.

In quest’area viene collocata anche la questione delle “unioni gay”, generatrice di acceso dibattito, anche in questo caso percepita come difficile da affrontare.

 

Colpisce la ricerca di un “leader” che sia “forte”, che evidentemente oggi viene sentito come mancante: tutti i politici di spicco, infatti, vengono relegati altrove; senza eccezioni.

In marcia verso il passato

Qui viene inquadrato tutto ciò che riguarda la politica e le sue figure di riferimento (principalmente italiane, ma è compreso anche Trump), dove tutti i politici escono indistintamente piuttosto male, essendo vissuti come rappresentativi di un’epoca passata, e certamente non graditi.

Emerge quindi un diffuso senso di sfiducia, e una considerazione negativa di persone che si vorrebbero relegare al passato, ma che di fatto sappiamo bene appartenere abbondantemente al nostro presente.

Tanta speranza per il futuro – non necessariamente sinonimo di fiducia – e un’intensa delusione per un presente che sembra voler essere consapevolmente relegato a un’epoca passata, come a dire che si sente il bisogno di svecchiarsi e di affrancarsi da certe logiche.

E anche una visione complessa del presente, che pone delle sfide la cui soluzione non è percepita di facile risoluzione.

Credits foto: “Lessico del futuro” 55° Osservatorio sul Capitale Sociale degli italiani  di Demos & pi – rapporto luglio 2017

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