Violenza di genere

Le leggi antimafia contro gli stalkers

Pubblicato il

di Alessia Sorgato

 

Nei giorni scorsi si è letto dell’applicazione, ad opera del Tribunale di Milano, di una previsione nata contro i mafiosi ed estesa agli stalkers. La notizia ci sembra molto interessante e merita qualche piccolo chiarimento tecnico, sia pur esposto in modo molto semplice e comprensibile a tutti.

La misura, che rientra tra quelle cosi dette di prevenzione, è denominata “sorveglianza speciale”, ed è stata introdotta in Italia dal decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, successivamente più volte modificato, sino allo scorso anno, quando è stata estesa anche ai soggetti indiziati del delitto di cui all’art. 612 bis c.p. ().

Consiste in una serie di prescrizioni, impartite con provvedimento del giudice, che impone di vivere onestamente, di rispettare le leggi, e di non allontanarsi dalla dimora senza preventivo avviso all’autorità locale di pubblica sicurezza; prescrive, altresì, di non associarsi abitualmente alle persone che hanno subito condanne e sono sottoposte a misure di prevenzione o di sicurezza, di non rincasare la sera più tardi e di non uscire la mattina più presto di una data ora e senza comprovata necessità e, comunque, senza averne data tempestiva notizia all’autorità locale di pubblica sicurezza, di non detenere e non portare armi, di non partecipare a pubbliche riunioni.

Inoltre, si possono imporre tutte le prescrizioni necessarie, avuto riguardo alle esigenze di difesa sociale, e, in particolare, il divieto di soggiorno in uno o più comuni o in una o più regioni, ovvero, il divieto di avvicinarsi a determinati luoghi (frequentati abitualmente da minori).

Nell’ipotesi degli stalkers, invece, è più frequente che venga vietato di avvicinarsi alla persona oggetto di persecuzione (con un effetto quindi simile a quello derivante dalla analoga misura cautelare).

Gli obblighi e le prescrizioni inerenti alla sorveglianza speciale possono essere disposti, con il consenso dell’interessato ed accertata la disponibilità dei relativi dispositivi, anche con le modalità di controllo previste all’articolo 275-bis del codice di procedura penale, ossia tramite braccialetto elettronico ().

Inoltre, ove le circostanze del caso lo richiedano, può essere aggiunto il divieto di soggiorno in uno o più comuni, diversi da quelli di residenza o di dimora abituale, o in una o più regioni.

Nei casi in cui le altre misure di prevenzione non sono ritenute idonee alla tutela della sicurezza pubblica, può essere imposto l’obbligo di soggiorno nel comune di residenza o di dimora abituale.

La durata della misura di prevenzione che non può essere inferiore ad un anno né superiore a cinque.

La misura, ovviamente, è impugnabile mediante ricorso alla corte d’appello, anche per il merito.

 

Il presupposto giuridico, già previsto nel 2011, è che il soggetto – oltre che sotto inchiesta per aver commesso atti persecutori (quindi già querelato ed inserito nel registro degli indagati), sia da considerarsi “pericoloso per la sicurezza pubblica”.

Non basta, allora, che sussistano gravi indizi di commissione del delitto di atti persecutori contro quella specifica persona che l’ha querelato, ma il soggetto deve apparire più in generale meritevole di attenzione (e contenimento) nell’interesse della collettività tutta, quindi deve aver riportato altre condanne e/o risultare indagato in altri fascicoli, non necessariamente per stalking ma anche per ipotesi di reato differenti.

A proposito di indagati per stalking, ho visto recentemente chiedere anche che si sottopongano a colloqui psicologici specifici in tema di rapporti personali nei confronti del/la partner, in un’ottica quindi non solo restrittiva, ma rieducativa e riabilitante.

Che dire in conclusione? Beh, come per tutte le nuove leggi, abbiamo bisogno di un po’ di tempo per verificare come vengano applicate. Tanto per fare un esempio, l’ammonimento del questore, che sulle prime ci aveva tanto entusiasmato, alla resa dei conti oggi si consiglia di rado.

Questa misura di prevenzione ha certamente il pregio di non esigere, per esempio, che sussistano esigenze cautelari stringenti (tipo il pericolo di fuga, per intenderci) ma presenta lo svantaggio di non prevedere la presenza del difensore della vittima all’udienza.

Bisognerà allora attrezzarsi a segnalare tutti gli elementi, utili a sostenere la richiesta di misura, direttamente e preventivamente al Pubblico Ministero e/o con memorie scritte al Tribunale.

Ad ogni modo, ben venga qualsiasi legge che argini un pericolo come quello rappresentato da uno/a stalker libero di aggirarsi attorno alla sua vittima!

 

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