Violenza di genere

“Le donne? Tutte puttane!”. Pericolosi luoghi comuni…

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Di Laura Porta.

L’affermazione del titolo potrebbe inaugurare una filiera di banalità, articolata più o meno così: “Gli uomini? Tutti puttanieri”, “Se l’è cercata lei, sapeva a cosa sarebbe andata incontro”. Discorsi da bar, chiacchiere da ignoranti? No. Perché ad affermare la frase: “In ogni donna c’è una prostituta” è stato uno psichiatra di fama nazionale, Raffaele Morelli, in un’intervista rilasciata due settimane fa alla trasmissione televisiva “Le Iene” per commentare lo scandalo Weinstein.

Prenderemo in esame qui di seguito alcune affermazioni dell’intervista per interrogarle. Anche perché, purtroppo, gli stereotipi da lui pronunciati sono condivisi da una vasta collettività, annidati nel più conforme perbenismo.

  • In ogni donna è presente sempre il fatto di poter usare la seduzione per ottenere un vantaggio.

“Se-durre”, etimologicamente parlando, significa “condurre a sé”. Pensare alla seduzione come a qualcosa di strettamente sessuale è riduttivo, in quanto anche il potere, il denaro, un concetto o un’ideologia possono essere seduttivi, non solo il corpo sinuoso di una giovane donna. Gli esseri umani sono seduttivi e usano sedurre l’altro con gli strumenti che hanno a disposizione. La seduzione non può essere collegata esclusivamente al genere femminile, è necessario prendere le distanze dallo stereotipo della donna come figura tentatrice che ispira il male, fin dal peccato originale dell’umanità. La seduzione è un concetto vasto e complesso, che riguarda tutto il genere umano.

  • Si pensi ad una bambina, a cui il padre compra una bambola per avere in cambio un bacio. Così si semina il concetto che l’affettività è legata a dei vantaggi. Da qui origina il germe della prostituzione.

“Il legame tra affettività e vantaggi”, mi soffermo a riflettere su questa affermazione. Qualcosa non mi torna. Ma che cosa si intende, esattamente, per affettività? Senza voler sciorinare complesse teorie psicoanalitiche mi limito alla definizione più basilare; in psicologia per affettività si intende un moto interiore spontaneo, che origina da un’emozione o da un sentimento e che può essere tradotto, modulato, lavorato dalla psiche fino ad essere eventualmente esplicitato attraverso un comportamento (per restare al nostro esempio un adulto in preda a un moto di affettività potrebbe manifestarlo dando un bacio al suo bambino).  Qui invece parliamo di un moto completamente capovolto: un padre chiede un bacio alla figlia, che si mostra reticente. Perciò le avanza una proposta: in cambio di un bacio le concederà in premio una bambola. Non c’è la spontaneità del bacio da parte della bambina, ma una richiesta di simulazione da parte di un adulto, a cui la bambina si adegua. Una scena tristemente nota, di cui del resto possono essere protagonisti anche bambini maschi, si tratta di un’infanzia che cede, senza troppe alternative, al sottile ricatto degli adulti; una dinamica tutt’altro che spontanea. Il problema, secondo me, è che un bacio così non ha nulla a che fare con l’affetto. Anziché individuare qui un nesso tra affettività e vantaggi ritrovo invece l’origine di come un cele-donne3rto uso della simulazione di affetto possa dare vantaggi, individuerei qui nient’altro che il germe dell’ipocrisia.

  • Harvey Weinstein non è uno stupratore, ma un dominatore. Le attrici che hanno denunciato il produttore americano per molestie non avevano capito che si trattava di una persona fredda e manipolatrice, capace di individuare e sfruttare ogni loro situazione di debolezza. Pensavano di andare a letto con lui, fingere qualche orgasmo, e poi ottenere da lui dei vantaggi. Weinstein non cercava piacere sessuale, ma voleva solo dominare e umiliare quelle attrici in virtù del suo potere. Come fai a denunciare se sei stata consensualmente a letto con lui?

Qui si pongono diversi ordini di problemi. I commenti più diffusi in questi giorni hanno fatto luce sul complesso meccanismo che lega violenza di genere e potere maschile. Saremmo di fronte all’ennesimo esempio di dominio maschile che si infiltra in ogni aspetto della vita sociale.

Se, nonostante decenni di liberazione sessuale, siamo ancora qui a interrogarci sulla linea da tracciare tra libertà e costrizione, è perché nel sesso non c’è nulla di pacificato. Le riflessioni più serie in merito alle differenze sessuali e al rischio delle prevaricazioni puntano verso l’educazione al rispetto della diversità tra uomo e donna.

Forse bisognerebbe sgombrare il campo da un discorso sulla sessualità che riproponga uno scenario di guerra e accogliere l’invito di Catherine Hakim: “S’insegni ai ragazzi l’arte di rispettare il capitale erotico femminile, piuttosto che fargli pensare che avere libero accesso alla sessualità femminile sia un loro diritto”. Sarebbe necessario spiegare loro che è molto più stimolante inventare nuovi modi per sedurre una ragazza, piuttosto che gridarle in branco frasi oscene per strada. Allo stesso tempo, si orientino le ragazze verso l’assunzione di una consapevolezza della propria sessualità, intesa come libera scelta, non oppressa dalla prevaricazione sessuale maschile, ma neppure da un certo femminismo esclusivamente rivendicativo.

  • Devi imparare a stare con [la prostituta che c’è in te] da sola e a tacere. […] Se da me viene una persona in psicoterapia e mi dice “Dottore, vorrei dirle una cosa che non ho mai detto a nessuno”, sai cosa le dico io? “La tenga con sé”.

Freud, il padre della psicoanalisi, la definì “talking cure”, prescrivendo la tecnica delle associazioni libere, ovvero il lasciarsi andare al fluire libero del discorso, anche quando esso non segue necessariamente un andamento logico o razionale. La psicoterapia è terapia della parola, pertanto mi incuriosisce la raccomandazione a “tenere con sé” i segreti. Non riesco a contemplare (nemmeno scavando nell’intero universo teorico della psicologia dinamica) una pratica psicoterapeutica che ponga ai pazienti il divieto di parlare liberamente!

Il luogo comune della “donna-puttana” è radicato nella nostra cultura e sta alla base delle peggiori manifestazioni di sessismo. Sottolineare questo binomio rinforzandolo significa strizzare l’occhio alla discriminazione sessuale, come denunciato dagli Organismi Pari Opportunità regionali. In ogni donna è presente una prostituta. Come in ogni uomo. In ognuno è presente il mendicante, il santo, lo spirito libero, il dittatore, il puttaniere, il bambino, il folle, l’idiota. Gli esseri umani sono ambivalenti, complessi, abitati da “zone d’ombra”. Ciò non significa che essi possano essere additati come “identificati” a tutti gli impulsi presenti negli abissi del loro essere.

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