Violenza di genere

La violenza domestica. Intervista a Mario De Maglie

Pubblicato il

di Nadia Muscialini.

Dr. De Maglie nel 2016 il numero dei femminicidi in Italia è stato ( fino ad ora) altissimo.La Secondo lei la violenza maschile contro le donne è in aumento nel nostro paese?

de maglieNon esiste un osservatorio nazionale che si occupi di rilevare i dati sul femminicidio, il lavoro è svolto volontariamente e con grande impegno dai centri antiviolenza, ma sarebbe sicuramente opportuno un intervento statale su questo tema per poter parlare sempre attraverso dati certi e scientifici. I dati istat sulla violenza di genere ci dicono che questo è un problema serio e diffuso, da non sottovalutare, anzi su cui è necessario intervenire. Pensare che tre donne su dieci subiscono o hanno subito delle forme di maltrattamento, nell’arco della loro vita, è impressionante, soprattutto se consideriamo che la maggior parte dei maltrattamenti in realtà non emergono perché non si arriva alla denuncia dell’uomo. Parliamo di numeri altissimi, una società civile non può esserlo con presupposti del genere, aspiriamo a esserlo forse, ma non lo siamo.

La violenza maschile non è un fenomeno emergenziale, ma strutturale, parlarne solo ora con cognizione di causa e con maggiore interesse non significa che, quando se ne parlava meno, non se ne parlava affatto o veniva considerata normale, essa non esistesse e non mietesse le sue vittime. L’aumento riguarda quindi solo l’attenzione che si dà al fenomeno più che al fenomeno in sé. Non credo che questa attenzione sia poi sempre funzionale alla realizzazione di un maschile più consapevole e meno violento, ma questo è un altro discorso, voglio solo sottolineare il ruolo dei media perché, se parlarne è importante, come parlarne lo è ancora di più.

Secondo lei è’ in aumento la violenza in generale?

Io, nello specifico, mi occupo di violenza degli uomini sulle donne, anche se spesso mi ritrovo di fronte a situazioni in cui la violenza va al di là del genere oppure in cui è la donna a esercitare qualche forma di manipolazione o violenza. Non potrei fare però della mia esperienza un parametro di riferimento generale, anche se sono convinto che viviamo un momento storico dove le tecnologie stanno dando vita a nuove forme di relazione in cui l’autenticità e alcune delle migliori componenti umane vanno mutandosi e non sono sicuro in meglio. Esiste però un libro che fornisce interessanti informazioni in proposito ed è “Il declino della violenza” di Steven Pinker, ne consiglio la lettura.

La violenza dell’ uomo sulla donna istinto biologico o questione culturale?

Credo che la risposta corretta sia nel mezzo, l’aggressività è una componente ineliminabile dell’uomo come della donna e la natura non ci ha dato niente che non ci debba essere utile in qualche modo. Certo è che picchiare una donna o un bambino non è scritto nel nostro DNA. Come gli uomini e le stesse donne vengono educati fa ovviamente parte di quel retroterra culturale che non ci permette di vivere relazioni più sane e paritarie. Gli stereotipi di genere sono fortissimi, anche oggi che se ne parla molto di più e ci sono uomini che realmente si mettono in discussione, trovo che il lavoro da fare sia solo agli albori. Per quanto bene si parli e per quanti tutti condanniamo la violenza sulle donne, questa non accenna a diminuire. Da quando mi occupo di queste tematiche, la difficoltà più grande, nel rapportarmi agli altri uomini, è sempre stata tentare di far loro capire cosa sia il sessismo e che è esso il canale privilegiato del maltrattamento domestico.

La violenza contro la propria partner o ex partner e’ una sfumatura in eccesso di un sentimento amoroso?

La violenza contro la propria partner è prima di tutto un reato, il reato più a lungo nascosto e giustificato al mondo probabilmente, non bisogna aver paura a dirlo. Detto questo dalla violenza si può uscire solo consapevolizzando quelli che sono gli effetti sulla donna, ma anche sull’uomo stesso. La violenza non ha risvolti positivi. C’è un eccesso di sentimento, ma questo non riguarda solo un’affettività che sfugge al proprio controllo e a un attento esame di realtà, riguarda emozioni che consideriamo negative come la rabbia, ma che negative non sono affatto se sapute gestire, solo che nessuno lo insegna o lo ha mai insegnato. Il tutto si lega poi all’incapacità di separarsi, di accettare un rifiuto, di considerare l’altro come non certo un estensione della propria volontà. Oggettivizzare l’altro è la prima forma di violenza che dà vita e talvolta morte a tutto il resto.

Perché l’uomo maltrattante si nasconde nel buio delle mura domestiche ?

Perché può permetterselo e perché toglie spesso pian piano alla donna la possibilità di rendersi realmente conto di quello che sta succedendo in modo da chiedere un aiuto, così il luogo dell’intimità per eccellenza, il posto dove ci si dovrebbe sentire maggiormente sicuri può diventare un inferno quotidiano.

L’identità maschile oggi è davvero liquida e poco definita?

L’identità di genere oggi è in evoluzione, non solo quella maschile, forse gli uomini sono quelli maggiormente attaccati ai ruoli perché in essi vi avevano una posizione di prestigio sociale e di comando spesso negata alle donne. Il problema non è il nuovo verso il quale, ancora timidamente, ci dirigiamo, ma il vecchio che ancora regna e difenderà fino all’ultimo il suo scettro. C’è bisogno che gli uomini si mettano maggiormente in discussione e per farlo devono parlare e parlarsi, devono poter emozionarsi, devono poter chiedere, devono poter piangere, devono poter amare senza possedere e senza smania di controllo.

Quali azioni secondo lei sono indispensabili per ridurre la violenza degli uomini sulla donna?

Sostegno economico e non solo ai centri antiviolenza e ai centri per autori, formazione specifica e mirata per trattare queste tematiche, parlare con i ragazzi nelle scuole, privarsi di ideologie che ci allontano e non ci permettono di dialogare. Essere capaci di accettare l’altro e quello che sente, anche se non è il nostro sentire, pur mettendo dei limiti ai comportamenti che ne possono derivare. A volte non è tanto il sentire dell’altro che ci ferisce quanto il comportamento che da quel sentire scaturisce.

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