Attualità

La famiglia o le famiglie?

di Roberta Cacioppo.

Ohana significa famiglia e famiglia vuol dire che nessuno viene abbandonato o dimenticato” Lilo & Stitch.

In Regione si parla della famiglia, in Comune delle famiglie. Ho dovuto meditare un po’. Dopo tanto studio dedicato alla psicologia – forse nonostante -, la definizione di famiglia di quel film per bambini è quella che oggi mi sembra efficace per descrivere ciò che quotidianamente le persone mi portano, durante il mio lavoro di psicoterapeuta.

famiglie1 Impraticabile e minimizzante, oggi, trovare un inquadramento universale per incasellare il concetto di famiglia. C’è chi l’ha definita come un caleidoscopio, parola il cui etimo riporta a “vedere bello”: poter trovare e valorizzare le potenzialità e i punti di forza, che possono esprimersi proprio nelle tante singolarità.

Le famiglie sono tante, diverse tra loro per forma e contenuto: mi sono venuti alla mente alcuni esempi, proprio partendo da conoscenze diretti.

  • In 10 anni gli italiani dai 15 anni in su che vivono soli sono arrivati a 7 milioni, aumentando del 39%1. Dall’altro lato, le famiglie con più di 5 membri si attestano al 5,72% nel 2011 (riducendosi a un quarto dal 1971)2.

  • In Lombardia, nel 2014 sono state presentate 15.795 domande di ricongiungimento familiare, pari al 24,8% del totale nazionale3.

  • Le libere unioni nel 2009 sono 897 mila e rappresentano il 5,9% delle coppie4.

  • Secondo l’Istituto Superiore della Sanità, in base alla ricerca richiesta ad Arcigay, i minori cresciuti in Italia da genitori dello “stesso sesso” era nel 2007 pari al rilevante numero di 100.000. Le coppie formate da persone dello stesso sesso che convivono sono 7.513, di cui 529 con figli. Ed ancora il 17,7% dei gay e il 20,5% delle lesbiche con più di 40 anni ha (almeno) un figlio5.

  • I matrimoni misti sono stati 18 mila nel 2011 e rappresentano la parte più consistente dei matrimoni con almeno un coniuge straniero (68%)6.

  • Commissione Affari sociali alla Camera, i dati, ricavati nel biennio 2012-2013, rilevano che in Italia sono 3,2 milioni le persone con limitazioni funzionali.  Di queste persone, 260 mila vivono come figlio assieme a uno o a entrambi i genitori. Il 20,3% vive con il partner e i figli, e il 10,6% solo con il compagno. Il 9,6%, invece, vive da solo.

  • Nel biennio 2010-2011 vivono nella famiglia di origine il 50% dei maschi e il 34% delle femmine tra i 25 e i 34 anni7.

I rapidi cambiamenti sociali e culturali cui stiamo assistendo dal secondo dopoguerra si riflettono, alimentano e a propria volta vengono influenzati dalle evoluzioni giuridiche della famiglia. Non si tratta solo di un fenomeno culturale e sociologico di forte entità, ma di una vera e propria rivoluzione dei punti di riferimento psicologici, che come tale coinvolge il mondo interno e relazionale dell’individuo.

famiglie-ricomposte-ricostituite-omogenitorialiIn una società che Bauman ha definito “liquida”, anche l’identità personale e le relazioni affettive diventano più fluide e cangianti. L’immagine tradizionale della famiglia si sta trasformando: la struttura simbolica si modifica progressivamente, andando ben oltre ciò che è padre-madre-figlio, e si muove verso nuove forme di famiglia, alternative, ma sempre famiglia. Cambiano così anche i rapporti tra l’appagamento onnipotente (in cui tutto è possibile) e il divieto del limite (che costringe, ma contiene): i legami sentimentali hanno preso il posto delle ragioni di interesse, il desiderio è ciò che muove il singolo verso la realizzazione di stesso e ciò che lo indirizza verso l’altro, c’è un maggior contatto con le proprie emozioni, e certamente anche un grande senso di fragilità. Massimo Recalcati (2014) ha definito tutto ciò “famiglia ipermoderna”, ritrovandovi una logica fortemente individualistica, guidata dalla passione, nella direzione del processo creativo.

Lavorare in ambito socio-psico-sanitario significa affrontare necessariamente tutto ciò, e soprattutto saper valorizzare la complessità di questo nuovo tessuto: apprezzarne le potenzialità, non criticarne le mancanze. Qualsiasi forma una famiglia abbia, essa rimane il fondamento della società, e come tale partecipa di una cultura di gruppo, ha un’appartenenza, e soprattutto mantiene valori di riferimento poggiati sulla ricerca di senso per la vita.

Sempre più, quindi, il ruolo dell’istituzione diventa fondamentale, perché simbolicamente essa rappresenta ormai sia il padre che la madre: un contenitore saldo e al contempo accogliente, il cui compito è quello di sostenere l’espressione delle proprie potenzialità in un contesto regolato e disponibile, comprensivo e generoso, ma non oblativo sino all’annullamento.

Valorizzare e concretizzare le risorse di uno stato sociale, soprattutto in una città delle dimensioni di Milano, significa sfruttare sempre di più il terzo settore, in questo momento soggetto pressoché esclusivo in grado di prendersi realmente cura dell’individuo e della sua famiglia. Ma il primo passo per poter offrire qualcosa di veramente adeguato è l’ascolto, attento e rispettoso, delle innumerevoli istanze portate da ciascun soggetto, che comincia con la condivisione e l’adesione ai principi costituzionali, con alla base il rispetto dei diritti fondamentali delle persone.

Fonti:

1 http://24o.it/Tncy2

2 http://www.istat.it/it/files/2014/11/C03.pdf

Credits Immagini: www.psicologialavoro.it; 

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