LGBT

Istituzioni contro

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Di Gianluca Trezzi.

Regione Lombardia ha negato il patrocinio al Milano Pride: per rincorrere posizioni politiche di parte nega attenzione ai tanti cittadini lombardi, LGBT e non solo, che chiedono una società più equa, coesa e aperta. È questo il compito di un’istituzione?

I patrocini, specie quando sono gratuiti, hanno un valore perlopiù simbolico, si sa, ma sono importanti proprio per questo: sanciscono il riconoscimento del valore di una manifestazione per la società, la comunità cui si rivolgono, da parte di un’autorevole istituzione. Negarlo significa marcare una distanza che deve essere giustificata.  Spesso però vengono ricondotti alla competizione politica spicciola, alla partigianeria che porta a sostenere le iniziative promosse da soggetti vicini alla propria area politica e rifiutare per principio di riconoscere quelle che sono legate a soggetti distanti dal proprio partito.

Da un’istituzione importante come una Regione ci si attende in teoria che possa prevalere il senso di responsabilità verso l’intera comunità che è chiamata a rappresentare e governare, nell’interesse del benessere complessivo, aldilà di possibili divergenti punti di vista ideologici o politici.

La sfilata del Gay Pride 2016 da Piazza Duca D'Aosta a porta Venezia, Milano, 25 giugno 2016. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

Eppure sembra non sia successo così nel caso del patrocinio richiesto dagli organizzatori del Milano Pride, l’annuale manifestazione che richiama l’attenzione sulla necessità di promuovere uguali diritti per i tutti i cittadini, compresi gay, lesbiche, transessuali e bisessuali. Una manifestazione aperta e inclusiva, estremamente sentita dalla città, che risponde con crescente calore e considerevole partecipazione (nel 2016 si è parlato di oltre 200.000 persone).

A favore del patrocinio nell’ufficio di presidenza della Regione hanno votato Pd e Movimento Cinque Stelle, ma a causa del voto contrario dei partiti di maggioranza e dell’astensione della Lega il patrocinio è stato negato.

Il risultato è che un’istituzione rappresentativa non sta dalla parte dei cittadini, non supporta chi chiede maggiore equità e diritti – senza volerne togliere ad altri -, chi vuole far crescere la società, promuovendo l’integrazione, la coesione sociale, in linea con il principio di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” che invece raccomanda la Costituzione italiana all’art. 3, tra i Principi Fondamentali.

Di fatto Regione Lombardia sceglie di ignorare la richiesta di maggiore attenzione di tante e tanti lombardi, girandosi dall’altra parte e lasciando che provvedano a sé stessi senza l’appoggio neppure nominale per la realizzazione di un evento che altro non fa se non promuovere convegni, incontri, dibatti, presentazioni di libri, concerti e una marcia festosa e aperta per le strade della città in nome dei diritti.

Quanto è diversa la posizione della Regione Lombardia per una città come Milano, una metropoli che dovrebbe confrontarsi con analoghe realtà europee. A Londra, Parigi e Berlino, per esempio, il Gay Pride non è un festa di parte, è un momento comune della società civile, sostenuto dalle amministrazioni di parti diverse che si avvicendano al governo, comprese quelle antieuropeiste o nazionaliste.

Maroni dovrebbe tenere presenti le parole dell’ex premier britannico David Cameron – conservatore – al momento della promulgazione della legge – sotto il suo Governo – per l’istituzione dei matrimoni gay nel 2014 (le unioni civili erano già possibili da quasi dieci anni): “Oggi è un giorno importante. Io credo fortemente nel matrimonio, aiuta le persone a impegnarsi l’una con l’altra e penso che sia giusto anche per i gay potersi sposare… si tratta … di rendere più forte la nostra società” e come hanno aggiunto altri autorevoli esponenti del suo partito, compresa l’attuale premier Theresa May, “noi dobbiamo sostenere i matrimoni gay non nonostante, ma perché siamo conservatori“.

Chi ha paura di estendere i diritti civili non è conservatore, è antidemocratico.

Immagini: repubblica.it; ansa.it

Un pensiero su “Istituzioni contro

  1. omofobi come sono non cera da meravigliarsi bene ha fatto il coordinamento richiederlo- ancora una volta anni luce di distanza- Raffaello

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