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Intervista a Marco Cappato: pensieri e battaglie sul fine vita

Pubblicato il Pubblicato in Attualità, Salute e Libertà di scelta

Di Laura Porta.

“L’amore è il motore principale della civiltà”

(S. Freud)

Marco Cappato è un politico italiano dei Radicali e dell’Associazione Luca Coscioni, noto anche per le sue “disobbedienze civili”, che sconta personalmente con arresti ed imputazioni. In questa intervista gli chiederò di parlarci del suo pensiero e delle sue battaglie in merito alla legalizzazione in Italia dell’eutanasia e del suicidio assistito.

L.P.: In Italia non esiste una legge che regoli e disciplini il suicidio assistito. Chi non può mettere in atto la propria volontà suicidaria è costretto a rinunciarvi oppure ad espatriare, come nel caso di DJ Fabo, che le ha chiesto aiuto per essere accompagnato alla Dignitas, in Svizzera. Può raccontarci qualcosa in più su questa vicenda?

M.C.: L’8 novembre inizierà il processo nei miei confronti. Visto che il Parlamento è fermo, sarà almeno un’occasione per fare chiarezza sul piano giudiziario rispetto a ciò che si può o non si può fare. Posso però intanto dire che, con Mina Welby, noi proseguiamo con la disobbedienza civile, con l’obiettivo di seguire i tantissimi casi di persone che si rivolgono a noi. Ne parleremo anche al Congresso dell’Associazione Luca Coscioni, il 30 settembre e 1 ottobre a Torino, insieme a tutti coloro che sono interessati a dare una mano.

L.P.: In che cosa consiste la sua imputazione coatta per aiuto al suicidio? Può riassumerci la storia di questa accusa? È stato lei ad autodenunciarsi, perché?

M.C.: Il codice penale del 1930 punisce con un minimo di 5 e un massimo di 12 anni di carcere chiunque agevoli il suicidio, senza fare alcuna distinzione o eccezione per quando la richiesta è di malati terminali che avrebbero comunque, secondo Costituzione, il diritto di sospendere le terapie sotto sedazione. La Procura di Milano infatti, proprio sulla base dei principi costituzionali e internazionali, aveva chiesto la mia archiviazione. Il Giudice per le Indagini Preliminari invece ha chiesto il rinvio a giudizio. Mi sono autodenunciato perché di fronte alla possibilità di interpretazioni tanto diverse credo che i cittadini abbiano diritto a regole certe e, se possibili, migliori. Personalmente, ritengo di avere fatto solo il mio dovere.

L.P.: Qual è la sua riflessione sul rapporto degli italiani con la morte e con il suicidio?

intervista-a-marco-cappato3M.C.: Ciascuno ha il proprio rapporto, per ciascuno diverso. Il problema è che la morte e il suicidio sono temi tenuti fuori dal dibattito pubblico, tranne quando sono trattati come tema di scontro tra fazioni. Questo tabù contribuisce a ingenerare paure e solitudine, alimentate da divieti assurdi e controproducenti.

L.P.: Chi contesta la promulgazione di leggi sull’eutanasia e si oppone al suicidio assistito lo fa sulla base di una difesa della sacralità della vita e del fatto che nessuno può decidere della propria o altrui morte, in quanto la vita non ci appartiene. Che cosa ne pensa di questa posizione?

M.C.: Come posizione morale di chi ne è convinto, non posso che rispettarla. Il problema è la pretesa di trasformarla in un obbligo per tutti i cittadini, anche per chi crede di avere il diritto di essere fino alla fine libero di scegliere per se stesso. E’ la vecchia pretesa dello Stato Etico, dal quale sono nati i peggiori totalitarismi della storia contemporanea. Il compito della legge non è quello di aderire a una morale, ma di fare in modo che le convinzioni di una persona non impediscano le scelte degli altri.

L.P.: Può farci esempi di persone da lei incontrate?

M.C.: Ci sono persone che chiedono l’eutanasia, ma che in realtà stanno chiedendo solo aiuto, per essere curate meglio, per ricevere migliori cure palliative, per essere meno sole di fronte alla morte. Ci sono persone che sono colpite da depressione temporanea e curabile. Ma ci sono anche molte persone che sono curate bene, perfettamente in grado di intendere e di volere e circondate dai loro cari…e che comunque sono determinate nel voler interrompere una condizione di sofferenza insopportabile e irreversibile. Legalizzare serve proprio a distinguere questi casi e a trattarli in modo diverso.

 L.P.: Com’è la situazione attuale italiana per la legge sull’eutanasia?

M.C.: Abbiamo depositato una proposta di legge di iniziativa popolare 4 anni fa, con le firme di 67.000 cittadini. Non è mai stata discussa nemmeno un minuto. Ora potrebbe passare almeno il testamento biologico, ma c’è il rischio che i partiti di nuovo blocchino tutto. Sarebbe molto grave, anche per la credibilità del Parlamento.

 L.P.: Perché si batte in merito a queste leggi?

M.C.: Credo nel diritto come strumento per impedire che prevalga la prepotenza di alcuni sulla pelle di tutti gli altri, in particolare le persone gravemente malate che fanno più fatica a difendersi e a realizzare le proprie scelte.

Una battaglia etica, oltre che legale, quella di Marco Cappato, affinchè la Legge, su un tema così incandescente come il fine vita, possa tener conto delle persone, una per una. Una battaglia affinchè l’insondabile decisione individuale di vivere o di morire resti dei soggetti, fino alla fine, per il rispetto della decisione di ciascuno. Un rispetto che è una forma di amore, in quanto “l’amore è il motore principale della civiltà”.

 

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