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Il Referendum spiegato ai bambini

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di Alessia Sorgato.

referendumBuongiorno bambini, se per il 4 dicembre avete voglia di giocare a casa o di andare in centro a vedere l’albero e le altre novità di Natale, dovete però essere pazienti e accompagnare prima mamma e papà al seggio (che magari è proprio nella vostra scuola) perché devono votare. Che cosa stavolta? Beh, stavolta non è per il sindaco o per le elezioni nazionali, sì per queste cose sono già andati, si tratta di un referendum costituzionale. Vi spiego, e per farlo procediamo per punti, piano piano e in modo semplice.

  1. Cos’è il referendum: si tratta di uno, forse del più importante, strumento che i cittadini italiani possiedono per dare la loro opinione e cambiare una legge che, come sapete, è lavoro dei nostri politici. Servono moltissime firme per arrivare a questo, soprattutto perché stavolta va eventualmente cambiata (questo dipenderà dal risultato) una legge importantissima, più importante di tutte le altre, la prima nella classifica delle leggi d’Italia: la Costituzione. Per cambiare la Costituzione sono infatti necessarie le sottoscrizioni di un quinto dei membri di una Camera, di cinque Consigli regionali e/o di cinquecentomila elettori.
  2. Cosa chiede questo referendum: attraverso la domanda che mamma e papà troveranno nella scheda, che qui vedete, si vuol sapere se anche i vostri genitori sono d’accordo con quello che i politici (sia il Senato che la Camera dei Deputati, sia pur con percentuali diverse di voti favorevoli e contrari) hanno deciso con una legge che nello scorso mese di aprile è stata pubblicata e riguarda una serie di argomenti. In pratica, gli italiani possono decidere se confermare o meno questa riforma che il Parlamento ha già approvato.
  3. Cosa significa bicameralismo paritario? Attualmente in Italia abbiamo due gruppi di politici, che ci rappresentano, che sono chiamati deputati e senatori, e sono rispettivamente 630 alla Camera (spesso in breve chiamata Montecitorio) e 315 al Senato della Repubblica (o Palazzo Madama) a cui si aggiungono i senatori a vita. Assieme questi due gruppi, detti “Camere” e distinti in Camera bassa e alta, formano il Parlamento della Repubblica Italiana che è l’organo costituzionale che, all’interno del sistema politico italiano, è titolare della funzione o potere legislativo e del controllo politico sul governo.
  4. In che senso vogliono “superarlo”? se vincerà il SI, la prima novità sarà numerica, perché i senatori scenderanno di numero a 100 persone. Cambierà anche il modo di sceglierli che passerà dai cittadini ai Consigli regionali, a livello sia attivo che passivo, ossia non saremo più noi elettori a votarli tra tutti i candidati, bensì i consiglieri e solo tra di loro. Questo almeno per 95 senatori, a cui si aggiungeranno i 5 eletti dal Presidente della Repubblica e gli ex Presidenti stessi.
  5. Ma quindi è un superamento solo numerico? Assolutamente no, la riforma è qualcosa di molto di più, perché vuole cambiare radicalmente anche le funzioni delle Camere. Il Senato diventerà l’organo di rappresentanza delle istituzioni territoriali (le Regioni, per essere brevi, come è dimostrato dal fatto che saranno senatori solo dei consiglieri regionali), la carica di senatore durerà quanto il mandato di consigliere regionale, e voterà solo alcune leggi, non tutte come adesso, e precisamente le più importanti (come le leggi di revisione della Costituzione) e quelle che lo riguardano direttamente (come le norme sulle autonomie regionali) oltre ai referendum.
  6. E la Camera? Ai deputati, il cui numero non cambia, resterà quindi il compito di rappresentare la Nazione, indirizzarla politicamente e controllare l’operato del Governo, con cui manterrà – o spezzerà – il rapporto di fiducia.
  7. Dicono che si risparmierà: i consiglieri regionali, che verranno eletti anche senatore, percepiranno solo lo stipendio della prima carica, nessuna indennità aggiuntiva. Questo, almeno per ora.
  8. Cambia qualcos’altro? Beh, sì, verrà soppresso il Consiglio nazionale dell’Economia e del lavoro (CNEL), una specie di piccolo parlamento, oggi formato da 24 persone scelte tra esponenti sindacali, imprenditoriali e sociali il quale, senza indennità né rimborsi spese, ha il compito di formulare proposte in tema di lavoro. In questi anni ha prodotto 96 pareri, 350 osservazioni e proposte, 270 rapporti e studi, 90 relazioni, 130 convegni e 14 disegni di legge, nessuno dei quali è stato recepito dal Parlamento.

Altri cambiamenti? Sì: verranno eliminate le previsioni che la Costituzione dedica alle Province, oltre al fatto che verrà ridistribuita tra Stato e Regioni tutta la materia su cui oggi legiferano entrambe.

 

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