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Il nuovo statuto dei diritti della vittima

Pubblicato il Pubblicato in Attualità, Violenza di genere

di Alessia Sorgato.

vittimaFinalmente sbarca anche in Italia la legge applicativa della direttiva 2012/29/UE, approvata dal Parlamento e dal Consiglio europeo nel lontano 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato.

La nostra legge di attuazione è il decreto legislativo n. 212 del 15 dicembre 2015, entrato in vigore lo scorso 8 gennaio: un atto dovuto, perché ratifica un impegno assunto anche dal nostro Paese in sede comunitaria, ma comunque un importante passo avanti nella difficile strada della tutela della vittima.

Il decreto va infatti a modificare alcune norme del codice di procedura penale ed opera su vari livelli, che si possono più o meno accorpare in alcuni grandi temi cruciali nel difficile rapporto tra vittime e giustizia penale: la partecipazione alla fase delle indagini preliminari – che raggruppa il diritto ad una serie di informazioni – e lo statuto speciale della c.d. prova dichiarativa (ossia della testimonianza).

  1. Il diritto ad essere informata

L’art. 90 bis del codice di procedura penale, come riformato dal decreto qui in esame, elencherà una serie di avvisi che, sin dal primo contatto con l’autorità procedente, verranno forniti alla parte lesa. Dovrà essere impiegata una lingua a lei comprensibile e presumibilmente la forma cartacea, a disposizione di commissariati e Questure, ma di cui pare fin da ora opportuno l’utilizzo anche in Pronto Soccorso e nei Centri anti-violenza.

Le informazioni di cui la vittima verrà subito munita riguarderanno:

– le modalità di presentazione degli atti di denuncia o querela,

– il ruolo che assume nel corso delle indagini e del processo,

– il diritto ad avere conoscenza della data, del luogo del processo e della imputazione e, ove costituita parte civile, sul diritto a ricevere notifica della sentenza, anche per estratto;

-la facoltà di ricevere comunicazione dello stato del procedimento e delle iscrizioni di cui all’articolo 335, commi 1 e 2;

– la facoltà di essere avvisata della richiesta di archiviazione;

– la facoltà di avvalersi della consulenza legale e del patrocinio a spese dello Stato;

– le modalità di esercizio del diritto all’interpretazione e alla traduzione di atti del procedimento;

– le eventuali misure di protezione che possono essere disposte in suo favore;

– i diritti riconosciuti dalla legge nel caso in cui risieda in uno Stato membro dell’Unione europea diverso da quello in cui e’ stato commesso il reato;

– le modalità di contestazione di eventuali violazioni dei propri diritti;

– le autorità cui rivolgersi per ottenere informazioni sul procedimento;

– le modalità di rimborso delle spese sostenute in relazione alla partecipazione al procedimento penale;

– la possibilità di chiedere il risarcimento dei danni derivanti da reato;

– la possibilità che il procedimento sia definito con remissione di querela di cui all’articolo 152 del codice penale, ove possibile, o attraverso la mediazione;

– le facoltà spettanti nei procedimenti in cui l’imputato formula richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova o in quelli in cui e’ applicabile la causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto;

– le strutture sanitarie presenti sul territorio, alle case famiglia, ai centri antiviolenza e alle case rifugio.

Non solo: a queste si aggiunge anche la comunicazione, su richiesta della vittima e con l’ausilio della polizia giudiziaria, dei provvedimenti di scarcerazione e cessazione della misura di sicurezza detentiva nonché dell’eventuale evasione (salvo risulti un pericolo concreto in danno dell’autore del reato, ossia il rischio di ritorsioni violente da parte della vittima o di soggetti a lei vicini). È già previsto – anche se spesso dimenticato dai Giudici – che la vittima possa esprimere il suo parere quando sia l’imputato a chiedere la revoca o la modifica di una misura cautelare.

2 – La testimonianza della vittima

Due sono le innovazioni rilevanti introdotte dal decreto: la prima – generica – attiene all’introduzione di un concetto nuovo, destinato a ricevere grande attenzione da parte della giurisprudenza: la cosi detta condizione di particolare vulnerabilità.

giornata-mondiale-contro-la-violenza-sulle-donne-gli-uomini-siano-i-primi-a-mettere-sotto-accusa-chi-genera-violenza-587x365Viene consacrata nel nuovo articolo 90 quater del codice di procedura penale, che recita che vada < desunta, oltre che dall’età e dallo stato di infermità o di deficienza psichica, dal tipo di reato, dalle modalità e circostanze del fatto per cui si procede. Per la valutazione della condizione si tiene conto se il fatto risulta commesso con violenza alla persona o con odio razziale, se e’ riconducibile ad ambiti di criminalità organizzata o di terrorismo, anche internazionale, o di tratta degli esseri umani, se si caratterizza per finalità di discriminazione, e se la persona offesa e’ affettivamente, psicologicamente o economicamente dipendente dall’autore del reato>.

Un ventaglio ricchissimo quindi, che spazia da condizioni oggettive relative alla persona della vittima (come la giovane o avanzata età) o del fatto di reato di cui è parte lesa (commesso con violenza, o con odio, o riconducibile a terrorismo, tratta o discriminazione) ai rapporti intersoggettivi che la legano all’autore del reato (affettivi, psicologici o economici).

Una volta riconosciuta questa condizione in capo alla persona offesa, da essa discenderanno una serie di accortezze, volte ad evitare fenomeni di cosi detta vittimizzazione secondaria: anzitutto sarà possibile la riproduzione audiovisiva delle sue dichiarazioni – operazione che dovrebbe impedire che sia costretta a ripeterle più volte (anche grazie all’estensione della previsione per cui il suo esame in aula sarà ammesso solo ove debba vertere su fatti e circostanze diverse rispetto a quanto già raccontato).

Ora, inoltre, potrà essere chiamato anche un esperto in psicologia o psichiatria, in ausilio dell’ufficiale di Polizia giudiziaria impegnato ad interrogare la vittima, anche maggiorenne, con ciò estendendo una norma attualmente esistente in favore dei minori di età. È ulteriormente previsto che, in occasione della richiesta di sommarie informazioni, la parte lesa non abbia contatti con la persona sottoposta alle indagini e non sia chiamata più volte a ripetere i suoi racconti, salvo sia assolutamente necessario per le indagini.

Ampliata anche la possibilità di domandare che la testimonianza della vittima sia assunta tramite il cosi detto incidente probatorio, un vero e proprio esame (quindi con domande provenienti da tutte le parti processuali, dal Pm alle difese) caratterizzato dal fatto di svolgersi in stanze particolari, inframmezzate di solito da un vetro a specchio, ove la vittima vede solo il Giudice e l’esperto in psicologia, che provvedono a filtrare le questioni.

Anche in dibattimento è possibile richiedere modalità protette di assunzione dell’esame della vittima: porte chiuse, paravento, nessun contatto visivo con l’imputato e così via.

Chiude il novero di queste nuove norme a cautela della vittima una disposizione dettata per accertare la minore età della vittima, per cui quando sussista il dubbio (si pensi al caso di minori stranieri approdati nel nostro Paese non accompagnati e privi di documenti) verrà disposta apposita perizia per verificare, ed un’ulteriore previsione che allarga alla persona legata da relazione affettiva alla vittima, e con questa stabilmente convivente, la possibilità di costituirsi parte civile quando il partner sia deceduto in conseguenza del reato.

La seconda innovazione riguarda gli stranieri: il nuovo articolo 143 bis del codice di procedura penale prevede la nomina di un interprete quando occorre tradurre uno scritto in lingua straniera o in un dialetto non facilmente intellegibile ovvero quando la persona che vuole o deve fare una dichiarazione non conosce la lingua italiana nonché quando occorre procedere all’audizione della persona offesa che non conosce la lingua italiana e nei casi in cui la stessa intenda partecipare all’udienza e abbia fatto richiesta di essere assistita dall’interprete.

L’assistenza dell’interprete può essere assicurata, ove possibile, anche mediante l’utilizzo delle tecnologie di comunicazione a distanza, sempre che la presenza fisica dell’interprete non sia necessaria per consentire alla persona offesa di esercitare correttamente i suoi diritti o di comprendere compiutamente lo svolgimento del procedimento.

Inoltre la persona offesa, che non conosce la lingua italiana, ha diritto alla traduzione gratuita di atti, o parti degli stessi, che contengono informazioni utili all’esercizio dei suoi diritti: potrà perfino depositare l’atto di denuncia – querela redatto nella sua lingua madre e, se dovessero emergere delitti perpetrati in suo danno in un altro Stato, verrà curato l’inoltro della segnalazione di notizia di reato laddove commessi.

Un primo commento a caldo: la direttiva europea prevede molte più norme e consacra molti più diritti, tra cui spiccano quello a svolgere proprie investigazioni e a chiedere il risarcimento del danno, ma queste previsioni mancano al decreto n. 212 in quanto già adeguatamente presenti nel nostro ordinamento.

In verità il rinvio alla legislazione nazionale, operato da quello europeo, è doveroso in quanto i vari sistemi sono diversi (per esempio in Francia esiste una figura specializzata denominata Juge des mineurs; in Belgio, Finlandia ed Estonia le organizzazioni di assistenza sono presenti direttamente nei posti di polizia o nelle vicinanze. Un fondo per servizi di assistenza creato dal denaro sequestrato ai condannati per reati penali è invece attivo in Danimarca, Polonia e Regno Unito). Ma è altrettanto innegabile che quello appena predisposto è soltanto un primo approccio alla dimensione vittimologica del processo penale italiano, ancora fortemente imperniato sul principio per cui la partecipazione dell’offeso è, intanto, solo eventuale e, comunque, passa doverosamente dalla costituzione di parte civile, che ha come obiettivo il risarcimento del danno.

Questo passaggio forzato la fa giocoforza apparire interessata dal punto di vista economico anche laddove invece aspiri solo ad ottenere giustizia attraverso la punizione del colpevole, e quindi impone un vaglio molto rigoroso della sua attendibilità, che impone interrogatori ed esami anche da parte della difesa dell’imputato.

Credits immagini: famigliaeminori.blogspot.it; www.eventiesagre.it

 

 

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