Attualità

Il Grooming

A cura di Giulia Carloni

Stiamo vivendo un momento storico di grande cambiamento. Siamo fermi, costretti nelle nostre case. Un virus fuori dalle nostre porte ci minaccia. Siamo sempre più collegati; internet diviene lo strumento per sentirci più vicini. Grazie ai social possiamo ritrovarci a cantare sui nostri balconi; grazie a internet le scuole e le università non si sono fermate e atti di solidarietà sociale diventano evidenti, condivisibili e apprezzabili. Stiamo scoprendo l’enorme risorsa del lavoro telematico, delle video call e degli aperitivi su WhatsApp.

Ma se fossimo comunque vulnerabili? Sappiamo che dietro alla rete esistono profili falsi, ruoli che si sgretolano, conversazioni incontrollate e fucine di insulti. L’utilizzo eccessivo dei social sta facendo perdere il contatto umano fisico e, piano piano, il contatto umano autentico: ci capita di vedere situazioni in cui lo smartphone sembra essere il protagonista.

Le relazioni sono basate su vettori virtuali e su una fiducia debole e contestualizzata. Entrare in relazione diviene più semplice, perché connessi ovunque e sempre. La violenza in piazza aumenta, così come la paura e l’infelicità. Sulla rete non siamo protetti e ci trascorriamo la gran parte delle nostre giornate (soprattutto in caso di emergenza sanitaria).

In questo contesto fluido e – alcune volte – privo di legami reali, una dinamica relazione come il grooming può avere la meglio.

Cos’è il grooming?

Il termine “grooming” deriva dall’inglese “to groom”, curare. Il “Grooming”, letteralmente, rappresenta il gesto di “accarezzare il pelo” che gli animali si scambiano per affetto o igiene. Da qui il “child grooming” ovvero l’insieme di comportamenti volontariamente intrapresi da un adulto per suscitare la simpatia, carpire la fiducia e stabilire un rapporto emozionale con una persona minorenne, in modo da abbassarne le difese per poi approfittarsi di questa.

Il grooming è una tecnica particolare messa in atto da donne e uomini adulti che, mediante lusinghe (o addirittura minacce), carpiscono la fiducia dei giovani e giovanissimi. L’obiettivo dei groomer è la manipolazione, lo sfruttamento e l’abuso. Le vittime possono, quindi, essere minacciate, abusate sessualmente, trafficate o sfruttate.

Il grooming può durare settimane o anni. Senza discriminazione di razza, genere o età, il groomer può costruire una relazione anche con la famiglia o con gli amici della persona minorenne, apparendo affidabile o autorevole. Chiunque è a rischio.

Ovviamente, il grooming cambia da Paese a Paese, da continente a continente. In generale il grooming può avvenire on line o di persona. O entrambi.

Chi è il groomer?

Il groomer può essere una persona conosciuta (a scuola, in famiglia, in palestra o in altri centri di aggregazione) oppure qualcuno che pretende di essere chi non è.

Attraverso app, siti e giochi utilizzati maggiormente da giovani e giovanissimi, i groomer imparano la loro cultura e le loro abitudini.

Le relazioni possono variare da una relazione d’amore a una relazione ossessiva; il groomer può diventare il mentore o rappresentare una figura autoritaria.

Come si comporta il groomer?

In una società in cui si ricerca in continuazione il compiacimento altrui, le tattiche di adescamento possono essere le più svariate.

On line o di persona, il groomer pretenderà di essere più giovane, ma offrirà consigli e dimostrerà comprensione, dando attenzioni e comprando piccoli regali. In alcuni casi porterà la vittima in gita o in vacanza.

Il groomer sicuramente proverà ad isolare la persona giovane dalla sua famiglia e dai suoi amici, producendo una sensazione di dipendenza che, come conseguenza, aumenta il potere e il controllo del groomer. Può anche essere un gioco sui sensi di colpa o di vergogna.

La vittima di grooming

È molto importante sottolineare che la vittima spesso non sappia di essere tale,vperché la dinamica è subdola e non facilmente riconoscibile dall’interno. I giovani e giovanissimi in questa trappola possono provare sensazioni difficili e contrastanti, dalla paura all’amore, dallo stress alla confusione. Difficilmente parlano con le loro figure adulte di riferimento.

Infatti, non è facile riconoscere una vittima di grooming: i segni possono essere nascosti o non ovvi. Esempi sono la comparsa di oggetti inaspettati, vestiti o cellulari; l’aumento del tempo trascorso fuori casa e della riservatezza, accompaganti da reazioni aggressive, confuse e stressate. La vittima, inoltre, può avere difficoltà legate al sonno e alla concentrazione, ansia e depressione. Può apparire non comunicativa, arrabbiata o turbata.

Gli effetti negativi possono viriare, dalla depressione all’ansia, da disturbi alimenti, all’abuso di alcol o di sostanze. L’autolesionismo può essere una conseguenza dello stress post-traumatico, insieme a una vita sessuale squilibrata e a problemi relazionali. Molti ragazzi hanno difficoltà ad interfacciarsi con lo stress ed emergono forti sensazioni di vergogna e sensi di colpa insormontabili.

Come prevenire il grooming

Con un accesso alla rete semplificato e con una continua – alcune volte spasmodica – ricerca dell’accettazione, i groomer hanno un campo vasto di prede e le vittime possono cadere nella trappola facilmente. Però prevenire il grooming è possibile, attraverso la realizzazione di incontri sull’educazione affettiva e relazionale, sull’autodeterminazione di sè e sull’utilizzo sicuro di internet. Promuovendo, quindi, lo sviluppo di attività laboratoriali nelle scuole e in centri di aggregazione per giovani che prevedano la riflessione e l’approfondimento di tematiche legate alla costruzione di relazioni di fiducia e non di controllo o di sottomissione. È inoltre fondamentale che gli adulti ripensino alle relazioni di dialogo che instaurano (dentro e fuori la famiglia) con i ragazzi.

Un’altra strategia è legata alla comunicazione: la disinformazione è sempre una debolezza, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo dei social media e della rete.

La Legge italiana

L’Italia, nel 2012, ha ratificato, attraverso la Legge 172, la Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, stilata a Lanzarote il 25 ottobre 2007. Quest’ultimo aggiustamento giuridico prevede un miglioramento: il reato di “grooming” è stato introdotto nel nostro codice penale, con l’articolo 609-undecies (adescamento del minore in rete) e punisce “qualsiasi atto volto a carpire la fiducia del minore attraverso artifici, lusinghe o minacce posti in essere anche mediante l’utilizzo della rete internet o di altre reti o mezzi di comunicazione”. Il legislatore italiano ha deciso di punire anche il tentativo di adescamento e non soltanto il reato in sé. La fattispecie però si riferisce all’adescamento di minori di sedici anni, restando esclusi i minorenni che hanno un’età di sedici e diciassette anni. Il legislatore ha pensato che le influenze subite dopo quest’età possano avere minore forza.

Rimane comunque scoperto, a livello legislativo, il grooming di persona, che, nei casi peggiori, sfocia in reati come la violenza sessuale, sfruttamento o minaccia.

Come intervenire

È importante conoscere come contrastare il grooming in rete e sapere come intervenire. Quello che si può fare, quando si ha a che fare con questo fenomeno, è denunciare il fatto alle autorità competenti, per esempio la Polizia Postale e delle Comunicazioni.

Sicuramente parlarne e liberarsi dei sensi di colpa è il primo passo, se si è vittima. Nei panni dei caregivers è poi fondamentale non incolpare, non minimizzare la situazione e ascoltare le necessità della giovane vittima.

Gli effetti dell’adescamento, invece, dovrebbero essere sottoposti sotto l’attenzione di uno psicologo, di un pedagogista o consulente pedagogico, o ancora di un gruppo di auto-mutuo aiuto. Il groomer, ugualmente, dovrebbe intraprendere un percorso di supporto psicologico e pedagogico, per affrontare al meglio le scelte future.

In conclusione

In questo contesto è fondamentale contrastare i reati a danno dei minorenni, promuovendo una ristrutturazione dei legami, attraverso la comunicazione efficace, l’informazione indipendente e “popolare” e un’educazione mirata sui temi di autodeterminazione del proprio corpo e del proprio essere, volta ad assicurare un’autostima e apprezzamento di sé dei giovanissimi e dei giovani.

FONTI

https://leg16.camera.it

https://www.minori.gov.it

https://www.nspcc.org.uk

https://www.accademiacivicadigitale.

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