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Il disegno di legge sul bullismo

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di Alessia Sorgato.

bullismo1Il 20 settembre scorso la Camera ha licenziato, e mandato al Senato, il disegno di legge n. 1261 che si occupa di bullismo e cyber bullismo. Una legge non più rimandabile, a fronte del numero battente di casi tragici di ragazzi e ragazze vittime di soprusi e violenze ai quali solo la morte sembra l’unica via di scampo.

Una legge che ha un compito molto delicato: “definire”, nel doppio significato che questo verbo assume in ambito penalistico, perché indicare le condizioni in presenza delle quali ci troviamo di fronte ad un reato ha altresì il ruolo di lasciarne invece fuori tutti i casi che non rispecchino quell’ipotesi. In Italia vige il divieto di analogia per cui è delitto solo ciò che viene indicato come tale dalla legge e se rispecchia il paradigma astratto.

Una legge che ha un secondo compito, forse ancora più delicato, nascente dalla caratteristica, unica probabilmente nel panorama legislativo italiano, per cui sia la vittima che il “carnefice” non hanno ancora compiuto diciotto anni: la sua finalità pertanto non deve essere (solo) repressiva, ma soprattutto preventiva ed educativa, oltre che di recupero sociale del reo.

Sotto il primo profilo, l’articolo 1 è chiaro: con il termine «bullismo» si intendono l’aggressione o la molestia reiterate, da parte di una singola persona o di un gruppo di persone, a danno di una o più vittime, idonee a provocare in esse sentimenti di ansia, di timore, di isolamento o di emarginazione, attraverso atti o comportamenti vessatori, pressioni o violenze fisiche o psicologiche, istigazione al suicidio o all’autolesionismo, minacce o ricatti, furti o danneggiamenti, offese o derisioni per ragioni di lingua, etnia, religione, orientamento sessuale, aspetto fisico, disabilità o altre condizioni personali e sociali della vittima.

A ben vedere, la tecnica di redazione non è eccelsa, perché apre con una alternativa di comportamento di tipo “aperto”, molto simile a quella già utilizzata per gli atti persecutori (altrimenti detti stalking), indicando “aggressioni o molestie” ma poi invece di lasciare al giudice il compito di circostanziare questa condotta, ne propone una specie di catalogo esemplificativo che, temo, sia solo controproducente. E mi spiego. L’articolo 612 bis del codice penale, norma nuova come si sa perché introdotta tra il 2009 ed il 2010, dopo tanti dibattiti venne formulata in modo molto aperto: “salvo il fatto costituisca più grave reato (e questa cosidetta clausola di salvaguardia non mi pare sia presente nel testo sul bullismo), chiunque con condotte reiterate minaccia o molesta in modo tale da” dopo di che ha elencato i tre “eventi”, ossia le conseguenze che quelle condotte provocano nella vittima.

Il testo ora in esame ricalca quindi lo schema dell’articolo sullo stalking, perché esige in generale una serie di azioni di molestia (come negli atti persecutori) o aggressione; esige degli eventi come l’ansia (che non deve arrivare ad essere perdurante e grave come nel 612 bis c.p.), il timore (di cui non si esige sia “fondato” nè che si limiti all’incolumità), o ancora i sentimenti di isolamento ed emarginazione.

bullismoPeccato che poi provveda ad inserire almeno tredici esempi, a loro volta esplicitabili in vario modo, che spaziano da comportamenti molto precisi che già costituiscono reato (furti), a condotte che non lo sono più in quanto depenalizzate a febbraio scorso (minacce, danneggiamenti), fino ad agiti che non sono codificati, come le “pressioni” ed i “ricatti”, i quali magari possono essere puniti a titolo diverso (violenza privata, estorsione) ma esigono un importante lavoro di scrutinio.

Il punto nevralgico però mi pare un altro: prima dell’introduzione della norma sullo stalking, ed anche successivamente, grazie alla sua formulazione ampia, il giudice aveva spazio per ricomprendere anche comportamenti che apparentemente non costituiscono reato, anzi, che magari appaiono favorevoli alla vittima, quando però nel caso concreto suscitassero in lei i sentimenti previsti come evento, ossia ansia, timore, esigenza di mutare le proprie abitudini di vita. Mi riferisco a classici atteggiamenti da “stalker”, come l’invio di messaggi di corteggiamento, di invito, financo di amore, regali, omaggi, vissuti però dalla parte lesa come intrusioni indesiderate. La redazione dell’articolo sugli atti persecutori rende possibile questa operazione: punire comportamenti che non integrano un reato quando finalizzati, e soprattutto interpretati dal/la destinatario/a, come stalking.

Meno si esemplifica, nei reati a forte connotazione vittimologica (così si definiscono), meglio è: sta alla elaborazione giurisprudenziale indicare il catalogo delle condotte punibili, perché il rischio opposto, come si diceva prima, è quello per cui se il bullismo si estrinsecasse attraverso comportamenti diversi da quelli previsti dalla norma, potrebbe non essere considerato delitto.

Interessante il modo in cui questo disegno di legge affronta il proprio secondo compito, ossia la parte inerente alla crucialità data dalla minore età, frequentissima in vittime ed autori. Prevede infatti, e lo fa accomunando bullismo a cyber-bullismo (di cui ci si occuperà più approfonditamente nel prossimo numero), un piano di azione integrato che porti alla creazione, anzitutto, di un tavolo tecnico di prevenzione e contrasto, dove siederanno non solo i rappresentanti di vari Ministeri (come ), non solo membri provenienti  da altre istituzioni come l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, il Garante per l’infanzia e l’adolescenza, il Comitato di applicazione del codice di autoregolamentazione media e minori, il Garante per la protezione dei dati personali, ma soprattutto di associazioni con comprovata esperienza nella promozione dei diritti dei minori e degli adolescenti e nelle tematiche di genere, di operatori che forniscono servizi di social networking e degli altri operatori della rete internet, una rappresentanza delle associazioni studentesche e dei genitori, una rappresentanza delle associazioni attive nel contrasto del bullismo e del cyberbullismo nonchè esperti dotati di specifiche competenze in campo psicologico, pedagogico e delle comunicazioni sociali telematiche, nominati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il disegno di legge ci tiene a precisare che nessuno di costoro riceverà pagamenti, indennità a rimborso spese, quindi si tratterà di puro volontariato, il che – forse, a parere loro – dovrebbe garantire un interesse davvero sincero per la materia.

Credits Immagini: ogginotizie.it; messaggeroveneto.it

 

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