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Il 2016 e le donne

Pubblicato il Pubblicato in Attualità, Violenza di genere

di Alessia Sorgato.

donneFine anno: tempo di bilanci e previsioni, di riassunti ed anticipazioni. Come è andata quest’anno tra l’altro può farci immaginare meglio come andrà nei prossimi dodici mesi, e senza neppure consultare esperti ed oroscopi.
Il 2016 è stato un anno importante per il mondo, sono accadute molte cose, alcune belle, altre molto, molto meno. Per stavolta ci occuperemo di disastri e tragedie, lasciando magari al prossimo numero de Gli Intrusi il compito di aprire il 2017 con un sorriso ed una voce di speranza.
Se invece dobbiamo redigere il consuntivo del lunario che volge al termine, allora l’ottimismo diventa quasi una prerogativa di chi con la realtà ha davvero poca voglia di farci i conti: si sono susseguiti eventi che ci lasciano davvero molto dubbiosi quando non sfiduciati sul futuro dei diritti delle donne.
Un esempio apparentemente felice? E’ stato l’anno delle Olimpiadi brasiliane, le quali però si sono distinte in quanto a manifestazioni di sessismo: dall’esibizione ostentata di corpi femminili delle cerimonie ai commenti radiotelevisivi, tra cui brilla l’esclamazione “(…) nuota come un uomo” tributata alla campionessa dei 400 metri stile libero, che ha battuto il record esistente di quasi due interi secondi.
Proseguiamo con l’evento politico dell’anno, l’elezione di Trump a Presidente degli Stati Uniti il quale pare si è lasciato andare in diversi commenti sulle dimme del calibro (si cita testualmente) di: “le donne vanno trattate di merda” (Rivista New York, 1992) a “Il pezzo che preferisco di Pulp Fiction è quando Sam tira fuori la pistola a cena e intima alla fidanzata di stare zitta. Dice a quella zoccola di stare calma: <Puttana, datti una calmata!>. Adoro quelle frasi (Dal libro Trumpnation: the art of being the Donald”, 2005).
E poi entriamo nel vivo della sofferenza e della mancanza di rispetto per i diritti minimi delle donne: stilato da un anno, ma riemerso alla stampa in occasione dell’ultima festa della mamma, a maggio, si è letto il rapporto “Stato delle madri del mondo” stilato da Save the children, dove pubblicati gli elenchi dei luoghi dove guerre, violenza, malattia e povertà la fanno da padrone.
E il quadro è preoccupante: incursioni e razzie con stragi di civili (Congo), emergenza sanitaria cronica (Repubblica Centrafricana) stupri all’ordine del giorno (Mali), percentuali altissime di complicazioni da parto (Niger), mortalità materna (Guinea Bissau) e decessi infantili (Gambia).
E ancora sullo scenario internazionale le donne sembrano essere obiettivi preferenziali anche di ogni fondamentalismo: a giugno 19 ragazze sono state uccise dai jihadisti dello stato islamico a Mosul, in Iraq. Avevano rifiutato di diventare schiave sessuali e, poiché etnicamente appartenenti alla minoranza Yazida, quindi considerate blasfeme (combinano Islam con zoroastrismo), sono state bruciate vive in gabbie di ferro sulla piazza centrale.
In questi giorni, altre due notizie atroci, forse in secondo piano a causa degli attentati del 19 dicembre: la prima riguarda una tredicenne tunisina, stuprata dal cugino e rimasta incinta, che si è vista recapitare la decisione del tribunale locale che, il giorno dopo aver condannato l’uomo per la violenza, ha stipulato il contratto del matrimonio riparatore con l’aggravante della dichiarazione per cui pare sia stata la famiglia della vittima a chiedere questa soluzione per evitare scandali.
La seconda invece arriva dalla provincia di Badghis, in Afghanistan, dove una donna – a cui il marito aveva autorizzato dall’estero il divorzio – si era risposata: lui l’ha denunciata alla autoproclamata corte talebana e (questo trapela ma non viene confermato) questa l’ha condannata a morte.
Da noi le cose vanno meglio? Fatte salve le circostanze più cruente che fortunatamente restano appannaggio di società meno liberali, è tuttavia un fatto che il Piano d’azione per i diritti umani e la democrazia (2015-2019) da noi adottato e nel cui articolato figurano intenti come sostenere le organizzazioni di donne e i difensori dei diritti umani nella rivendicazione e difesa dei diritti delle donne, si scontri con una diversa realtà.
Nel nostro Paese, a proposito di differenze di genere, la paga delle donne resta più bassa del 10,9% rispetto ai colleghi (fonte: Gender Gap Report 2016 di Osservatorio Job Pricing).
Ma il campo su cui (anche) in Italia si combatte la guerra più sanguinosa contro i diritti delle donne resta il loro corpo: a febbraio è stato depenalizzato l’aborto clandestino, ma la multa che ora rischia la donna è salita sino a 10mila euro, per cui via libera a mammane e nuovi rimedi chimici (spacciati in metropolitana anche alle minorenni) che allontanano da un ambiente sanitario un minimo protetto, sia pur presidiato da un numero sempre crescente di (apparenti) obiettori di coscienza.
E concludiamo con i dati sui femminicidi: 116 cadaveri sul selciato di cui 88 di donne uccise in famiglia. La percentuale del movente (chiamiamolo così a denti stretti e turandoci in naso) passionale supera il 29%, quello della conflittualità quotidiana sfiora il 32%. E il primato, per chi ancora si crogiolasse nell’illusione del “tanto da noi non succede” va invece alla Lombardia, dove è morta una donna ogni due settimane.

Credits Immagini: www.womenlawsindia.com

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