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I libri sui quali studiano i cittadini di domani

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Di Roberta Cacioppo.

 

Nelle nostre città gli immigrati vivono spesso in condizioni precarie: non trovano un lavoro, seppure umile e pesante, né case dignitose […]

perciò la loro integrazione è difficile: per motivi economici e sociali, i residenti talvolta li considerano una minaccia per il proprio benessere e manifestano intolleranza nei loro confronti”.

Sussidiario “Diventa protagonista” ed. Il Capitello

 

Ecco come, in un sussidiario per bambini di quinta elementare, viene affrontato il tema della presenza degli stranieri in Italia: sono in aumento, provengono soprattutto dal Sud Est Asiatico e dal Nord Africa, ma soprattutto sono clandestini, cioè “la loro permanenza in Italia non è autorizzata dalla legge”.

Da rimanere sbigottiti.

In primis colpisce come venga promossa una inammissibile confusione tra:

  • profugo: la parola che si usa, genericamente, per definire una persona costretta a lasciare la sua terra a causa di guerre, rivolte o catastrofi naturali
  • clandestino: un persona, cioè, che si trova in maniera illegale in Italia e che non si allontana dal Paese nonostante l’ordine di espulsione.

Secondo poi, il paragrafo appena riportato è letteralmente di fianco a un altro breve testo in cui viene affrontato il tema della fuga di cervelli. Facile immaginare come la mente di un qualsiasi bambino di 10 anni creerà immediatamente un vigoroso collegamento concettuale tra gli italiani che fuggono all’estero perché qui non vengono valorizzati e non c’è posto per loro e gli stranieri che vengono illegalmente in Italia: gli uni una perdita per il Paese, gli altri un peso sociale e un pericolo.

Ricordiamoci che scrivendo un libro di testo scolastico stiamo parlando con i cittadini di domani, persone che tra meno di un decennio potranno esercitare il loro diritto di voto. Persone che in questo modo vengono facilmente formate all’intolleranza.

Il termine “clandestino”, infatti, non può essere utilizzato come termine-ombrello generico e quindi impreciso: oltre ad essere giuridicamente scorretto, si presta facilmente all’attribuzione di un giudizio negativo aprioristico. Spesso, infatti, viene ancora impiegato per fare riferimento a persone richiedenti asilo, cioè in attesa di una decisione da parte delle autorità competenti riguardo al riconoscimento del loro status di rifugiati.

In questo periodo il tema delle politiche migratorie è tornato potentemente sotto i riflettori anche grazie alla campagna “Ero straniero – L’umanità che fa bene”, lanciata nella scorsa primavera dai Radicali italiani e ormai ampiamente sostenuta: il suo obiettivo è di sostituire la normativa attuale, modificando le politiche italiane sull’immigrazione puntando sull’«inclusione sociale e lavorativa dei cittadini stranieri non comunitari».

Ad oggi, infatti, le politiche migratorie e occupazionali per i cittadini stranieri sono regolate dalla legge Bossi-Fini (L. 189/2002), che Amnesty International fa rilevare non sia considerabile come norma specifica e completa sul diritto di asilo, perché di fatto ostacola una fattiva politica di accoglienza basata sui principi di solidarietà. Basti pensare che qualche anno fa, a largo di Lampedusa, tre pescherecci non avrebbero soccorso i migranti in mare perché in passato, in una situazione simile, i pescatori che avevano salvato delle vite umane sono stati processati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’applicazione della normativa in vigore rischia quindi di creare aberrazioni, con un vero e proprio rovesciamento dei valori di riferimento.

Questo è il clima generale in Italia oggi, e nel frattempo i responsabili della casa editrice che ha pubblicato il sussidiario in questione, ovviamente si sono difesi: secondo loro gli autori del libro hanno rispettato le linee guida in materia, e aggiungono che sia responsabilità dell’insegnante scegliere quali libri di testo adottare in classe.

Comprensibilmente, la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli è intervenuta sostenendo che “bisogna fornire alle studentesse e agli studenti strumenti oggettivi, analitici e approfonditi, diversamente si fa cattiva educazione“. Starà adesso al MIUR fare le opportune verifiche sull’argomento.

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