AttualitàLGBT

Eteronormatività

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Di Roberta Cacioppo.

eterosessismo01Nel corso dell’ultimo secolo, i cambiamenti realizzatisi a livello sociale hanno portato a una considerevole riorganizzazione dei rapporti interpersonali. La famiglia è sempre più fluida (seguendo un concetto che il sociologo Bauman ha molto ben spiegato): i matrimoni diminuiscono, mentre aumentano le convivenze e i divorzi. Insomma: il modello di famiglia nucleare di 60 anni fa non rappresenta più l’unica modalità per stare insieme.

Il propulsore alla base di questo notevole cambiamento sta nella centralità che i rapporti affettivi hanno progressivamente assunto: i legami personali sono sempre più regolati dal desiderio personale dei soggetti, e sempre meno da consuetudini sociali o da accordi in qualche modo di convenienza.

In questo tumulto di cambiamenti, molti sentono l’allontanamento dal modello tradizionale di famiglia come un’anomalia, una mancanza; secondo questo tipo di interpretazione, il soggetto che compie determinate scelte viene considerato in qualche modo insufficiente, inferiore. Da questo tipo di atteggiamento possono nascere comportamenti discriminatori, che si fondano sulla chiusura alla diversità. E qui si insinua l’eteronormatività, cioè la convinzione che le persone siano divise in due generi distinti e complementari – ovvero uomo e donna – con dei ruoli naturali nella vita; questa convinzione omologa sesso biologico, sessualità, identità di genere e ruoli di genere (concetti che in realtà sono molto distanti tra loro, pur se integrati all’interno della definizione di identità sessuale: ne ho già scritto qui. In questo modo, l’eterosessualità viene naturalizzata come “normale” espressione delle relazioni sessuali.

Le conseguenze di questo approccio di pensiero sono svariate, e si concretizzano in situazioni molteplici.

Il tema dell’eteronormatività è stato affrontato innanzitutto nel contesto delle varie ondate filosofiche del femminismo a partire dal secolo scorso. In particolare, i “queer studies” (queer: eccentrico, dubbio, poco chiaro) hanno avuto il valore di mettere in discussione le etichette sessuali, mostrando come il desiderio dell’essere umano possa assumere fisionomie diversificate. Judith Butler negli anni ’90 del secolo scorso ha sostenuto come l’egemonia maschile che caratterizza la nostra società odierna derivi direttamente dalla preminenza eterosessuale, che ha fatto del binomio maschio/femmina il suo perno.

eterosessismo02Nella vita di ogni giorno, le conseguenze di un approccio eteronormativo, si possono sperimentare soprattutto riguardo a due temi: la considerazione della donna e del suo ruolo nella società, e il tema dell’omosessualità. Questo pensiero, infatti, influisce in modo così pervasivo nel nostro vivere comune, da avere conseguenze decisamente prescrittive, andando a delineare le situazioni in cui alcuni comportamenti possono essere considerati “normali”, o “giusti”. Esso arriva quindi a ordinare in modo binario non solo la vita sessuale, ma anche le modalità di vita conseguenti… basti pensare a come in Italia viene ancora oggi considerata la ripartizione del lavoro domestico ed extradomestico, o alla “tolleranza” (ben diversa dall’integrazione) nei confronti di tematiche legate all’omosessualità.

Inoltre, l’eteronormatività è un concetto che riguarda l’utilizzo del linguaggio: nella vita quotidiana, spesso viene dato per scontato che le persone con cui interagiamo abbiano un orientamento eterosessuale, e quindi attiviamo determinati comportamenti in base a questa credenza. Con tutte le conseguenze che ne derivano. Secondo Sedgwick, che ha affermato l’esistenza di un presupposto di eterosessualità nella conversazione quotidiana, i partecipanti ad un’interazione in un contesto ordinario si presumono eterosessuali fino a quando non si dimostra il contrario. Il linguaggio, quindi, permette di conoscere la persona, che si definisce e viene definita attraverso continue negoziazioni linguistiche: questo riguarda questioni che spaziano dalla considerazione dell’orientamento sessuale, fino alla la polemica sull’utilizzo di alcuni termini al femminile (ad esempio avvocata piuttosto che avvocatessa), passando attraverso i più diffusi stereotipi riguardanti la femminilità.

Essere a conoscenza dell’esistenza e della pervasività del paradigma eterosessista è fondamentale per orientare le proprie azioni nel mondo. Infatti, conseguenze dell’applicazione (spesso involontaria) di questo modello sono ad esempio la violenza (fisica, psicologica, sessuale), la discriminazione, le molestie, il bullismo, ma anche il sempre più diffuso hate speech (genere di parole e discorsi che hanno lo scopo di esprimere odio e intolleranza verso una persona o un gruppo). Basti pensare alla violenza di chi, oggi, si scaglia contro la cosiddetta “ideologia gender”, pura invenzione, essa stessa ideologica e dottrinale (in quanto priva di ogni fondamento scientifico), eppure così sdoganata e condivisa proprio da chi, in primis, si pone in modo evidentemente eterosessista nell’interpretazione del mondo.

È indispensabile, quindi, diventare più consapevoli, e farsi carico di un tema così attuale, dal quale la tutela e la promozione di alcuni diritti fondamentali derivano in linea praticamente diretta.

Credits Immagini: abbattoimuri.wordpress.comlivinginlovestreet.blogspot.it

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