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Essere “maializzata”: la nuova frontiera delle molestie sessuali

Pubblicato il Pubblicato in Violenza di genere

Di Roberta Cacioppo.

Si sentiva proprio il bisogno di una nuova forma di violenza: un misto di molestie, atti di bullismo e umiliazione.

Mentre in molti Paesi del mondo vengono proclamate giornate universali sul tema del momento per sensibilizzare la popolazione (ad esempio, proprio in questi giorni, l’11 ottobre è la giornata internazionale dei diritti delle bambine), o nelle aule in cui si governa vengono accolte linee guida per comunicazioni politicamente corrette che non risultino discriminatorie o addirittura maschiliste… si viene a scoprire dell’ennesima idiozia diffusa via web: il “pull a pig” [trad.: “attira un maiale”].

Scopo del gioco? In origine si trattava di sedurre la ragazza più brutta della festa, salvo poi scaricarla a un passo dall’approccio sessuale. Poi, ovviamente, il passatempo ha preso piede fino ad assumere proporzioni inverosimili, anche grazie ad internet che aiuta a diffondere, anonimizzare, esasperare. Tanto che oggi online si trova ovviamente di tutto: merchandising tematico, locali ad hoc, tutorial per diventare bravi adescatori.

In questi giorni, il tema è tornato alla ribalta (anche se in Italia un po’ in sordina, perché in fondo il nostro è un Paese di gente non così à la page [ndr: sarcastico]), perché una ragazza ha condannato pubblicamente il suo vessatore: conosciuto in vacanza in Spagna tempo fa, si sono sentiti in chat e via mail per diverse settimane, e quando poi si sono dati appuntamento per incontrarsi, lei, dopo aver percorso 600 km per raggiungerlo, ha semplicemente ricevuto un banale quanto agghiacciante sms recitante “You were pigged!” [intraducibile, ma qualcosa del tipo: “sei stata maializzata”, nel senso di ingannata]. Ciliegina sulla torta: dopo che lei gli ha mandato un sms dicendogli di essere stato crudele, è stata pure bloccata (cioè lui le ha impedito di mandargli altri messaggi o di telefonargli).

Roba da farti cadere la mandibola.

Un gioco umiliante, che per l’ennesima volta mette in discussione i temi della fiducia che possiamo pensare di riporre nel prossimo e del rispetto per l’essere umano in quanto persona. Il rischio? Trincerarsi inesorabilmente dietro un sospetto ricorrente, una spenta anaffettività, un rigoroso isolamento.

Online, ovviamente si sprecano anche insulti contro gli uomini che si dedicano a questo genere di attività, ma non è certamente sufficiente per affrontare una mancanza di umanità come quella di chi di diverte a fare questo genere di cose. Qualcuno si spinge a sostenere che non si tratti di qualcosa in fondo così peggiore rispetto a uno stupro: in questo caso il corpo non subisce violenza, ma la psiche sì, e a non stiamo certamente parlando di danni meno dolorosi.

Vogliamo nasconderci dietro alla paura di amare, alla dinamica del branco che deresponsabilizza, alla difesa onnipotente contro il rischio di non piacere? Nascondiamoci.

Però io credo che stiamo parlando fondamentalmente di rispetto per la persona umana.

Credits Immagini: www.huffingtonpost.co.uk – krasna.nova.cz

 

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