Violenza di genere

Dura lex sed sex

Di Alessia Sorgato.

Questo è l’anno che ricorderemo probabilmente per tre avvenimenti: la tragedia di Rigopiano, l’elezione di Trump e lo scoppio dello scandalo sulle molestie sessuali.

Nel numero di fine anno ci sta bene ricordarli, ma per i commenti lasciamo ancora un ultimo spazio all’ultimo, che dal punto di vista sociale ( e giuridico) potrebbe segnare una svolta epocale.

Potrebbe.

Dal lontano luccichio delle paillettes di Hollywood agli scantinati di Cinecittà passando per spogliatoi di palestre e cene di gala della politica: nessun ambiente è andato indenne dall’onda lunga, sempre più energica, scatenata da rivelazioni, confessioni e reprimende varie.

Ne mancava uno, lo stavamo controllando a vista perché, lui sì, poteva andarne indenne.

Invece no, purtroppo, persino una lobby forte come quella di cui si parla qui ha la sua mela marcia, come tutte le altre. Ma da oggi può smettere di pensare di poter VIOLARE LA LEGGE smaccatamente, giovando di impunità e potere.

Dopo sant’Ambrogio sono uscite (poche, invero) notizie sul magistrato pugliese (il nome si sa), giovanissimo all’anagrafe, intelligentissimo al test del QI  – pare superi di parecchio i 180 – ([1]) e velocissimo a scalare i gradini della scala gerarchica della sua categoria (consigliere di stato a quarant’anni comporta, tra le altre cose, uno stipendio minimo di 200mila euro, fonte Gazzetta Ufficiale).

Si è letto che gli era stata affidata la direzione di una scuola di Alta Formazione per aspiranti giudici (immaginiamo la retta!) e che erano previste, come in qualsiasi corso di studi, le borse per sollevare in tutto o in parte dagli oneri economici. Solo che oltre a condizioni del tutto lecite – come l’impegno a scrivere articoli e la partecipazione a studi e convegni – ([2]), pare che i borsisti dovessero soggiacere anche a imposizioni d’altro genere, raccolte in un “codice di comportamento” che veniva fatto sottoscrivere a tutti gli iscritti, ma che per i borsisti comportava la decadenza dal beneficio in caso di violazione.

E qui, se fosse vero quel che i giornali hanno riportato, ci sarebbe molto, moltissimo da commentare.

Cominciamo con le caratteristiche personali: bellezza, potere (sic!), intelligenza, eleganza, capacità di amare ( sic!!).

Poi il dress code, per esempio la lunghezza della gonna nelle occasioni ufficiali: un terzo della distanza tra anca e ginocchio (non si capisce da quale delle due ossa si debba partire per misurarla).

E terminiamo con il divieto di sposarsi e la clausola di gradimento sul partner, il cui quoziente intellettivo andava valutato dallo stesso Direttore della scuola Scienza e Diritto.

Il Fatto quotidiano ha raccolto la notizia che una ragazza, ambendo la borsa di studio più capiente, si sarebbe impegnata a lasciare il partner (ritenuto inidoneo da quel loro Direttore che pare si facesse chiamare Agente Superiore) ed avrebbe sottoscritto una clausola per cui, se non ci fosse realmente riuscita, gli avrebbe dovuto 100mila euro.

Lui, oggi destituito dal Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa (e ci auguriamo sotto indagine anche dal CSM) si difende attaccando ma con sarcasmo: <Usciranno dall’aula piangendo per le menzogne che hanno detto, e comunque, se queste accuse fossero vere, sarebbero solo questione di costume>, ha dichiarato.

Già, ha ragione lui, il (mal)costume per cui si accetta tutto “pur di”.

Cosa c’era in palio stavolta?

Non un copione ne’ una medaglia ma una toga.

Se non sottostavi alle regole di questo signore, rischiavi di non passare mai il concorso di magistratura che, si sa, schiude la strada ad una delle professioni più pagate tra quelle in ambito pubblico, per tacer dei benefici di appartenenza in termini di agevolazioni abitative e quant’altro.

Per arrivare ad indossare quel simbolo di lana nera per cui, nel nostro Paese, ci sono persone che sono morte (e bastano due passi nella piazza del Palazzo di Giustizia di Palermo per leggere i loro nomi e gli epitaffi) queste candidate – così si legge negli addebiti disciplinari mossi a quel tizio – accettavano anche che lui esponesse, durante le lezioni e negli articoli pubblicati sulla rivista giuridica (?!?!) della scuola i dettagli intimi della loro vita personale: incontri col fidanzato, luoghi ove avvenivano e descrizioni degli aspetti sessuali.

Almeno una di loro, ovviamente, ha avuto rapporti anche con lui, dopo avergli confessato di essere innamorata: <Ci sono abituato> – avrebbe scritto questo signore dapprima salvo poi vendicarsi perché costei non avrebbe lasciato il fidanzato.

Un’altra  si è ridotta a pesare 41 kg, dopo una storia con lui, ed è suo padre chi ha descritto il tutto in un esposto.

Ad aggravare il tutto, poi, ci sarebbe la spigolatura per cui chi avallava tutte queste nefandezze fosse un altro tizio che di mestiere fa il Pm e come specializzazione si è scelto la lotta alla violenza contro le donne ([3]).

Dura lex sed sex.

[1] www.sussidiario.net/News/Cronaca/2017/12/11

[2] www.tecnicadellascuola.it/destituito-dallinsegnamento-perche-avrebbe-imposto-la-minigonnna-alle-allieve

[3] www.mattinopadova.gelocal.it/Regione/2017/12/10

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