Cultura vs. Discriminazioni

Demain est à nous (prima parte)

A cura di Nicole Pastore

 

Tutti conoscono Greta, i suoi Fridays for future, le sue proteste e richieste e la sua storia. La sua intelligenza e passione nonostante (o forse grazie) la sua giovane età. Tutti i giornali ne hanno parlato e tutti hanno voluto incontrarla, seguire il suo esempio, dialogare con lei e lasciarle un posto in conferenze, decisioni, manifestazioni. Il mondo non sarebbe lo stesso senza Greta Thunberg e un po’ ognuno di noi lo ha capito. Greta, però, non è l’unica.

Nel film toccante e geniale intitolato Demain est à nous, prodotto in Francia nel 2019 e distribuito da Apollo Films, Gilles de Maistre ci porta in giro per i cinque continenti per raccontarci storie di bambini che, come Greta, stanno lasciando un’impronta.

José

José Adolfo Quisocala Candori è un ragazzino peruviano che ai soli sette anni ebbe un’idea talmente innovativa da arrivare a vincere nel 2018 il Children’s Climate Prize a Stoccolma. La strada per Stoccolma in realtà iniziò all’età di sei anni, quando decise di mettere da parte dei soldi che non voleva spendere inutilmente per caramelle o giocattoli. Una scelta inusuale, ma che, come solo i veri leader sanno fare, riuscì ad attirare l’attenzione di altri coetanei. Nonostante la giovane età e nonostante non fosse preso inizialmente sul serio da insegnanti e adulti, José riuscì a portare avanti un progetto finanziario degno di nota a livello mondiale.

Grazie anche al suo preside e all’appoggio costante del padre, all’età di sette anni fondò il Banco Cooperativo del Estudiante Bartselana ad Arequipa, la sua città natale. I bambini e i ragazzini diventavano clienti dell’eco-bank depositando un chilo di rifiuti ogni mese (carta e plastica, da quaderni a scatoloni, tutto ciò che non serviva più ma che poteva essere riciclato) e grazie alle aziende del posto vennero stabilite delle somme per i rifiuti riciclabili che venivano versate direttamente sui conti dei bambini. José voleva che gli unici beneficiari della banca fossero i suoi coetanei e compagni di scuola, quindi permise l’accesso ai conti solo a loro. In breve, il Banco Cooperativo del Estudiante Bartselana genera denaro da materiale riciclabile, ma non solo, questo denaro costituisce i fondi di risparmio di bambini e ragazzi dai dieci ai diciotto anni circa.

Arthur

Vive a Cambrai, in Francia, ha dieci anni ed è un bambino creativo e dolce. La sua strada per cambiare il mondo inizia a quattro anni, quando incontra per la prima volta un senzatetto. Questo incontro gli cambia la vita.

Non sa perché ci sono così tante persone senza casa, lui si sente fortunato e non gli sembra giusto che non tutti possano esserlo. Gli si stringe il cuore quando vede queste persone sedute per strada a chiedere delle monete per il pane o per qualcosa da bere, non può starsene con le mani in mano.

Che cosa può fare, però, un bambino di quattro anni per cambiare una situazione del genere? Quali mezzi può avere per guadagnare e dare il ricavato a queste persone? 

Arthur prende dei colori, delle tele e dipinge. Grazie al suo cuore, alla sua creatività, alla sua voglia e determinazione (e sì, anche grazie all’appoggio dei genitori) il piccolo Arthur inizia a vendere i suoi quadri colorati. 

Va in panetteria con il papà e utilizza i suoi guadagni per comprare il pranzo all’uomo seduto fuori dalla porta, sul marciapiede. Con una dolcezza infinita porta cibo e sorrisi per le strade della città. Confeziona dei pacchi con coperte, vestiti e prodotti igienici insieme alla sua mamma e li porta in giro fermandosi dove vede che qualcuno ne ha bisogno. Grazie al sindaco riesce persino a organizzare una mostra delle sue tele, ricevendo così aiuti da ogni parte della Francia.

Il suo progetto a lungo termine è quello di riuscire a comprare una casa con i suoi ricavi e destinarla ai senzatetto bisognosi.

Aïssatou

È nata il 5 novembre 2006 a Conarky, in Guinea ed è una ragazza apparentemente timida e chiusa, ma con una forza nascosta invidiabile. Nel luogo che è la sua casa il 52% delle ragazze che si sposano hanno meno di diciotto anni. Un dato che, al giorno d’oggi, ci sembra scioccante, è la realtà in cui lei come chissà quante altre ragazzine si trova a vivere. 

Quando una sua compagna di classe venne costretta a sposarsi e poi rimase incinta non potendo finire l’anno scolastico, Aïssatou si chiese come potesse cambiare le cose. Decise quindi di fondare un club grazie al quale portare per le strade della sua città diverse campagne contro matrimoni precoci come quello della sua compagna, ma anche contro lo stupro coniugale e la mutilazione genitale.

Lei vuole scegliere da sola il ragazzo che un giorno diventerà suo marito e vuole che sia così per tutte le sue concittadine. È difficile andare contro una cultura così radicata nella popolazione, contro la tradizione del suo popolo, ma Aïssatou è forte e determinata, rimane tra le persone, parla loro in prima persona dei matrimoni precoci e si fa ascoltare.

José, Arthur e Aïssatou sono piccoli, possono sembrare fragili e comuni bambini, ma non ascoltano le voci che insinuano che non sono grandi abbastanza per cambiare il mondo, per portare invece avanti quei progetti che loro hanno ben chiari in mente o per essere ascoltati davvero. Per fare grandi cose, alla fine, non servono anni, lavori o soldi: basta avere determinazione e cuore.

 

FONTI:

Visione del film Demain est à nous

CREDITS:

Copertina

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