Diritti e discriminazioni

“Da vicino nessuno è disabile”: il festival dei diritti umani 2020

A cura di Nicole Pastore

 

Quest’anno il Festival dei Diritti Umani di Milano si è reinventato, ma non si è arreso alla situazione difficile in cui il mondo si è trovato a vivere: i quattro giorni di festival sono stati condivisi online, sul sito e sulla pagina YouTube, con il titolo Da vicino nessuno è disabile.

La quinta edizione del festival, trasmessa in streaming online dal 5 all’8 maggio 2020, affronta il mondo della disabilità attraverso diverse modalità. Durante la sezione Edu sono stati proposti dei contenuti interattivi pensati per gli studenti delle scuole superiori, con i titoli “Fragilità, limiti, traguardi”, “Stigma, esclusione, inclusione” e “Liberi di essere se stessi”, grazie alla collaborazione di attivisti, sportivi, artisti, ingegneri e psicologi. Questi contenuti insegnano che cosa vuol dire convivere con una disabilità, ci raccontano dei numerosi gradini che per alcune persone sono grandi ostacoli, ma insegnano anche a non nascondersi e non vergognarsi.

Durante la pandemia che stiamo vivendo, in molti hanno iniziato a sentirsi imprigionati e fragili, in pericolo. Queste sensazioni da alcune persone vengono vissute quotidianamente e sono proprio loro, le persone con disabilità, che ci offrono, a maggior ragione nella situazione odierna, una lezione importante: non arrendersi. Anche loro hanno gli stessi sogni di tutti e chi è arrivato lontano insegna a continuare a lottare per realizzarli.

“Un gradino può essere l’Everest per chi vive su una carrozzina”

“Un rumore sembra un’esplosione a una persona con autismo”

“Essere fragili non significa essere arrendevoli”

“La disabilità non è una condanna”

Nei momenti di Talk, invece, giornalisti, scrittori, economisti e avvocati hanno discusso di diverse tematiche inerenti al diritto allo sport di tutte le persone con disabilità, del progetto di un sistema di welfare adatto a tutti, delle aggressioni contro le donne con disabilità, di cui solo una minima parte viene denunciato a causa dell’impossibilità di godere di una vita autonoma, della paura e a volte a causa del fatto che non riescano a non riconoscere le violenze.

Si è discusso di come raccontare la disabilità e di quanto sia importante farlo, in prima persona. Ne è un esempio la storia di Clara Woods, che ha trovato nella pittura un suo modo personale per comunicare, non sottomettendosi, non isolandosi, ma creando e combattendo a modo suo e trovando in Frida Khalo il suo modello. Inoltre, si è discusso con alcuni ospiti dell’impatto che ha avuto il Coronavirus sui festival e dell’importanza di essere resilienti e reinventarsi per continuare alzare lo sguardo sui diritti umani”. Perché i diritti umani vanno sempre difesi, protetti, raccontati e diffusi e non bisogna metterli da parte, così come hanno fatto anche i responsabili degli altri festival.

L’ultima sezione, quella che ha animato tre serate, è stata dedicata a tre film documentari, che ci raccontano, ognuno a proprio modo, alcune tematiche chiave per comprendere la disabilità: dal sistema sanitario, all’educazione al divertimento, i registi selezionati mostrano aspetti importanti e problematiche non secondarie.

When we walk

Il film documentario di Jason DaSilva racconta delle barriere nella vita delle persone con disabilità. Il regista, che convive da alcuni anni con una forma grave di sclerosi multipla, ci parla delle difficoltà e delle sofferenze che incontra, ma anche di come stia dedicando i suoi sforzi (e il film stesso) a suo figlio, per il quale vuole essere un buon padre. Trovandosi a scegliere tra rimanere a New York, con buone cure mediche, ma senza la possibilità di vedere il figlio e andare in Texas per poterlo vedere più spesso, ma rischiando grosso a livello sanitario, il regista illustra anche come il sistema sanitario statunitense sia incredibilmente complesso e pieno di contraddizioni e differenze tra Stati.

À l’école des philosophes

Realizzato nel 2018 da Fernand Melgar, racconta di cinque bambine e bambini che entrano in una scuola specializzata in Svizzera. I bambini hanno handicap mentali più o meno gravi e imparano, grazie ad una squadra di pedagogisti e terapisti, a vivere insieme, a crescere nella classe e a prepararsi per il mondo.

L’estate più bella

Documentario che ci porta sulla spiaggia dove da cinquant’anni moltissimi personaggi con disabilità si incontrano per passare l’estate più bella della loro vita. Caparbietà, coraggio e forza, questi sono gli ingredienti delle persone che stanno vicino e accompagnano nella vita un figlio, un amico o un compagno con disabilità. Non solo, serve l’amore. Perché chiunque si accorge se è circondato d’amore e chiunque vive bene per mano a qualcuno che lo ami.

FONTI

facebook.com

festivaldirittiumani.it

youtube.com

CREDITS

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