Migrazioni

Da taxi del mare a aiutanti in prima linea. Le Ong scendono in campo per l’emergenza Covid-19.

A cura di Silvia Crespi

 

Solo tre anni fa l’allora responsabile per gli enti locali per il Movimento 5 Stelle, nonché una delle principali personalità del partito, Luigi Di Maio, definiva le Ong “taxi del Mediterraneo”. In seguito, ritrattò le sue dichiarazioni specificando che non la categoria nel suo insieme, bensì alcune Ong in particolare mancavano di trasparenza e che sarebbe stato necessario verificare se stavano salvando o traghettando i migranti, “il che è molto diverso”. Nel corso di questi anni, inoltre, Matteo Salvini ha condotto una vera e propria guerra alle Ong, mettendole alla pari dei trafficanti e lasciando moltissime persone senza soccorso ad affogare nel Mediterraneo.

Il 21 febbraio 2020 scoppia la pandemia di Covid-19 in Italia, manifestandosi soprattutto nella regione Lombardia, per poi diffondersi su tutto il territorio italiano. Ed ecco che arriva il momento della svolta quando lo stesso Matteo Salvini, buttandosi alle spalle campagne elettorali volte a demonizzare le Ong, dichiara: L’aiuto dei medici delle Ong è il benvenuto. Quindi, dai jingle sugli immigrati che ci portano malattie e sulle Ong guidate da uno spirito venale e opportunista, si è passati a tendere la mano a potenziali nuovi aiutanti e colleghi. Ma le Ong non salvavano già vite? Oppure, è solo cambiato il nemico?

È risaputo che il ruolo delle organizzazioni non governative che si dedicano, tra le altre cose, alle operazioni di search and rescue nel mar Mediterraneo è motivo di dibattito. Questo, nello specifico, si deve al fatto che le leggi nazionali italiane, mischiandosi con quelle internazionali, spesso provocano una grande confusione, anche agli stessi governatori. Le principali accuse verso le Ong, ormai ridondanti, sono quelle di essere trafficanti di esseri umani, di incoraggiare enormi flussi migratori e di essere finanziate dagli scafisti. Parole, anche pesanti, che ora sono spostate in secondo piano, quando quelli da soccorrere non sono più i migranti in mare, ma gli italiani negli ospedali da campo. Quindi c’è chi merita più di altri di essere salvato?

Accantonando le polemiche e guardando ai fatti, dal momento stesso in cui le Ong si sono rese conto di poter essere una risorsa importante per contenere l’emergenza sanitaria in corso, si sono subito attivate, mettendo a disposizione i propri fondi e i propri volontari. Forse, un’altra caratteristica fondamentale delle Ong è quella di non provare rancore, come conferma la Presidente di Medici senza Frontiere, Claudia Lodesani:

“In questo momento difficile ci è sembrato doveroso mandare un segnale di solidarietà ai nostri colleghi e di vicinanza alla popolazione italiana, cercando di contribuire nel nostro piccolo al grandissimo sforzo che il sistema sanitario sta compiendo senza sosta da più di un mese.”

Quindi, gli stessi applausi e ringraziamenti che rivolgiamo di cuore al personale sanitario sono diretti anche a loro, medici volontari, che si sono adoperati subito, mossi dalla missione umanitaria indiscriminata che sostengono nel momento del bisogno.

Non solo MsF, ma anche Gino Strada con la sua Emergency ha risposto all’appello della Lombardia e della Lega contro il coronavirus: “vengo ad aiutarvi”. Anche lui, quindi, sembra aver lasciato il rancore per rispondere ad un’esigenza più grande, quella umanitaria, che non risponde a nessun grado di discriminazione. 

Nello specifico, Emergency opera proprio nella Lombardia di Matteo Salvini, a Bergamo, dove a fianco dell’Associazione Nazionale Alpini e con la Protezione Civile, ha costruito il nuovo ospedale per il coronavirus con i suoi 140 posti di terapia intensiva e subintensiva. Durante la trasmissione «Che Tempo Che Fa» del 29 marzo, Strada ha dichiarato:

In questo momento c’è chi fa e c’è chi parla. Chi cerca di aiutare, chi parla spesso parla a sproposito; specie se è un giornalista, se vuole sapere cosa fa Emergency o chiunque altro, basta una telefonata o andare su internet. Mi sembra una polemica e una campagna di odio contro le Ong assolutamente fuori luogo.”

In effetti, dire fuori luogo è un eufemismo, davanti ad una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo, in cui ogni mano in più può fare davvero la differenza. Soprattutto se si tratta di mani già navigate nel trattamento di epidemie, come l’ebola, che aveva richiesto l’intervento di Emergency in Sierra Leone nel 2014 e 2015.

Al di là delle polemiche, questa epidemia da incubo ci ha certo insegnato una cosa, ovvero che le cose possono cambiare per tutti, arrivando fino a mettere in difficoltà le popolazioni del primo mondo. Certo, nessuno lo auspica. Tuttavia, non bisogna fare come se questa possibilità non esistesse, perché purtroppo le variabili sono molte e la sorte è variabile. Aiutare e mettersi a disposizione di chi oggi ha bisogno potrebbe significare avere un sostegno in più nella necessità del domani. Pensare a breve termine, specialmente in questioni di vita o di morte, di dignità umana, di sopravvivenza, non è possibile. 

Come ha affermato Gino Strada, è necessario utilizzare questo momento di emergenza, in cui siamo stati tutti obbligati a cambiare il nostro stile di vita, per “ripensare a un mondo diverso”. Ricominciare a vivere la vita di sempre senza evolversi, senza uscire dal proprio orticello, sarebbe un errore imperdonabile, oltre che l’occasione persa di immaginare un mondo più solidale e di comunità.

FONTI

bergamo.corriere.it

agi.it

wired.it

repubblica.it

ultimavoce.it

globalist.it

la7.it

fanpage.it

huffingtonpost.it

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