Attualità

Coronavirus: quando i cinesi pagano le conseguenze di razzismo e disinformazione

A cura di Ilaria Prazzoli

In questi giorni, in Italia e nel mondo, sempre più numerosi si stanno rivelando i casi di discriminazione nei confronti della popolazione cinese. Il famigerato Coronavirus, originatosi sfortunatamente proprio in Cina, sta rendendo impossibile la vita di queste persone.

 A causa delle misure di sicurezza internazionali, tutte le persone che vengono dalla Cina non sono autorizzate a entrare in questo posto. Ci scusiamo per ogni inconveniente.

Una qualsiasi persona che fino a due mesi fa si fosse imbattuta per strada in queste parole, avrebbe senz’altro pensato di trovarsi sul set di un film sulle discriminazioni razziali, oppure, semplicemente, di fronte a uno scherzo di cattivo gusto. Invece, nel giro di qualche settimana, l’assurdità è diventata pura realtà. Si tratta in fatti di un cartello comparso a Roma, lo scorso gennaio, davanti alla vetrina di un bar del centro. Le parole, appese sulla porta d’ingresso, non hanno generato alcuno scalpore, come se fossero del tutto normali.

Di fronte ad avvenimenti di questo calibro a nulla sembrano essere serviti, nella storia dell’umanità, progresso, civilizzazione e umanizzazione: nel 2020 si verificano ancora episodi di discriminazione nei confronti di persone di diversa nazionalità. E la cosa ancora più grave è che non si tratta soltanto di frasi.

Ultimamente, infatti, non solo le persone cinesi non sono più gradite nei bar e ristoranti, ma vengono addirittura scansate per strada, scrutate con disgusto, offese verbalmente e persino aggredite fisicamente. Sì, proprio i cinesi, che rappresentano in molti Paesi una parte molto consistente della popolazione. Secondo i dati ISTAT di gennaio 2019, in Italia la comunità cinese rappresenta il 5,7% della popolazione straniera, per un totale di quasi 300 mila abitanti.

La causa è imputabile alla psicosi da COVID-19, meglio conosciuto come Coronavirus, il quale, da dicembre 2019, si è diffuso prima in Cina e poi nel resto del mondo. Stando alle disposizioni della OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), si tratta di un virus che si può manifestare attraverso diversi gradi di malattia, dal comune raffreddore alle più gravi sindromi respiratorie.

La Cina è considerata dal mondo intero la ‘’colpevole’’ dei sempre più frequenti contagi da Coronavirus, in quanto il primo – e parecchio consistente – focolaio del virus è stato registrato proprio nella città di Wuhan, nella Cina Centrale, nel dicembre 2019.

Da quel momento in tutto il mondo civilizzato si è scatenata una vera e propria psicosi, così ossessiva e incontrollabile da alimentare inevitabilmente episodi di razzismo e violenza.

Inizialmente, il terrore ha causato il fulmineo spopolamento dei quartieri cinesi nelle grandi metropoli, come Via Paolo Sarpi a Milano: qui, i numerosissimi ristoranti di cucina fusion-orientale, solitamente gremiti di clienti, si sono improvvisamente svuotati. È palese che le materie prime utilizzate da questi ristoranti, nonostante l’insegna dica ‘’cucina cinese’’, non provengano direttamente da Wuhan, ma la paura incontrollata, a volte, instilla false convinzioni nelle orecchie dei più condizionabili. La nevrosi, proprio come un brutto cancro, si è poi sviluppata ed evoluta, generando episodi di pura follia.

Ci troviamo in Veneto, il 24 febbraio 2020. Zhang, un ragazzo italiano di nazionalità cinese, si ferma in una stazione di servizio per fare benzina, nei pressi di Vicenza. Avendo con sé soltanto una banconota da cinquanta euro, entra nel bar per farsela cambiare dalla cassiera in pezzi più piccoli. Quest’ultima, con un rapido sguardo verso l’uomo, immediatamente si oppone al suo ingresso nel bar, sbraitando “Hai il Coronavirus, non puoi entrare!’’.

A questo punto, data l’assurdità della scena, si presuppone che qualcuno sia intervenuto in difesa dell’uomo. E invece, non contento dell’umiliazione verbale già subita da Zhang, un trentenne cliente del bar si alza dal suo tavolo e spacca – letteralmente – una bottiglia di vetro sul viso del giovane, lasciandolo a terra sanguinante. Il tutto si svolge senza l’intervento di nessuno dei presenti.

E questo è soltanto uno dei tanti casi testimoni della follia che in questi giorni sta dilagando nel mondo. Una follia ingiustificata, che affonda le sue radici nella disinformazione e nell’ignoranza.

Nel XXI secolo, dopo migliaia di anni di evoluzione, la discriminazione e l’intolleranza dovrebbero essere state debellate già da tempo. E invece ci basta leggere un quotidiano o ascoltare un telegiornale, per renderci conto di quanto esse siano ancora così profondamente radicate nella mentalità umana. Purtroppo, infatti, avere la pelle scura è ancora considerato da molte persone un sinonimo di inferiorità. Tuttavia, l’intolleranza nei confronti del “diverso” non si ferma soltanto al colore della pelle: si discriminano culture, etnie e religioni differenti dalla propria. Ad esempio, non è raro trovare chi crede che chiunque professi la religione musulmana, sia automaticamente un integralista islamico.

A tutto questo, come se non fosse già abbastanza, si è aggiunta in questi giorni anche la discriminazione nei confronti della popolazione cinese: il tono apocalittico con il quale i media stanno trattando il tema Coronavirus ha generato una psicosi incontrollata, che sembra spingere le persone a credere che gli occhi a mandorla determinino la positività al virus.

In un momento in cui il clima è così teso da poter essere tagliato con un coltello, una soluzione esiste: l’informazione. Documentarsi dalle giuste fonti è sempre una garanzia di verità: aiuta a non farsi prendere dal panico e ad assumere, di fronte alle diverse situazioni, gli adeguati comportamenti, i quali sicuramente non avranno nulla a che fare con bottiglie di vetro spaccate in testa.

FONTI

www.ilmessaggero.it

www.open.online

www.tuttitalia.it

CREDITS

Copertina

Un pensiero su “Coronavirus: quando i cinesi pagano le conseguenze di razzismo e disinformazione

  1. Coronavirus: quando i cinesi pagano le conseguenze di razzismo e disinformazione: L’attenzione dei giovani verso questo argomento fa ben sperare per un futuro migliore. L’articolo è scritto molto e sono contento che l’abbia scritto una giovane giornalista. Complimenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *