Attualità

Contra-Ana

reato-di-aiuto-al-suicidio

Di Alessia Sorgato.

Se dovessimo scegliere un reato, del quale non si era quasi mai sentito parlare fino ad ora, di cui persino gli studenti di giurisprudenza a malapena avevano sentito parlare, che ora ricorre nelle cronache (e ci impone un approfondimento) beh, ecco, direi proprio che stiamo alludendo all’istigazione al suicidio.

Nel 2017 lo si è associato ad almeno tre argomenti: Blue Whale, il dj Fabo e ora la blogger pro-anoressia.

Tre vicende diverse tra loro, accomunate da questa ipotesi di reato, sanzionata dall’ articolo 580 codice penale: “Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da 5 a 12 anni; se il suicidio non avviene, con la reclusione da 1 a 5 anni, sempre che dal tentativo derivi una lesione grave o gravissima ([1]).

Un reato decisamente serio, punito con una pena decisamente elevata, dunque.

Ne abbiamo già parlato in occasione dell’imputazione coatta a Marco Cappato per aver aiutato Fabiano, il dj rimasto tetraplegico e cieco dopo un incidente stradale, a contattare l’associazione svizzera denominata Dignitas: il dibattimento è in corso e probabilmente per primavera si avrà una sentenza.

Ma oggi vi ritorniamo perché ha molto colpito la notizia dell’avvenuta imputazione a carico di una diciannovenne di Recanati, denunciata da una mamma disperata che aveva visto deperire velocemente la figlia (7 kg in poco tempo) e poi con l’aiuto delle compagne di classe l’aveva sorpresa a consultare un blog ove si inducevano le ragazzine a perdere peso con tecniche anoressizzanti ([2]).

La denuncia ha scoperchiato un vaso di Pandora che – ora si scopre – è colmo da molto tempo: Ana sta per anoressia e Mia sta per bulimia. Sul web pare esistano, solo in Italia, 300mila siti Pro

Cosa mangiare (massimo 500 calorie al giorno, alternate a giorni di completo digiuno, molto caffè americano) come placare la fame (masticare chewingum, bere moltissima acqua, ingurgitare batuffoli di cotone imbevuti di aranciata), come vomitare (leccare un limone), come energizzarsi in modo alternativo (fare tre docce fredde al giorno), e poi ricorso isterico allo sport per dimagrire ed inni alla solidarietà (“insieme ce la faremo”, “Aiutatemi a non sentirmi sola”), obiettivi comuni (il peso ideale da raggiungere era 35 kg). Ana è la dea perfezione, perché “non si po’ essere belle senza essere magre” ([3]).

In Italia l’anoressia è una malattia ad altissimo tasso di ingravescenza, perché tra gli  8500 nuovi casi ogni anno si registra un abbassamento esponenziale dell’età delle vittime: dai 12-17 anni ora pare si stia scendendo verso gli 8-9 ([4]). “Voglio sparire” si legge nei siti di consigli per dimagrire sempre di più – un fenomeno di proporzioni spaventose, nato sull’onda della così detta thinispiration, un movimento nato in America a fine anni 90 che promuove la correlazione positiva tra sottopeso e accettazione sociale, e che ancora oggi permea il mondo del web e la sottocultura del narcisismo ([5]).

In quei siti le ragazze postano foto raccapriccianti, dove ogni osso in evidenza viene osannato e dove apparire ricoverate col sondino naso gastrico è un trionfo: una corsa al massacro fisico e alla dipendenza, perché molte fanno ricorso alla cocaina come sostanza dopante.

Sul blog Pro Ana, ora chiuso, appariva il decalogo delle affiliate:

-se non sei magra non sei attraente

-essere magri è più importante che essere sani

-compra vestiti, tagliati i capelli, prendi dei lassativi, muori di fame, fai di tutto per sembrare più magra

-non puoi mangiare senza sentirti colpevole

-non puoi mangiare cibo senza ingrassare, senza pentirti dopo

-devi contare le calorie e ridurne l’assunzione di conseguenza

-quello che dice la bilancia è la cosa più importante

-perdere peso è bene, guadagnare peso è male

-non sarai mai troppo magra

-essere magri e non mangiare sono simbolo di vera forza di volontà e autocontrollo

Insomma, un (altro) social challenge con cui si è valicato il confine, una sfida scandita sul web, che coinvolge giovani e giovanissime, e le impegna ad una forma di autolesionismo con cui placano (dicono) disturbi diversi: relazioni famigliari disfunzionali, ricerca di una perfezione, conflitti interni. Scaricano sul corpo la ferita dell’anima,si rinforzano in rete, si danno (purtroppo) consigli e indicazioni. Come in Blue Whale. Come – più banalmente – nel “tagliarsi”, pratica sempre più diffusa  con cui anche il Tribunale dei Minori inizia a fare i conti.

Cosa si può fare per aiutare questi ragazzi?

È stata proposta persino l’introduzione del reato di istigazione all’anoressia, che in Francia e Spagna ha concluso l’iter legislativo ed ora è possibile anche oscurare i siti (anche se ne spuntano in continuazione, spesso fomentati dal mercato delle diete). Pare che da noi si sia già arenata: forse in Parlamento ignorano che in rete, al di là di questi manifesti ai disturbi alimentari, esistono veri e propri “gruppi della morte” (così vengono chiamati dagli adolescenti) ossia gruppi chiusi e segreti dove ci si scambia e si condivide esperienza di morte, ideali suicidari e tentativi di concreti. Cosa li spinge? Effetto Werther? Caccia di Like e condivisioni? Sensation seeking, ossia spasmo verso l’emozione sempre più forte?

Quale che sia la causa, va trovata, caso per caso, e curata. Bisogna aiutarli ad amarsi, a preservarsi, a trattarsi meglio. La vita è bellissima, e loro (ancora) non lo sanno.

[1] Codice penale, articolo 580 comma 1

[2] http://www.lastampa.it/2017/11/27/cronaca-finita-in-trappola-per-colpa-di-quel-blog

[3] http://www.iltempo.it/cronache/2017/11/27/news/obiettivo-35-chili-oscurato-blog-pro-anoressia

[4] http://tg24.sky.it/cronaca/2017/11/26/istigazione-anoressia-denunciata-blogger.html

[5] Intervista a Ilaria Caprioglio, vicepresidente di Mi nutro di Vita, in www.vanityfair.it

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *