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Come Trump ha conquistato tutti al Values Voter Summit.

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Di Marco Massaro.

Non si può certo negare che gli americani abbiano sempre tenuto alla figura del proprio presidente.

Ultimo e massimo stendardo dell’”American Way”, chi siede alla Stanza Ovale non può esimersi dal tentare di soddisfare, in qualche modo, gli ideali di verve, moralità e “americanicità” del popolo.

Il presidente ideale è spesso il classico “uomo di successo”: di solito indossa la cravatta, è sicuro ma mai rude e non proferisce profanità; tra le altre cose, ha successo anche come pater familias (non per altro esiste la figura della first lady).

Principali fautori di questa attenzione per la “moralità” del capo di stato sono stati ovviamente i conservatori religiosi. Fino ad adesso.

Non è certo passata inosservata la forte popolarità che Donald Trump, antitesi di questo ideale, riscuote tra gli evangelici e le cominutà religiose repubblicane.

Ancora più palese è stato l’acclamato intervento di Trump al Values Voter Summit tenutosi il tredici ottobre a Washington DC. Si tratta di una conferenza annuale che dal 2006 raccoglie le organizzazioni cristiane più conservatrici d’America intorno ai temi quali il matrimonio egualitario, l’aborto e le migrazioni.

trump-al-values-voter-summitThe Donald è al terzo matrimonio, non è un cristiano praticante e la sua oratoria è fatta di attacchi personali e profanità ma il suo discorso è stato comunque uno degli highlight più apprezzati dagli avventori del Summit. Un risultato che mette in crisi chi critica l’abilità retorica di Trump sulle basi del suo vocabolario ristretto.

Che ne è di tutta quell’etica cristiana? Che ne è dei valori al quale è intitolato lo stesso Summit? Che ne è degli evangelici bianchi statunitensi?

Sono li’. A battere le mani; perchè Trump è il primo presidente a tenere un discorso in questo spazio. Un discorso che asseconda e sfrutta le paure e i timori della platea; perchè è da tempo che la destra religiosa incoraggia una retorica di vittimizzazione. Secondo loro, infatti, i cristiani occidentali sono perseguitati, ridicolizzati e attaccati dal progredire dei diritti e dell’uguaglianza.

Quando ti senti vittima, accetti l’aiuto di chiunque te lo offra.

E Trump è molto abile a sfruttare questo tipo di bisogno.

”We are stopping cold the attacks on Judeo-Christian values” tuona il “cristiano” dal pulpito. Un tentativo evidente di riallacciarsi al complesso di persecuzione della folla.

Di nuovo, il presidente evoca lo spettro sempreverde della “War on Christmas”: topos dei conservatori che credono che i liberal mirino a sostituire “Merry Christmas” con “Happy Holidays” per cancellare la cristianità della festa. “Well, guess what?  We’re saying “Merry Christmas” again”, dichiara.

Trump si appella poi alla paura del migrante inteso come agente di una diversa religione pronta a sostituire il cristianesimo. Parla di guerra contro il terrorismo islamico e di protezione dei confini americani.

Tutto il discorso verte pericolosamente sulla supposta origine religiosa degli Stati Uniti, sulla fede degli americani perchè “noi non veneriamo il governo, veneriamo Dio” e quindi sull’esclusione retorica del multiculturalismo di cui l’America è in realtà un così evidente risultato.

Tutto pare trovare la miglior sintesi nel recente motto dei neo nazionalisti americani: “You will not replace us”. Non ci sostituirete. Si tratta della paura, a lungo fomentata anche dalle istituzioni religiose, di ritrovarsi in inferiorità. Da sempre questo tipo di demografie si sono trovate in posizione di egemonia. I bianchi sopra i neri, gli etero sopra i gay, i cristiani sopra le altre religioni. Al primo accenno di livellamento di questa situazione, la reazione è il complesso di persecuzione, e l’egemone si ritrova a volte ad usare gli stessi discorsi del subalterno: discorsi che parlano di oppressione e di libertà, senza rendersi conto che la libertà che stanno chiedendo è quella di essere di nuovo incontestatamente alle redini del paese. Trump questo lo sa, e ci unisce la sua narrativa.

E ciò che Dio ha unito, nessun uomo divida.

 

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