AttualitàViolenza di genere

Castrazione chimica e non: cos’è e chi la usa

Di Alessia Sorgato

Duemilatrecentotrentatre denunce per stupro presentate in Italia tra gennaio e luglio 2017 secondo le statistiche pubblicate dal Viminale”. Questa è la cifra riportata dalle principali testate italiane all’indomani dei fatti orrendi di Rimini, Jesolo, Milano, Roma. Stuprate turiste e residenti, giovanissime ed ottuagenarie. Si è gridato l’allarme, si sono invocate pene esemplari, espulsioni e processi lampo.

Dati ufficiali su questi numeri io francamente non ne ho trovati, per quanto alacremente abbia cercato in web, ma non mi pare fondamentale capire se i casi di stupro siano stati dieci di più o di meno. Però, per fedeltà alla cronaca e dovere di controllo delle fonti, poi ho aperto uno dei siti più affidabili in tema di cifre e lì qualcosa di interessante effettivamente ho trovato.

Il 27 settembre 2017 il Presidente dell’Istituto nazionale di Statistica ha presentato i dati contenuti nel rapporto finale elaborato per la Commissione parlamentare di inchiesta sul Femminicidio nonché su ogni altra forma di violenza di genere ([1]).

In quel dossier non si rendono noti numeri recenti, ma ci si riporta alle stime ufficiali pubblicate nel 2015 anche in tema di violenza sessuale ([2]).

Colpiscono due primi elementi: intanto che si calcolino in quattro milioni e mezzo le donne che nel periodo di osservazione sono state vittime di una qualche forma (realizzata o tentata) di violenza sessuale nel corso della propria vita. In più di un milione di casi (1 milione e 157mila per la precisione) si è trattato delle forme più gravi: stupro (3,0%; 652mila) e tentato stupro (3,5%; 746mila).

Secondo elementi degno di nota: il numero di queste donne appare invariato se confrontato con le rilevazioni del precedente rapporto ISTAT, che risale al 2006 ([3]).

Quindi non abbiamo fatto passi avanti, né in termini di sicurezza né in quelli della prevenzione, prova ne sia che continuano (fortunatamente) ad uscire bandi del Dipartimento Pari Opportunità che stanzia molto denaro per campagne di sensibilizzazione e, ottima novità di quest’ultimo scaduto il 30 settembre, progetti di (re)introduzione della donna nel mondo del lavoro – da un lato – e trattamenti agli offenders – dall’altro.

A noi non interessa l’etnia dell’accusato, ma il dato vittimologico e ancora una volta dobbiamo evidenziare come siano partner ed ex coloro che più di sovente vengono denunciati dalle donne per violenza sessuale, anche tentata, e come sia in aumento il numero di casi aggravati dalla violenza assistita, ossia dalla circostanza che all’episodio fossero presenti i figli minori di età ([4])

Su queste premesse – cifre altissime e, se non in aumento, certo neppure in diminuzione- si innesta la proposta di alcuni parlamentari, non ci interessa la provenienza politica tanto è notoria, che rilanciano una loro già datata proposta di legge: castrazione per i violentatori.

Partiamo allora da qui, dal disegno di legge n. 458, presentato nel lontano 2008 come proposta di modifica al codice penale ed altre disposizioni per la lotta contro la pedofilia. Nel Comunicato alla Presidenza, il senatore proponente fa spesso riferimento alla “prevenzione” del crimine e in quell’alveo introduce – penso per la prima volta nella storia legislativa del nostro paese – l’idea di castrazione chimica, che definisce: “combinazione di psicoterapia e cure antiormonali per inibire la libido (in genere chemioterapia e/o trattamento farmacologico antiandrogeno). Lo scopo – conclude il relatore- è far sì che il condannato, una volta libero, non ripeta la violenza”([5]).

Quindi inibire la libido in coloro i quali sono già stati condannati per episodi di violenza, impedendo così che li ripetano nei confronti dei bambini. E in cambio? Sconti di pena, scarcerazione e braccialetto elettronico.

Questa proposta di trattamento del blocco androgenico totale, così definita all’articolo 6 del disegno di legge del 2008, si sarebbe attuata somministrando farmaci agonisti dell’ormone rilasciante l’ormone luteinizzante (LHRH) ovvero con metodi chimici o farmacologici equivalenti.

Al giudice la scelta e il compito di individuare la struttura sanitaria pubblica ove eseguire il trattamento nonché l’ufficio di polizia giudiziaria a cui consegnare i documenti sanitari  a riprova.

Nel 2012 questa proposta, in qualche modo confluita nei lavori parlamentari sulla ratifica della Convenzione di Lanzarote per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, viene respinta dall’aula del Senato con 238 no e 22 si, ma periodicamente viene riproposta specialmente in momenti di recrudescenza delle notizie di stupri e violenze anche contro donne maggiorenni. Anzi.

Attualmente non soltanto si domanda di accelerare la calendarizzazione dell’esame della proposta di legge sulla castrazione chimica ([6]), ma si aggiunge una proposta di castrazione chirurgica nei casi più gravi ed efferati ed in ipotesi di recidiva (come – pare – nella vicenda milanese della violenza contro una tredicenne ipotizzata a carico di un uomo già condannato e pluri-segnalato per fatti simili, che ha motivato l’ annuncio del deposito di un disegno di legge ad hoc).

A furia di parlarne sui giornali ed in televisione, finisce che anche qualche imputato ne fa richiesta, come è accaduto davanti al Gip di Milano a cui un allenatore di pallavolo, arrestato con l’accusa di violenza sessuale aggravata in danno di ragazzine tra gli 11 ed i 15 anni, ha ammesso le proprie colpe, riconoscendosi malato e chiedendo di essere curato con la castrazione chimica ([7]).

Viene allora da chiedersi di che cosa stiamo esattamente parlando, al di là che quella, e qualsiasi altra richiesta in tal senso che dovesse pervenire ad un giudice italiano oggi deve essere respinta. Qualcuno lo ha chiamato silenzio ormonale androgenico reversibile e ne ha spiegato gli aspetti clinici senza neppure lambire quelli giudiziari o quelli psicologici ([8]). Spiega: “con farmaci diversi è possibile (…) bloccare – reversibilmente! – la produzione di questo ormone (il testosterone, NdA) che nutre il desiderio sessuale, ma anche l’impulsività e l’aggressività. Questi comportamenti sono infatti mediati da un’unica via neurochimica – la via dopaminergica – che nel cervello coordina appunto tutti i comportamenti “appetitivi”, orientati cioè ad ottenere qualcosa (…): una donna, una casa, una carriera, del denaro, un vantaggio …”.

Quindi ridurre i livelli di testosterone significa ridurre almeno in parte la componente biologica che alimenta questi comportamenti. Con iniezioni di “analoghi del GnRH” si blocca quindi l’ipotalamo, che è la parte del cervello che comanda l’ipofisi e appunto i testicoli. Possono essere utilizzati anche dei progestinici (come il MAP, o medrossiprogesterone acetato) o degli antiandrogeni (come il ciproterone acetato) somministrati in forma di impianti sottocutanei o compresse per bocca.

Tutto sommato quindi non è difficile sottoporsi a questo trattamento, come confermato da un’intervista rilasciata ad un noto periodico italiano da certo Jimmy che in Pennsylvania è uno dei 100 pazienti del dott. Fred Berlin, che lì dirige la clinica sui disordini sessuali della John Hopkins University, uno dei cattedratici più citati in tema di castrazione chimica. Una volta scarcerato, Jemmy ha optato per la somministrazione mensile del Depo-Lupron, un medicinale in uso per la cura del tumore alla prostata che gli ha regalato una voce in falsetto, un notevole aumento di peso, la restrizione di un testicolo e la perdita di tutti i peli ma, soprattutto, ha reso in lui il sesso un pensiero del tutto occasionale ([9]).

Bloccare la produzione ormonale, quindi, è facile, assolutamente non pericoloso, nonché frequente in molte terapie femminili ove vi si ricorre in tutti i casi in cui va creato temporaneamente un silenzio ormonale: endometriosi, chemioterapia, fecondazione assistita.

Ed ecco il punto: temporaneamente.

La castrazione chimica, a differenza da quella chirurgica, non è un trattamento definitivo, esige la continua somministrazione dei farmaci (solo in caso di cambiamento di sesso infatti diventa irreversibile dopo circa sei mesi, ma le dosi sono diverse) e soprattutto impone una adeguata psicoterapia di contorno e sostegno, senza la quale non ha chance di mantenimento ([10]). Basta una dose di testosterone e si annullano gli effetti della terapia.

Eppure è in uso, eccome. Sono svariati i paesi che l’hanno adottata a vari livelli. Senza giungere agli estremi di certe nazioni, come l’Indonesia, che mette la castrazione chimica nella rosa delle pene per abusi sessuali su minori ( che oscillano tra 10 anni di carcere e la pena di morte) o certi stati americani, dove è addirittura obbligatoria ( è il caso della California in ipotesi di vittime infra13enni e dopo il secondo arresto per violenza carnale) o dove viene scambiata quella chirurgica con uno sconto di pena (in Texas), anche vicino a noi si registrano casi di impiego anche massivo di questa pratica. In Repubblica Ceca, per esempio, sono stati registrati 94 casi, movimentando le reazioni del Comitato antitortura del Consiglio d’Europa.

L’approccio dominante in Europa è quello di offrire la castrazione chimica come un intervento formalmente opzionale: parecchie nazioni europee la permettono per controllare la devianza sessuale anche se pongono importanti limitazioni: in Svezia, Finlandia e Germania il condannato deve avere un’età minima dai 20 ai 25 anni; in Danimarca e Norvegia bisogna previamente dimostrare che il soggetto potrebbe commettere (altri) crimini sessuali a causa di istinti incontrollabili; in Svezia è necessario provare che il soggetto costituisca una minaccia per la società ([11]).

In Russia è obbligatoria la castrazione chimica di chi ha abusato sessualmente di un minore di anni 14; in Moldavia vigeva la medesima norma che però la corte costituzionale ha già bocciato. Approvata invece nel 2014 in Macedonia. In Polonia applicata se la vittima è minore di 15 anni o parente stretta del reo.

E da noi?

In conclusione, a parte che gli esperti ci spiegano come a vanificare il trattamento basti interrompere la terapia ed assumere preparati facilmente reperibili anche sul web, l’argomento davvero ostativo all’ipotesi di introdurre questo “rimedio”, se tale possiamo definirlo, sta nel fatto che implica forzare l’art. 32 della Costituzione, che garantisce che nessuno possa essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge e poi che quest’ultima non possa in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

 

[1] https://www.istat.it/it/archivio/203838

[2] Per l’Istat la violenza fisica e sessuale si identifica con episodi in cui la donna è minacciata di essere colpita fisicamente o con le armi; è spinta, afferrata o strattonata, colpita con oggetti, schiaffeggiata, presa a calci, a pugni, a morsi; è vittima di tentato strangolamento, soffocamento, ustione o di altre forme di violenza fisica. Alla violenza sessuale si riconducono tutti gli episodi in cui la donna è costretta, contro la propria volontà, ad attività sessuali degradanti e umilianti, ad avere rapporti sessuali con terzi o rapporti non desiderati perché vissuti come violenza, a subire molestie fisiche sessuali, tentati stupri, stupri, ad essere vittima di altre forme di abusi sessuali.

[3] https://www.istat.it/it/archivio/34552

[4] Cfr. nota 1

[5]https://parlamento16.openpolis.it/atto/documento/id/1617

[6] http://www.responsabilecivile.it/categoria/attualità/ nonché http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2017/09/21/salvini – pena – certa- castrazione-chimica

[7] http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2012/03/13/679798-allenatore_pedofilo_choc.shtml

[8] https://www.alessandragraziottin.it/it/articoli.php/Castrazione-chimica-No-silenzio-ormonale-reversibile?EW_FATHER=6620&ART_TYPE=AQUOT

[9] http://archivio.panorama.it/mondo/Io-maniaco-ho-scelto-la-castrazione-chimica

[10] Alan Turing, padre dell’informatica teorica, si sottopose nel 1952 a castrazione chimica volontaria pur di ridurre una condanna per omosessualità inflitta da un giudice del Regno Unito. Dopo due anni si suicidò.

[11] International Handbook of Penology anc Criminal Justice (CRC Press, 2007)

Credits Immagini: thesocialpost

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