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Biotestamento è legge

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Di Alessia Sorgato.

Un lungo applauso liberatorio, molta commozione, sui banchi del Parlamento e fuori, tra chi attendeva. Un iter legislativo travagliato, culminato in una approvazione quasi liscia, senza dibattito. Ora.

180 voti favorevoli, 71  contrari. Le indicazioni date dai leader delle forze politiche maggiori erano state sostanzialmente di appellarsi alla coscienza. Nessun diktat.

Questa è una materia – controversa politicamente ed eticamente, che ha fatto e farà dibattere ancora a lungo – in cui ciascuno di noi va lasciato solo col proprio cuore a riflettere e decidere. E nelle aule della legge, dove la si scrive, fortunatamente pare fossero tutti liberi di votare come preferivano.

Sgombriamo subito il campo da uno, anzi, da due facili tranelli in cui certamente cercheranno di farci cadere. Di cosa non parla questa legge. Le norme sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento – questo il titolo tecnico del provvedimento – non si occupano minimamente di suicidio assistito, ossia  di assumere da soli un farmaco per mettere fine alla propria vita, né di eutanasia, ossia di delegare un medico a farlo.

Non toccano l’argomento. Non aprono la strada con un rinvio formale. Non anticipano né in un senso né nell’altro. Semplicemente trattano altro.

Non saranno argomento difensivo per chi oggi sia imputato o indagato di istigazione al suicidio, come è il caso milanese di Marco Cappato, che a ritmo serratissimo (e francamente inusuale per la sede ambrosiana) sta affrontando il dibattimento per la morte del dj tetraplegico Fabo.

Vero, nella mente delle persone comuni, questi grandi temi, che sconvolgono l’esistenza dei parenti di chi sia davvero ad essi interessato, sono accomunati, magari sono proprio un tutt’uno. Ma non è così, nella maniera più assoluta.

Ecco allora di cosa parla questa legge. È lo stesso testo, identico, che ad aprile la Camera aveva licenziato e trasmesso all’altro ramo del Parlamento. Non era in programma, ma il 5 dicembre (ossia quando la conferenza dei capigruppo al Senato ha presentato il calendario dell’ultimo mese dell’anno) è iniziata subito la discussione. E nessuno degli emendamenti è stato approvato.

Quindi il testo è identico a quello del disegno di legge n. 2801, un articolato di otto norme (di cui tre meramente programmatiche) che traccia però il quadro netto tra doveri e facoltà.

I doveri sono  speculari – come sempre – ai diritti:

  • Essere informati: in modo completo aggiornato e comprensibile sulle proprie condizioni di salute, la diagnosi, la prognosi, rischi e benefici di accertamenti e trattamenti sanitari, possibili alternative ed eventuale rifiuto. Solo dopo che il sanitario avrà esercitato questo suo dovere di informazione, il consenso del paziente sarà valido, perché “informato”, documentato ed inserito in cartella.
  • Rifiutare: ogni persona capace di agire ha il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, accertamenti diagnostici o trattamenti sanitari, o singoli atti, e di revocare il consenso prestato

Far rispettare la volontà del paziente: anche al rifiuto ed alla rinuncia ai trattamenti sanitari. Questo dovere incombe sul medico che, in conseguenza di ciò, è esente da responsabilità civile e penale. In casi di emergenza ed urgenza, vengono praticate le cure necessarie nel rispetto di tale volontà (sempre che sia consentito recepirla)

Unica importante eccezione è la terapia del dolore: anche in caso di rifiuto o revoca del consenso al trattamento sanitario, il medico deve comunque alleviare le sofferenze del paziente, anche ricorrendo alle cure palliative di cui alla legge 15 marzo 2010.

  • L’accanimento terapeutico (che la legge definisce ostinazione irragionevole nella somministrazione di cure e ricorso a trattamenti inutili o sproporzionati) va evitato: in presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda.
  • Anche i minori e gli incapaci hanno diritto ad essere informati secondo modi consoni alla loro capacità di esprimere il consenso.

L’articolo 4 è, poi, il cuore pulsante della legge, la norma che probabilmente scatenerà altri dibattiti, forse ora ancora più accesi. Ce ne siamo occupati anche in passato perché queste “Disposizioni anticipate di trattamento” sono destinate a produrre casistica e giurisprudenza copiose. Si tratta, come tutti sanno, di espressioni anticipate di volontà  in materia di trattamenti sanitari, accertamenti diagnostici e scelte terapeutiche, che potremo formulare (se maggiorenni e capaci di intendere e volere) ora per allora, in previsione di un’eventuale futura incapacità. Potremo anche nominare un fiduciario che ci rappresenti nelle relazioni coi medici e le strutture quando non saremo più in grado.

Il medico sarà tenuto al rispetto delle DAT e potrà disattenderle (in accordo col fiduciario) solo se palesemente incongrue o non rispondenti alle condizioni cliniche attuali oppure (e quest’ultimo è il punto davvero nevralgico) nel caso in cui “sussistano terapie non prevedibili “ al momento della firma delle Dat, che però siano “capaci di offrire concrete possibilità di miglioramento delle condizioni di vita.

Questa è la legge, riassunta e semplificata. Null’altro. Non prendiamola come un proclama o uno slogan o come l’inizio di altro. No. È una pagina storica della normativa nazionale che chiama tutti ad atti di responsabilizzazione, propria ed altrui. D’ora in poi non si potrà omettere di informare né di informarsi, di condividere coi medici che, a loro volta, dovranno rispettare le volontà dei pazienti e non venir coatti da provvedimenti dei giudici.

È un appello alla serietà, alla dignità ed al  rispetto per le persone. Un riconoscimento legislativo di un diritto inviolabile di ciascuno di noi. Scegliere.

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