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Aborto: il diritto all’autodeterminazione della donna è ancora una chimera

Pubblicato il

di Roberta Cacioppo

“L’aborto è una libertà dolorosa e autolesionista, ma comunque da difendere”

Dacia Maraini

 

E’ successo a Verona, e tra poco accadrà anche a Ferrara, Roma e persino Milano: in Consiglio comunale vengono proposte mozioni grazie alle quali si vorrebbero stanziare finanziamenti per progetti contrari all’aborto, osteggiando anche il ricorso alla RU486 – pillola abortiva – e in alcuni casi persino obiettando contro la procreazione medicalmente assistita.

 

Nel 2018 sono 40 anni che in Italia è stata approvata la legge 194: dal 18 maggio 1978 l’aborto non è più un reato. È trascorso parecchio tempo, eppure è ancora necessario parlarne, a volte scendere in piazza, protestare, perché su questo tema sembra esserci ancora troppo spazio lasciato a forze conservatrici, nostalgiche di un periodo in cui il pensiero eteronormativo era decisamente più radicato di oggi… ma evidentemente per qualcuno non è ancora passata abbastanza acqua sotto i ponti.

 

Se è vero che in 40 anni sono stati effettuati in Italia circa sei milioni di aborti – non pochi -, è fondamentale considerare e rendere noti i benefici sulla salute psichica e fisica della donna in seguito all’emanazione della legge 194. L’ISTAT stesso, nella sua ultima indagine sul tema risalente al 2012, ci ha mostrato che nel lasso di tempo nel quale la legge è stata applicata, gli aborti si sono ridotti a un terzo (da 254mila a 84mila): anche questo è un numero molto significativo, ad indicare che in effetti la previsione di legge riguardante la promozione di una cultura per la maternità responsabile nel tempo è stata applicata e ha dato i suoi frutti, così come sappiamo succedere già da tempo in Paesi dove l’educazione all’affettività fa parte della normale routine educativa di ogni bambino e adolescente. Vero è che da noi in questo senso di strada da fare ce n’è ancor parecchia.

In Italia, la pervasività di una certa cultura conservatrice – spesso di matrice cattolica – si concretizza nell’attuazione di un particolare articolo di questa norma,  che riguarda il diritto all’obiezione di coscienza da parte dei medici. Questo passaggio, infatti, è alla base della frequente non attuazione della legge: il Ministero della Salute, nella sua ultima relazione relativa al 2017, cita una percentuale di adesione del 70%, ma con numeri che variano molto da una regione all’altra, rendendo la 194 inapplicabile all’interno di interi presidi ospedalieri (in Gran Bretagna è del 10%, in Francia del 7%, zero in Svezia).

Stante così le cose, la facoltà dell’obiezione di coscienza si scontra letteralmente con la possibilità delle donne di fare la propria scelta. La questione dell’obiezione di coscienza diventa quindi sostanziale nell’affrontare la situazione, cominciando da una lettura sensata della norma e procedendo con un’applicazione altrettanto ragionevole. Molte donne, infatti, a causa dell’alta percentuale di medici obiettori di coscienza, non riescono ad avere per sé la piena applicazione della: il 41% degli ospedali italiani sarebbe non in conformità con quanto previsto (ANSA, 2272/2017). Nel 2016, il Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa ha persino ripreso alcuni ospedali italiani, in cui tutto il personale sanitario (medici, anestesisti e paramedici) è obiettore, per violazione del diritto alla salute delle donne, così come riconosciuto dalla Carta sociale europea.

Ma è questa l’Italia che vogliamo? Un Paese

  • in cui la salute e il benessere delle donne vengono messi a rischio (in aperto contrasto con il diritto alla tutela della salute) e
  • in cui i medici che fanno il loro mestiere senza obiettare subiscono “diversi tipi di svantaggi lavorativi diretti e indiretti”?

 

Accade infatti che chi non è obiettore si trovi spesso discriminato: svilito dai colleghi, ostacolato nell’avanzamento di carriera, costretto ad avere meno possibilità di crescita professionale perché relegato a praticare quasi soltanto aborti; senza contare comunque il peso psicologico di un crico di lavoro del genere.

 

Paul Preciado – filosofo spagnolo  – ci aiuta ad allargare la visione, precisando come l’utero sia l’unica parte del corpo della donna a non essere più un organo “privato”, ma al contrario una materia di cui occuparsi pubblicamente, dove, all’interno di un dibattito pubblico, sostanzialmente la donna “perde la propria autonomia e libertà di scelta”, perché altri pretendono di decidere per lei, a priori e dall’esterno. Così come per tanti altri temi che riguardano il femminile: accade, infatti, che l’intera vita sessuale della donna sia costantemente sotto osservazione, tanto che sin da tenera età deve stare attenta a non rimanere incinta, a vestirsi in un modo che non sia troppo succinto, a non provocare qualcuno ad abusare di lei, perché di nuovo lo scontro è con una cultura eteronormativa, se non francamente maschilista. La donna arriva così a perdere il suo diritto all’autodeterminazione, proprio perché il dibattito sul fatto che abortire sia un diritto o meno, esplicita in modo netto come nei fatti sia difficile farlo rientrare in una dichiarazione universale dei diritti. Eppure l’opzione dell’aborto non può che essere una scelta al femminile.

 

Al livello più alto, lo Stato, in quanto laico,  dovrebbe essere il primo garante del diritto all’interruzione di gravidanza libero e gratuito affinché le donne possano scegliere liberamente di diventare madri e senza discriminazioni, a seconda delle condizioni personali di ognuna. E anche organismi come le Regioni e le Amministrazioni locali non dovrebbero avere margine di manovra per contrapporsi a questa normativa come sempre più spesso sta accadendo. Che ci sia necessità di metterci mano per renderla fino in fondo tutelante per la donna?

 

Riassuntino: il pensiero eteronormativo dominante impedisce alla donna di mettere in pratica il proprio diritto all’autodeterminazione, e le istituzioni non sembrano oggi in grado di evitare che in ambito sanitario venga vilato il diritto alla salute delle donne.

 

Credits:

01 vicenzanews.it

02 abortoinchiesta.wordpress.com/

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