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6 febbraio: giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili

Pubblicato il Pubblicato in Migrazioni, Violenza di genere

di Alessia Sorgato.

Federica Mogherini, Alto Rappresentante per la politica estera UE,Vera Jourova, commissaria UE alla giustizia, e Neven Mimica, commissario UE alla cooperazione internazionale, in occasione della giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili (6 febbraio), hanno dichiarato che: “Né consuetudini, né tradizioni, cultura, privacy, religione o il cosiddetto onore possono essere invocate per giustificare qualsiasi forma di violenza contro donne e ragazze” ed aggiunto che motivazioni del genere “non possono essere usate dagli Stati come scuse per evitare l’obbligo di prevenire ed eliminare la violenza contro le donne e perseguire i colpevoli”.

mutilazionigentialiLa mutilazione genitale – altrimenti denominata anche infibulazione, ablazione o attentato all’integrità degli organi genitali mediante avulsione, escissione, infibulazione, in sensibilizzazione o altro mezzo – è una forma di violenza tra le più atroci.

Nessuna donna o ragazza in giro per il mondo deve subire mutilazioni genitali”, hanno dichiarato ancora le Commissarie, e la lotta a questa barbarie fa parte della strategia globale dell’Unione europea per la promozione della parità di genere e la tutela dei diritti umani e delle bambine, che ha visto la sua consacrazione ufficiale nella firma della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e lotta alla violenza contro le donne, stipulata a Istanbul nel 2011 ed entrata in vigore lo scorso 1^ agosto.

La Convenzione può considerarsi uno strumento, giuridicamente vincolante, di protezione completa contro ogni forma di violenza sulle donne, anche quella domestica, perché prevede politiche integrate e raccolte dati, promuove campagne di prevenzione, protezione e sostegno. Non solo: introduce norme di diritto sostanziale e di procedura penale, comprese quelle sulle misure protettive.

E’ infatti un diritto di tutti gli individui, e segnatamente delle donne, vivere liberi dalla violenza, sia nella vita pubblica che privata, ed è un preciso compito degli Stati accertarsi che le politiche pongano i diritti della vittima al centro di tutte le misure e siano attuate attraverso una collaborazione efficace tra tutti gli enti, le istituzioni e le organizzazioni competenti.

mappa mutilazione1L’Organizzazione mondiale della Sanità ha stimato che siano già state sottoposte alla pratica 130 milioni di donne nel mondo e che 3 milioni di bambine siano a rischio ogni anno, molte delle quali ormai residenti in Europa, Australia e Canada, oltre che negli Stati Uniti, soprattutto fra gli immigrati provenienti dall’Africa ed Asia sud-occidentale

Fin dal 1995 la Quarta Conferenza delle donne, tenutasi a Pechino, ha condannato vigorosamente le pratiche di m.g.f., equiparandole ad atti di violenza sessuale, ed a partire dal 2001 il Parlamento dell’Unione Europea ha adottato la Risoluzione n. 2035 del 20 settembre, chiedendo agli Stati membri di armonizzare la legislazione esistente e considerare reato qualsiasi tipo di m.g.f..

Da noi la Legge 9 gennaio 2006 n. 7, intitolata “Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile”, ha introdotto nell’ordinamento italiano il delitto di Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili, un reato culturalmente orientato.

Nel 2009 l’U.N.H.C.R., attraverso la Sezione Politiche di Protezione e Consulenza Legale della Divisione Servizi di Protezione Internazionale, ha emesso una “Nota orientativa sulle domande d’asilo riguardanti la mutilazione genitale femminile” ove si afferma che una ragazza o una donna, che chiede asilo poiché obbligata a sottoporsi a mutilazione, o anche solo quando questa sia solo probabile, può avere titolo allo status di rifugiato ai sensi della Convenzione di Ginevra del 1951.

La Regione Lombardia, dal canto suo, sin dal 2012 (Legge Regionale 3 luglio 2012, n. 11, Interventi di prevenzione, contrasto e sostegno a favore di donne vittime di violenza), condanna e contrasta ogni forma di violenza contro la donna esercitata sia all’interno della famiglia sia in ambito lavorativo e sociale, compresi i matrimoni forzati, la tratta di donne e bambine, le mutilazioni genitali e fisiche di ogni genere.

E’ quindi con entusiasmo che va accolta la notizia per cui, per il 2015, siano già stati previsti 4,5 milioni di euro a sostegno dei “progetti di prevenzione e lotta contro la violenza legata a pratiche dannose all’interno dell’Unione Europea”. Al contempo è in fase di creazione la piattaforma online dell’UE sulle mutilazioni genitali femminili, che sono tutt’altro che un problema altrui, lontano da noi, ma coinvolgono anche bambine residenti in Italia. Si sono registrati già almeno due casi, uno Torino ed uno a Verona, conclusi con un nulla di fatto ma simbolo che il problema sta anche dentro casa nostra.

Credits Immagini: www.informazioneconsapevole.blogspot.it; www.pinkblog.it; www.unicef.it

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