Diritti e discriminazioni

21 marzo 2020: Giornata mondiale contro il razzismo e la discriminazione

A cura di Nicole Pastore

 

Mio fratello che guardi il mondo

e il mondo non somiglia a te

mio fratello che guardi il cielo

e il cielo non ti guarda.

 

Se c’è una strada sotto il mare

prima o poi ci troverà

se non c’è strada dentro al cuore degli altri

prima o poi si traccerà.

 

Sono nato e ho lavorato in ogni paese

e ho difeso con fatica la mia dignità

Sono nato e sono morto in ogni paese

e ho camminato in ogni strada del mondo che vedi.

 

Mio fratello che guardi il mondo

e il mondo non somiglia a te

mio fratello che guardi il cielo

e il cielo non ti guarda.

 

Se c’è una strada sotto il mare

prima o poi ci troverà

se non c’è strada dentro al cuore degli altri

prima o poi si traccerà.

(Mio fratello che guardi il mondo, Ivano Fossati)

Il 21 marzo è il primo giorno di primavera, il giorno della rinascita, dei fiori e dei mille colori, dell’aria che scalda la pelle al sole. Tuttavia, il 21 marzo, tra le altre cose, è anche la Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale e il mondo ha bisogno, oggi come un secolo fa, di una giornata dedicata a questa lotta.

Il termine razzismo indica un’idea, priva di fondamenti scientifici, secondo la quale esisterebbero delle “razze” distinte nella specie umana e, di conseguenza, la possibilità di determinare una gerarchia tra queste razze: razze superiori e razze inferiori, razze che sottomettono e razze che devono essere sottomesse.

Nonostante i riferimenti a quest’ideologia risalgano all’antichità e nonostante sia esistito nell’Ottocento il cosiddetto “razzismo scientifico”, la scienza contemporanea ha più volte ribadito l’infondatezza di queste concezioni. Non esistono razze biologicamente distinte nella nostra specie. Esistono differenze a livello culturale, esistono civiltà con tradizioni e usanze diverse, ma questo non significa che esistano delle razze, né una gerarchia tra queste.

Nonostante ciò e nonostante le numerose battaglie in tutto il mondo contro la segregazione razziale, ancora oggi è importante e doveroso celebrare questa giornata e ricordare al mondo alcuni dei principi base dei Diritti umani. Dovremmo imparare dalla storia, migliorarci studiando e capendo che cos’è successo in passato, eppure ancora nel 2020 sentiamo racconti di episodi razzisti provenienti da tutto il mondo. È per questo che alcune cose è bene ripeterle e cercare di comprenderne il significato più profondo.

Il 21 marzo non è stato scelto casualmente, né in quanto primo giorno della primavera, bensì in ricordo della strage di Sharpeville, quando il 21 marzo 1960, ai tempi dell’apartheid in Sudafrica, la polizia sparò a una folla di manifestanti di colore, provocando 69 morti e 180 feriti. La strage di Sharpeville è una strage simbolo, non la prima e non l’ultima, ma un evento scelto per ricordare le vittime innocenti di una politica pericolosa.

Tra gli anni Sessanta e Settanta l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una serie di programmi per contrastare le forme nascenti di razzismo e combattere la discriminazione razziale. L’apartheid, la politica presente in Sudafrica basata sulla segregazione razziale nata nel 1948, è finita; in molti Stati sono state combattute con successo le politiche razziste; la Convenzione internazionale sull’eliminazione della discriminazione razziale si è occupata e si sta occupando di guidare la lotta contro il razzismo a livello internazionale. Ma ancora nel mondo non c’è pace e ancora c’è tanto lavoro da svolgere.

È terribile pensare che sia l’uomo a creare un male così grande e doloroso, ma è stato l’uomo a creare l’antisemitismo, una delle forme di razzismo più antica, ovvero quella subita dagli Ebrei. Sicuramente tutti ne avranno già sentito parlare, a scuola o al telegiornale durante la Giornata della Memoria, ma è necessario pensare a tutte le conseguenze che un’ideologia di questo tipo possa avere nella società mondiale.

L’antisemitismo nel Novecento è arrivato allo sterminio di massa, che in parole povere significa genocidio, l’eliminazione di un popolo intero, l’eliminazione di una “razza”, che non è scientificamente una razza.  L’antisemitismo ha portato ai campi di sterminio come Auschwitz, ha portato a circa sei milioni di morti. Eppure, nonostante ciò, ancora oggi ci sono gruppi che si ispirano all’ideologia nazista. Negli ultimi anni sono stati numerosi gli attacchi neonazisti aventi come vittima sempre gli Ebrei. L’antisemitismo è una realtà dell’Europa odierna, che deve affrontare movimenti neonazisti in Francia, Germania, Spagna o Danimarca (per citarne alcuni), una grande ostilità crescente e persino il rifiuto dell’Olocausto come fatto storico in alcuni casi (sì, secondo alcuni e non pochi, anche in Italia, l’Olocausto sarebbe una leggenda). Da minacce ad attacchi, la situazione in Europa sta peggiorando, tanto che secondo un’indagine della Commissione Europea pubblicata nel 2019, la maggior parte degli intervistati ha dichiarato che l’antisemitismo è un problema attuale nei loro Paesi e in alcuni casi che sia cresciuto negli ultimi anni.

L’apartheid è un altro esempio, ma attenzione, perché la discriminazione che contrappone le popolazioni bianche a quelle di colore non è un capitolo chiuso con la liberazione di Nelson Mandela. È una forma di razzismo che, esattamente come l’antisemitismo, è ancora oggi presente nelle più varie sfumature.

Il razzismo della società odierna non è quello dell’epoca coloniale, non è neanche quello dell’organizzazione del Ku Klux Klan, ma è una discriminazione facilmente ritrovabile quando si parla di migranti o rifugiati. Il razzismo della società odierna si camuffa spesso, perché sa che non dovrebbe esistere più, ma c’è e si fa sentire ancora. E fa male.

Il razzismo che il mondo deve affrontare oggi è di tipo culturale. Questo significa che, senza teorie pseudoscientifiche delle razze alle proprie spalle, l’essere umano razzista nel 2020 è un essere umano spaventato da una cultura diversa dalla propria. Il problema non è necessariamente il colore della pelle o la religione, ma una cultura sconosciuta, che arriva da lontano o semplicemente “straniera” lo terrorizza. Il razzismo di oggi è pericoloso tanto (se non di più) di quello del Novecento e alimentato da un nazionalismo potente (e crescente) può esplodere nel peggiore dei modi.

Il razzismo, la xenofobia e l’intolleranza sono stati alla base degli episodi più tragici nella storia dell’umanità e ancora oggi sono la scintilla e il pretesto delle più gravi violazioni dei diritti umani. Essi rappresentano il principale ostacolo nel progresso dell’umanità verso la pace e lo sviluppo. Le discriminazioni e i crimini d’odio sono diffusi in tutte le società. Fomentate dalla paura sociale si rivolgono ai migranti, ai rifugiati e ai popoli di discendenza africana. Ma non solo. La nostra società non ha ancora gli strumenti per valorizzare la diversità. Molto resta da fare per giungere a una reale coesione sociale, al rifiuto di tutte le forme di conflitto e in particolare di quelle compiute in nome di una razza o di un modello culturale e religioso.

Per questo il 21 marzo come tutti i giorni dobbiamo ricordare che le razze non esistono. Dobbiamo ricordare quanti innocenti sono stati condannati a vivere segregati o morire assassinati, dobbiamo combattere ogni forma di razzismo che incontriamo e impegnarci a cambiare la storia. Dobbiamo “tracciare la strada dentro al cuore degli altri” e ricordarci che tutta la nostra specie è un’unica specie, un grande popolo di esseri umani.

FONTI

https://www.onuitalia.it

https://www.un.org

https://itwikipedia.org

https://ec.europa.eu

CREDITS

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